Il comunicato congiunto ANPI-UCEI segna una ricomposizione con le Comunità ebraiche, ma scatena enormi perplessità perché elude la questione fondamentale del nostro tempo: la tragedia del popolo palestinese e le gravissime responsabilità del governo israeliano.
Ogni tentativo di ricucitura rischia di apparire privo di coerenza se non si accompagna a una irrinunciabile ed inequivocabile condanna delle operazioni militari condotte nella Striscia di Gaza, che hanno provocato un numero impressionante di vittime civili, di bambini e bambine, la distruzione sistematica di città, ospedali, scuole e infrastrutture essenziali, la fame come arma di guerra e una catastrofe umanitaria senza precedenti.
Non è un caso che autorevoli organismi internazionali, numerosi esperti delle Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie abbiano denunciato la possibile configurabilità del crimine di genocidio, questione oggi sottoposta all’esame della Corte internazionale di giustizia.
Di fronte a un’accusa di tale gravità non è accettabile il silenzio.
L’antifascismo non può essere selettivo.
La memoria della Resistenza perde la propria forza morale se non diventa capacità di riconoscere e denunciare ogni forma di oppressione, di occupazione, di punizione collettiva e di violazione del diritto internazionale, ovunque esse si manifestino e da chiunque siano perpetrate.
La lotta contro l’antisemitismo resta un dovere irrinunciabile e non può conoscere esitazioni. Proprio per questo rifiutiamo ogni tentativo di identificare la critica alle politiche del governo israeliano con l’ostilità verso il popolo ebraico. Sono due piani distinti che devono rimanere tali.
Riteniamo pertanto che qualsiasi percorso di dialogo con le rappresentanze delle comunità ebraiche italiane non possa prescindere da un’ assunzione di responsabilità morale e politica: il riconoscimento delle immani sofferenze inflitte al popolo palestinese, la condanna delle politiche del governo israeliano che le hanno determinate e l’impegno per l’immediato cessate il fuoco, la liberazione di tutti gli ostaggi e il pieno rispetto del diritto internazionale.
Non si costruisce una pace giusta rimuovendo le responsabilità o chiedendo di tacere davanti all’ingiustizia. La pace nasce dalla verità, dalla giustizia e dalla difesa universale dei diritti umani. Senza questi presupposti, ogni ricomposizione rischia di essere soltanto un gesto simbolico, inefficace risposta alla tragedia che si consuma ogni giorno a Gaza.
Segreteria provinciale Anpi di Ascoli Piceno

