Pastasciutta antifascista

19 luglio 2021 Nessun commento »

Il 25 luglio del 1943, a seguito della riunione del Gran Consiglio del Fascismo, Mussolini viene destituito e arrestato. Dopo 21 anni terminava il governo del Partito Fascista. Il Re designò il Maresciallo dell’esercito Pietro Badoglio come nuovo capo del governo.
Nonostante la caduta del Fascismo, la guerra continuava a fianco dei tedeschi: nei giorni successivi l’arresto vi furono numerose sollevazioni popolari; il 28 luglio, a Reggio Emilia, i soldati spararono contro gli operai delle Officine Reggiane facendo 9 morti.
I Cervi non vennero immediatamente a conoscenza della notizia della caduta di Mussolini perché impegnati nei campi, ma fu sulla via del ritorno a casa che incontrarono numerose persone in festa.
Sebbene sapessero che la guerra non era davvero terminata, decisero di festeggiare comunque l’evento, un momento di pace dopo 21 anni di dittatura fascista. Si procurarono la farina, presero a credito burro e formaggio dal caseificio e prepararono chili e chili di pasta.
Una volta che questa fu pronta, caricarono il carro e la portarono in piazza a Campegine pronti a distribuirla alla gente del paese. Fu una festa in piena regola, un giorno di gioia in mezzo alle preoccupazioni per la guerra ancora in corso: anche un ragazzo con indosso una camicia nera (forse era l’ultima rimasta?) fu invitato da Aldo a unirsi e a mangiare il suo piatto di pasta.
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18 giugno, picchetto d’onore ai Partigiani piceni

19 giugno 2021 Nessun commento »

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Donghi e Di Cola, vittime innocenti della barbarie nazista

18 giugno 2021 Nessun commento »

Il 15 giugno 1944 Giuseppe Donghi era intento al suo lavoro di guardia canale mentre altri civili erano occupati a recuperare della merce rovesciatasi da un furgoncino sulla via Salaria. Passò un sidecar con due tedeschi e, forse pensando si trattasse di partigiani – ma in effetti non lo erano – fermò con le armi spianate quattro di quelle persone tra cui il Donghi e il Di Cola. Dopo aver percorso sulla Salaria diverse centinaia di metri, senza motivo, scaricarono su di loro raffiche di mitra. Due degli sfortunati si salvarono buttandosi a capofitto verso il fiume, Donghi – che era alto e grosso – fu colpito al petto e morì immediatamente. Di Cola invece ferito gravemente, forse alle gambe e all’addome fu sentito gridare di dolore per diverso tempo. Ma nessuno ebbe il coraggio di avvicinarsi, finché non morì anche lui. Questa era la logica dei nazisti in ritirata scomposta verso la Germania: uccidere anche senza alcun motivo.

Per commemorare questa ennesima strage di vittime innocenti, anche quest’anno l’Anpi ha reso onore ai caduti di Favalanciata presso il cippo che li ricorda.
Alla cerimonia erano presenti le rappresentanze del Comuni di Acquasanta Terme e di Arquata del Tronto, con i rispettivi gonfaloni.

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18 giugno 1944 – 18 giugno 2021, insieme all’Anpi un vasto fronte antifascista celebra la Liberazione della Città nel ricordo del sacrificio dei Patrioti piceni.

16 giugno 2021 Nessun commento »

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Le vittime dei nazisti fucilate sotto la grande quercia di Castignano

16 giugno 2021 Nessun commento »

Questa mattina una delegazione dell’ANPI provinciale si è recata a Castignano (AP) per commemorare il sacrificio degli ostaggi fucilati dai tedeschi in ritirata il 16 giugno del 1944. FC41E214-8ED7-4142-AE2A-3E443711BD1C

Molto spesso, a ricordare i fatti e i misfatti degli uomini, anche quando l’ultimo dei testimoni viventi è scomparso, resta un altro genere di creature, viventi anch’esse, ma non dotate di linguaggio, almeno non quello che siamo abituati a discernere con le nostre comuni facoltà intellettuali: sono gli alberi che, al contrario dell’uomo, possono tramandare anche per molti secoli la memoria di ciò che hanno visto.
Uno di questi, è una grande e maestosa quercia, radicata in contrada Monte, comune di Castignano (AP).
La pianta non raggiunge le dimensioni paradossali di alcune sue simili, essendo dotata di fusto di “soli” m. 3,52 di circonferenza, sormontato da un’interessante chioma di 20 metri di diametro; ma dove non arrivano le dimensioni, suppliscono una figura esteticamente molto apprezzabile, e soprattutto le storie, non tutte belle, ma sicuramente importanti, che essa è in grado di raccontare. 96307F96-9101-40CA-AB6D-F67EF384DFCB
Vi si arriva agevolmente da Castignano, prendendo la strada per Ascoli Piceno. Allorché si giunge al bivio per Capradosso, la Quercia ci si para davanti, proprio in mezzo al bivio.
Proprietaria della pianta, è da sempre la famiglia Villa, residente sul luogo ma, a seguito di vari ampliamenti della sede stradale, forse oggi essa entra nella fascia di pertinenza della Provincia.
La pianta, al di là dei tragici episodi di cui è stata testimone, è stata una presenza importante nella vita delle varie generazioni dei Villa, che l’hanno sempre considerata quasi come un membro della famiglia. 2AAC3D21-3CD4-4B65-A738-C36A624B4BF0
La forma del primo palco di rami è curiosa e molto caratteristica, assomigliando a un candelabro. Proprio sopra i bracci di questo candelabro, veniva in passato collocata la “fascinara”, vale a dire una catasta di fascine di legna. La collocazione in quel posto aveva la funzione di favorire l’essiccazione della legna stessa e renderla presto utilizzabile nel camino di casa.DDCCC1AF-5A33-4A10-BC9E-768B65E0142C
C’era, tuttavia, una seconda ragione, recondita e inconfessata. La legna era, nei tempi passati, l’unica risorsa energetica, per riscaldarsi e per cucinare; pertanto, doveva bastare per tutto l’anno, fino a quando, cioè, non si rendeva disponibile quella proveniente dalle potature dell’anno successivo. Il fatto che la catasta fosse collocata in un posto così difficile da raggiungere, se non con l’uso di una pericolosa scala a pioli, era un incentivo a fare economia, e a far durare quanto più possibile le fascine, una volta prelevate.
Secondo quanto asseriva Francesco Villa, combattente della Prima Guerra Mondiale, deceduto nel 1961, la pianta era già esistente, e di belle dimensioni, all’epoca della sua fanciullezza. Sommando il secolo trascorso dall’infanzia di Francesco, all’età che avrebbe potuto avere una quercia già grande, non si va lontani dal vero se le si attribuiscono due secoli di vita.
Sotto l’ombra della Quercia, un monumento commemorativo invita a tacere e riflettere. Fu proprio in quel punto che avvenne l’episodio più tragico fra tutti quelli cui la pianta dovette assistere nel corso della sua bisecolare esistenza.
Dei numerosi, tragici episodi legati alle lotte della Resistenza e alle susseguenti sanguinose rappresaglie nazifasciste, alcuni oggi vengono ampiamente e giustamente ricordati con grandiosi monumenti commemorativi e annuali cerimonie di richiamo (per ricordare qualche nome: Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Fosse Ardeatine, Boves…). Altri, la maggior parte purtroppo, sono rimasti quasi sconosciuti e, con la scomparsa degli ultimi testimoni corrono il rischio di venire del tutto dimenticati.
Uno di questi episodi “minori”, avvenne, appunto, in località Monte, comune di Castignano.
Era il 16 giugno 1944. Proprio in quei giorni, nel corso di un’azione partigiana, era stato ucciso un soldato tedesco e, come consuetudine e prassi, sulla base degli ordini impartiti da Hitler,il comandante tedesco avrebbe dovuto uccidere dieci italiani per ogni tedesco.
Effettuato il rastrellamento e catturati i primi quattro italiani capitati a tiro, li fece condurre proprio sotto la Quercia, dove vennero fucilati. 17A9497B-E5DB-4A3C-B783-DDDE97BC5DD3
Per tutti e quattro, è facile e triste immaginarlo, la grande chioma della Quercia, che li avvolgeva con il suo abbraccio materno, fu l’ultima immagine che i loro occhi videro, prima del buio della morte.
Due dei quattro, appartenevano alla famiglia Villa ed uno, Giuseppe, era proprio il fratello di Francesco.
Qualche anno dopo, il 18 maggio del 1950, al termine dell’annuale festa di san Gabriele dell’Addolorata, patrono del luogo, il signor Francesco, che faceva parte del comitato dei “festaroli”, si accorse che erano avanzati dei soldi con i quali egli propose, e ottenne, che venisse eretto, nello stesso punto in cui erano cadute, il monumento a ricordo delle vittime, i cui nomi e i cui volti possono essere letti e conosciuti su una parete dello stesso.