12 settembre 1943 – Ascoli Piceno, città della Resistenza Oggi Ascoli Anpi , (presenti autorità civili e militari alla cerimonia) ha ricordato una pagina fondamentale della storia della nostra città. Il 12 settembre 1943, ad Ascoli Piceno, cittadini, militari e patrioti si opposero all’occupazione nazifascista, dando vita a una delle prime insurrezioni organizzate dell’Italia occupata. Ricordare quei fatti significa rendere omaggio a chi scelse di difendere la libertà, la dignità e la democrazia, valori che ancora oggi costituiscono le fondamenta della nostra Repubblica. La cerimonia di oggi non è soltanto memoria del passato: è un impegno per il presente e per il futuro, affinché il sacrificio di chi ci ha preceduto continui a parlare alle nuove generazioni. Ascoli Piceno, Medaglia d’Oro al Valor Militare per attività partigiana, non dimentica.
SI RIPARTE DAL 12 SETTEMBRE, COME RIPARTÌ LA CITTÀ DI ASCOLI, IL 12 SETTEMBRE 1943, PER RISCATTARE LA DIGNITÀ DEL POPOLO ITALIANO INFANGATA DAL FASCISMO.
L’Anpi provinciale di Ascoli Piceno, insieme alle associazioni d’arma, alle istituzioni civili, militari e religiose, celebra il prossimo 12 settembre, alle ore 9,30, presso il sottopasso ferroviario in via SS. Filippo e Giacomo, l’83° anniversario degli scontri che, il 12 settembre 1943, videro gli avieri di stanza alle Casermette e i primi nuclei di resistenti opporsi con coraggio alle truppe tedesche. In quelle ore concitate, all’indomani dell’armistizio, Ascoli fu tra le prime città italiane a insorgere contro l’occupazione nazista, dando vita a una delle pagine più significative della Resistenza marchigiana. Grazie al coraggio dei giovani avieri, affiancati dai partigiani e dai civili in armi, la città vide la sconfitta delle truppe tedesche, che si arresero dopo aver subito pesanti perdite di uomini e mezzi. L’episodio aprì la strada alla formazione della brigata partigiana di Colle San Marco che, nei giorni successivi, avrebbero combattuto sulle montagne circostanti. La cerimonia di commemorazione si aprirà con la deposizione di una corona ai piedi della lapide dedicata ai quattro avieri caduti: Gaetano Barrile, Antonio D’Urso, Giuseppe Faienza e Giovanni Verbale, tutti decorati con Medaglia d’Argento al Valor Militare. A seguire, analoga deposizione avrà luogo in corso V. Emanuele, presso la ex caserma Vecchi, adiacente alla chiesa del Carmine, presso le lapidi di Concetta Cafini, 23 anni, e di Adriano Cinelli, di soli 17 anni, caduti negli scontri e infine presso l’ex Distretto militare in corso Mazzini, per ricordare i militari Leone Lepore e Luciano Albanesi, caduti in combattimento. Ricordare il 12 settembre 1943 significa riaffermare i valori di libertà, democrazia e giustizia che furono alla base della Resistenza e che oggi costituiscono il fondamento della nostra Repubblica. La cittadinanza è invitata a partecipare alla cerimonia per rendere omaggio a quanti, con il loro sacrificio, hanno consegnato alle generazioni future un’Italia libera e democratica.
È stata questa la risposta data dal Generale di Corpo d’Armata, Carmine Masiello, alla improvvida affermazione di Gianni Alemanno, il quale, reduce dalle patrie galere, aveva millantato che una formazione dell’esercito italiano, la Folgore, era espressione, o meglio, “la quintessenza della destra” nazionale. Il Generale Masiello, nel corso della cerimonia svoltasi ad Ascoli Piceno, presso la Caserma Emidio Clementi, in occasione del Giuramento Solenne dei Volontari in Ferma iniziale del primo blocco 2026, ha orgogliosamente ricordato che l’Esercito italiano è un’istituzione che affonda le sue radici nella Costituzione, frutto della Resistenza al nazifascismo, che vide milioni di uomini e donne, militari e civili, combattere per restituire la dignità alla nazione. Come Anpi provinciale, presenti alla cerimonia del Giuramento con il nostro medagliere, non possiamo non condividere le parole del Gen. Masiello e confidare nel credo costituzionale delle FF.AA.
Il comunicato congiunto ANPI-UCEI segna una ricomposizione con le Comunità ebraiche, ma scatena enormi perplessità perché elude la questione fondamentale del nostro tempo: la tragedia del popolo palestinese e le gravissime responsabilità del governo israeliano.
Ogni tentativo di ricucitura rischia di apparire privo di coerenza se non si accompagna a una irrinunciabile ed inequivocabile condanna delle operazioni militari condotte nella Striscia di Gaza, che hanno provocato un numero impressionante di vittime civili, di bambini e bambine, la distruzione sistematica di città, ospedali, scuole e infrastrutture essenziali, la fame come arma di guerra e una catastrofe umanitaria senza precedenti.
Non è un caso che autorevoli organismi internazionali, numerosi esperti delle Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie abbiano denunciato la possibile configurabilità del crimine di genocidio, questione oggi sottoposta all’esame della Corte internazionale di giustizia. Di fronte a un’accusa di tale gravità non è accettabile il silenzio. L’antifascismo non può essere selettivo. La memoria della Resistenza perde la propria forza morale se non diventa capacità di riconoscere e denunciare ogni forma di oppressione, di occupazione, di punizione collettiva e di violazione del diritto internazionale, ovunque esse si manifestino e da chiunque siano perpetrate.
La lotta contro l’antisemitismo resta un dovere irrinunciabile e non può conoscere esitazioni. Proprio per questo rifiutiamo ogni tentativo di identificare la critica alle politiche del governo israeliano con l’ostilità verso il popolo ebraico. Sono due piani distinti che devono rimanere tali.
Riteniamo pertanto che qualsiasi percorso di dialogo con le rappresentanze delle comunità ebraiche italiane non possa prescindere da un’ assunzione di responsabilità morale e politica: il riconoscimento delle immani sofferenze inflitte al popolo palestinese, la condanna delle politiche del governo israeliano che le hanno determinate e l’impegno per l’immediato cessate il fuoco, la liberazione di tutti gli ostaggi e il pieno rispetto del diritto internazionale.
Non si costruisce una pace giusta rimuovendo le responsabilità o chiedendo di tacere davanti all’ingiustizia. La pace nasce dalla verità, dalla giustizia e dalla difesa universale dei diritti umani. Senza questi presupposti, ogni ricomposizione rischia di essere soltanto un gesto simbolico, inefficace risposta alla tragedia che si consuma ogni giorno a Gaza.
Comunicato stampa alla redazione locale de Il resto del carlino.
In merito all’articolo pubblicato dal vostro giornale, l’ANPI ribadisce la propria più totale estraneità alle questioni interne del Circolo del Partito Democratico di Castel di Lama.
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia non intende essere coinvolta in polemiche che riguardano esclusivamente i rapporti e le dinamiche di un partito politico. Invitiamo pertanto chiunque a non tirare per la giacchetta l’ANPI per sostenere tesi o alimentare controversie che non ci appartengono.
Rileviamo inoltre come il titolo dell’articolo risulti del tutto fuorviante e non trovi alcun riscontro nel contenuto del testo, nel quale non emerge alcun presunto “attacco” dell’ANPI al Partito Democratico o ai suoi esponenti.
L’ANPI continuerà a svolgere il proprio ruolo nel pieno rispetto della propria autonomia, promuovendo la memoria della Resistenza, i valori della Costituzione e dell’antifascismo, senza lasciarsi trascinare in dispute che esulano dalla propria missione associativa.