Archivio per ‘Iniziative’ categoria

Materiali resistenti

2 marzo 2021

Oltre alla possibilità di iscriversi o rinnovare la tessera ANPI, mediante versamento della quota con bonifico bancario, sono disponibili alcuni preziosi documenti sull’antifascismo: in primo luogo il libro di Sergio Bugiardini, “La città e il colle”, opera indiscussa sulle vicende della Resistenza nell’ascolano, basata su fonti storiche dirette; “La banda di Colle San Marco”, grafich novel sui primi eroici avvenimenti della Resistenza ascolana, dagli scontri alle Casermette del settembre ‘43 alla battaglia di Colle San Marco del 3 ottobre dello stesso anno; il recentissimo DVD, curato dal nostro infaticabile e insostituibile Marco Morganti, sui fatti, i luoghi e le pietre che parlano di Resistenza nell’ascolano; il fazzoletto dell’ANPI, unico vero efficace antidoto contro il virus del “puzzone fascista”.FAEA68A5-86FA-4567-91EF-FB41EE2A99E2
Il libro di Bugiardini è acquistabile al pezzo di 20,00 euro (sconto del 50% sul prezzo di copertina); la graphic novel costa solo 10,00 euro; il DVD a 5 euro, il fazzoletto dell’ANPI sempre a 5 euro.

Per chi volesse, il versamento può essere effettuato tramite bonifico bancario: il nostro IBAN è il seguente: IT 61Q030 6913 5061 0000 0001 820 intestato a ANPI PROVINCIALE DI ASCOLI PICENO, dandone comunicazione tramite email all’indirizzo anpiascoli@gmail.com

Riceverete a casa quanto ordinato.

Al via il tesseramento 2021

18 febbraio 2021

TESSERAMENTO 2021
L’ANPI si riconosce nella Costituzione e ne condivide i valori ispiratori. La rispetta come la legge fondamentale del nostro paese e, come tale, i suoi articoli devono ispirare tutte le altre nostre leggi. I principi costituzionali vengono dal pensiero democratico europeo, dall’antifascismo, dalla Resistenza che li ha scritti con la lotta e il sacrificio dei suoi martiri. L’ANPI considera la Costituzione il fondamento di un moderno stato democratico sociale.
L’ANPI è per la pace tra i popoli e s’impegna insieme a partiti, sindacati, associazioni, amministrazioni locali, Parlamento e Governo affinché questo obiettivo venga raggiunto nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione.
L’ANPI è di tutti i democratici antifascisti. Nel corso degli anni i giovani vi hanno aderito in gran numero e oggi rappresentano la maggior parte degli iscritti. Anche lo statuto dell’ANPI è stato modificato in questo senso e chi non ha fatto la Resistenza per motivi di età, ma ne condivide gli ideali e i valori, può ricoprire ruoli di dirigenza.
GENERAZIONE DOPO GENERAZIONE GLI STESSI VALORI 67A87CC1-3A7C-4644-87AB-5A1DA24F1828
ISCRIVERSI ALL’ANPI è per non dimenticare che la Resistenza è alla base della vita democratica del nostro paese e perché quei principi e quei valori, sostenuti e affermati dalle partigiane e dai partigiani, non invecchiano mai e sono sempre da sostenere per vivere in uno stato democratico, civile e che si batte per la pace tra i popoli.
Iscriversi all’ANPI è scegliere di sostenere attivamente quei valori, alla cui difesa e affermazione si può dare un contributo fattivo di crescita e impegno ed è anche condivisione e scambio tra diverse generazioni ed esperienze di antifascisti, quindi è importante che l’iscrizione sia alla sede ANPI più vicina al luogo di residenza.
Nella nostra provincia, oltre alla sezione del capoluogo, in piazza Fausto Simonetti (Palazzo della Provincia), sono attive le sezioni di San Benedetto del Tronto, Offida, Acquasanta Terme e Comunanza.
Per chi volesse effettuare il versamento per associarsi o rinnovare la tessera tramite bonifico bancario il nostro IBAN è il seguente: IT 61Q030 6913 5061 0000 0001 820 intestato a ANPI PROVINCIALE DI ASCOLI PICENO, dandone comunicazione tramite email all’indirizzo anpiascoli@gmail.com . Provvederemo a spedirvi la tessera a casa.
Il contributo per la tessera è pari ad euro 15,00 (quota ordinaria), euro 20,00 (quota sostenitore), euro 10,00 (quota ridotta per studenti).
È anche disponibile un interessante documento sui fatti, i luoghi e le pietre che parlano della Resistenza nell’ascolano. Il DVD realizzato da Marco Morganti, è il frutto di un minuzioso lavoro di raccolta, di studio e di recupero della memoria partigiana.
Aspettiamo le vostre adesioni.

Il Presidente provinciale
Pietro Perini

Firmiamo contro il fascismo!

14 gennaio 2021

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La celebrazione del 3 ottobre 1943 nelle parole del Presidente provinciale dell’Anpi Pietro Perini

3 ottobre 2020

Alla presenza delle autorità civili e militari, convenute sul Colle San Marco per rendere omaggio alla memoria degli eroici Partigiani ascolani caduti con le armi in pugno nello scontro con le preponderanti forza nazifasciste, il nostro Pietro Perini, Presidente provinciale dell’Anpi, ha ricordato, con belle e semplici parole, il supremo sacrificio dei giovani eroi, a cui chiedere scusa per il triste epilogo politico della nostra regione.
Riproduciamo il testo del suo intervento.

Buongiorno, a nome dell’ANPI Provinciale porgo il benvenuto a tutti i presenti, alle autorità civili, militari, religiose e a tutte le associazioni combattentistiche.
Un saluto al nostro Sindaco cui vanno gli auguri dell’ANPI Provinciale per una pronta guarigione.
Oggi non siamo tutti, tra di noi, per la prima volta, non c’è più il faccione sorridente del nostro caro Luigino Nespeca. Ci manca oggi come ci mancherà per sempre.149BF29A-AD0D-4D5B-A3FB-8729428B00FC
Sono felice di scorgere i volti delle persone che desideravo vedere, non saluto nessuno in particolare, volutamente. Perché non voglio identificare la vostra presenza come rappresentanza di una forza politica bensì come dovrebbe recitare il primo punto dell’ordine del giorno di questo 3 ottobre: per prima cosa siamo tutti antifascisti.
Nei giorni scorsi mi sono chiesto spesso: ma che andiamo a fare a San Marco? E’ il 3 Ottobre! E allora? Quante volte siamo saliti quassù! Il 3 Ottobre, il 25 Aprile! Io ho sempre pensato che venire fin qui, in queste date, significasse immergersi, almeno per qualche istante, in un momento di riflessione, per capire che cosa animò questi nostri Partigiani, che cosa li spinse a lottare fino all’estremo sacrificio, quanto costò renderci Liberi, quanto costò fare dell’Italia una nazione Democratica, quale fu l’inchiostro usato per scrivere la nostra Costituzione!
Invece mi accorgo che ogni volta, siamo venuti fin qui con lo stesso spirito con cui andiamo al Cimitero a trovare i nostri cari: bisogna farlo, è una consuetudine, non sta bene, anche per gli altri: che brutta cosa quella tomba senza un fiore. Ma anche in quelle occasioni, davanti a quelle tombe, quel famoso momento di riflessione non scatta: nella nostra mente non riaffiorano gli insegnamenti ricevuti da chi non c’è più, non cerchiamo di fare un mini esame di coscienza per capire se i nostri comportamenti ricalcano quegli insegnamenti. Un bacio tirato con la mano e … ci vediamo la prossima volta!
Io comunque oggi, un motivo per venire quassù l’ho trovato: io sono venuto a chiedere scusa!
Caro Babbo, caro William, caro Narciso, caro Serafino, caro Alessandro, caro Adriano, cari tutti voi Partigiani di Colle San Marco e di tutte le Marche, io vi chiedo scusa.84A41B6D-FE5E-4A95-AF3C-93A21B2D0667
Vi chiedo scusa perché vi abbiamo assassinato una seconda volta, vi chiedo scusa perché stiamo uccidendo la nostra Democrazia, vi chiedo scusa perché stiamo uccidendo la nostra Libertà, vi chiedo scusa per non aver seguito i vostri insegnamenti, vi chiedo scusa per non aver fatto come faceste voi che capiste subito che solo l’unità poteva sconfiggere un nemico molto più forte ma vi chiedo scusa soprattutto per aver fatto in modo che un fascista abbia messo le mani sulla vostra terra.
La cosa che mi lascia più allibito è che ora, dopo la catastrofe, sento parlare di analisi del voto, che bisogna capire dove abbiamo sbagliato, che cosa abbiamo sbagliato, di chi è la colpa. Ma le risposte a queste domande si danno in trenta secondi! Inutile nascondersi dietro il famoso dito! Cosa abbiamo sbagliato? Tutto. Dove abbiamo sbagliato? Ovunque. Chi ha sbagliato? Tutti. Continuiamo a leccarci delle ferite che non ci siamo fatte 15 giorni fa. Esse sono vecchie di anni e non siamo mai stati capaci di guarirle.
Vorrei proprio vedere, se per un attimo comparissero i vari Cinelli, Cellini, Panichi, Galiè, Scalabroni, mio padre Spartaco, chi di noi avrebbe il coraggio di guardarli negli occhi!

Vedete, noi abbiamo fatto l’errore di pensare alla gente semplicemente come una moltitudine di persone, abbiamo parlato al loro cervello e con promesse e belle parole abbiamo pensato di poter manipolare le loro menti ma ci siamo dimenticati che la gente ha anche un cuore e che è proprio il cuore che genera sentimenti e permette di farti capire se un’altra persona ti vuole bene e se di questa persona ti puoi fidare. Noi non abbiamo saputo parlare a questi cuori.
E pensare che prima di iniziare ad occuparci solo dei nostri interessi, eravamo bravissimi nel parlare ai cuori delle persone. Ci stavano a cuore i loro problemi e ci sapevamo battere per i loro diritti, di quelli dei lavoratori e anche di quelli che un lavoro non l’avevano, stavamo in mezzo a loro, li incontravamo per strada e parlavamo con tutti. Per strada vendevamo anche i nostri giornali: uno di questi si chiamava l’Unità, guarda caso! Non pensate sia ora di riprendersi quelle strade, di tornare ad ascoltare e a parlare con quella gente!?77C6E277-25C7-4279-93F6-67627E027923
Che fare allora? Penso che la cosa migliore da fare sia tirare una bella linea, tirare quella famosa somma che implacabilmente porterà zero e ricominciare, nel vero senso della parola, da questo zero.
Tutto ciò che la gente vuole sentirsi dire, che potrà finalmente aprire il suo cuore, che la spingerà di nuovo a fidarsi, è già tutto scritto. Vogliamo fare in modo di realizzarlo una buona volta? Si chiama Costituzione.
Andiamoci a leggere la nostra Costituzione ed immaginiamo una Nazione che rispetti quello che vi è scritto: sarebbe il Paese più bello e felice del Mondo. Certo, non è un compito facile ma è un’arma potente con la quale possiamo ricominciare. Finora, al contrario, abbiamo pensato addirittura che fosse di intralcio alle nostre manovre, al nostro modo di fare politica e la via d’uscita è stata: cambiamola! Già cambiarla piuttosto che attuarla! A metterla in pratica non ci abbiamo mai provato, nessuno ci ha mai provato, è ora di farlo! La prova è sotto gli occhi di tutti: se avessimo applicato la nostra Costituzione un fascista che partecipa alla rievocazione della Marcia su Roma, non si sarebbe potuto nemmeno candidare.6A9BDC60-540C-4EB1-B5A0-FDA104593780
Per farlo ci vogliono passione, onestà, rettitudine e un pensiero costante ai nostri figli e alle generazioni future verso le quali siamo obbligati a fare in modo di consegnare intatti gli stessi doni che ci fecero i nostri Partigiani. Ma per farlo dobbiamo anche sempre tenere a mente il nostro passato, le nostre radici che affondano nella Resistenza, generatrice proprio della nostra Costituzione, perché vedete l’inchiostro usato per scriverla è stato il sangue della nostra gente, delle nostre Partigiane, dei nostri Partigiani e dei nostri militari. E allora ricominciamo. Ricominciamo da zero, ricominciamo da oggi, perché Colle San Marco è il miglior posto per ricominciare.

3 ottobre 1943. A Colle San Marco gli eroici eventi della Resistenza ascolana

29 settembre 2020

A pochi chilometri da Ascoli Piceno si trova la frazione di Colle San Marco, baluardo naturale che controlla la via Salaria e la via Adriatica. Tenuto da truppe munite di mezzi adatti, esso sarebbe potuto diventare una fortezza inespugnabile e per questo sul Colle si diressero i giovani antifascisti ascolani, il 13 settembre 1943, dopo gli scontri in città. La sera precedente, il sottotenente degli alpini Spartaco Perini insieme a noti antifascisti si riunirono e stabilirono di proseguire la lotta appena iniziata ad Ascoli, proprio sul San Marco. La voce si diffuse, e la mattina seguente la 82DF1092-4795-4361-8360-A7D48B477DB6

zona cominciò a riempiersi di soldati e civili. Probabilmente ci si illudeva che sarebbe stato impossibile prendere Ascoli senza prima prendere quel colle. Solo che quei soldati, male armati e male organizzati, non erano certamente idonei a difendere né la montagna né la città e così nel corso della notte si sbandarono, sciolsero le fila e alcuni tornarono a casa, altri provarono a raggiungere il sud Italia. 

Dal 14 settembre Perini iniziò ad organizzare il nucleo di uomini rimasti, raccogliendo materiali e armi abbandonati dai soldati. La sera del 16 settembre si recò sul San Marco il cap. Tullio Piconi che con Perini assunse il comando di questo nucleo centrale di futuri partigiani, che non superò mai i 50 uomini. Oltre a loro, con il passar dei giorni, giunsero sul Colle anche molti ex prigionieri alleati, fuggiti dai campi di concentramento. Presto il San Marco divenne il rifugio di tutti, creando a Perini e agli altri ufficiali problemi di sussistenza e di assistenza: erano necessari vestiti, tende, coperte, ma anche ordine e disciplina. Si formò così un comitato cittadino di antifascisti e tra la città e il Colle si venne a creare una certa collaborazione.

Il 22 settembre, su richiesta dei partigiani di Bosco Martese, gli uomini del San Marco fecero saltare in aria il ponte di Castel Trosino. L’artificiere sarà fucilato dai tedeschi il 5 ottobre. Il 23 settembre Perini rapì un noto “ras” locale e si rifiutò poi di liberare il prigioniero, su richiesta dei membri del Comitato Civico. La sera del 29 settembre i tedeschi avevano condotto a termine l’azione contro gli uomini di Bosco Martese, località ai confini tra le provincie di Ascoli e Teramo, e non c’era motivo di dubitare che, prima o poi, si sarebbero rivolti anche contro il Colle.53465448-C51B-4D34-8AA0-31DE95649091

Nel pomeriggio del 2 ottobre, nei pressi di Porta Cartara, ci fu uno scontro tra alcuni ragazzi del San Marco edei soldati nazisti. Durante la notte si susseguirono notizie allarmanti su un’imminente azione di accerchiamento che i tedeschi stavano intraprendendo: ≪Io ero appena una ragazzina e abitavo a Carpineto, dove vidi il passaggio dei tedeschi che andavano ad attaccare il San Marco – ricorda Gina Vagnoni. La notte del 2 ottobre passarono, infatti, diverse colonne di camion tedeschi lungo la strada, mentre il giorno successivo tutto il paese fu invaso da gruppi di soldati che, a piedi, si dirigevano verso la montagna≫ (Battistini, Di Sante 2003, p.69). In effetti una camionetta tedesca con mitragliera aveva cominciato a battere la campagna nel tardo pomeriggio per poi fermarsi con il sopraggiungere del buio. Durante la notte giunsero notevoli rinforzi e vennero piazzate artiglierie naziste lungo i colli dai quali si poteva colpire facilmente il San Marco, facendo cadere il presupposto tattico dei partigiani.

All’alba del 3 ottobre un intero battaglione di esperti paracadutisti della divisione Herman Goering attaccarono il rifugio di San Giacomo e circondarono il Colle. Iniziò una cruenta battaglia che fu interrotta da un provvidenziale terremoto intorno alle dieci della mattina. Ma lo spavento dovuto all’evento sismico durò poco e già prima di sera ricominciarono i combattimenti. Molti partigiani ne avevano approfittato per fuggire, quelli che erano rimasti combatterono e resistettero finché poterono, poi si ritirarono di fronte all’offensiva tedesca. I due capitani e una trentina di uomini raggiunsero il versante abruzzese. Alle Rocce e alle Vene Rosse, gruppi isolati si difesero strenuamente prima di essere catturati e condotti al Forte Malatesta. Da lì, il giorno successivo, furono trasferiti in un campo di concentramento di Spoleto, per poi essere deportati in Germania. Serafino Ficerai, uno dei primi ad unirsi alla banda, si salvò miracolosamente gettandosi in un burrone: ≪Era un inferno: le bombe riducevano in polvere le rocce delle Vene Rosse e la terra intorno a noi tremava come se fosse scossa da un terremoto. Mano a mano, vedevamo il loro tiro farsi più accurato e il cielo sopra di noi segnarci di razzi rossi e verdi, lanciati per segnalare la nostra posizione agli artiglieri. Intanto, il gruppo che ci aveva sparato per primo, stava avanzando velocemente verso di noi ed era ormai così vicino che giungemmo a lanciargli contro le nostre bombe a mano. Era la fine: inchiodati dietro il riparo di sacchi di sabbia, decidemmo di giocare l’ultima nostra carta. Ci lanciammo allo scoperto buttandoci giù da un burrone. Tra rovi, cespugli e alberi, rotolammo per circa venti metri e ci andò bene≫ (Battistini, Di Sante 2003, p.69).F81F8F73-8545-4130-A99A-53DAE991434F

Il 5 ottobre i tedeschi fucilarono sedici prigionieri. Complessivamente nell’attacco al Colle San Marco caddero una trentina di uomini. Nella sera si ricostituì in città una locale federazione fascista.

Per non dimenticare, negli ultimi anni è stato progettato un Sentiero della Memoria seguendo il quale si possono ripercorre tutti i luoghi della battaglia. Si parte dal Pianoro di Colle San Marco, dove c’è il monumento dedicato a quanti persero la vita tra il settembre e l’ottobre 1943. Sulla targa c’è scritto: ≪Quassù più vicino a Dio per la libertà di tutti gli Italiani i Patrioti ascolani nelle epiche giornate 3, 4, 5 ottobre 1943 calpestando il tradimento dei nazifascisti per primi iniziarono la lotta Partigiana; eroi purissimi col sangue scrissero il loro nome nella storia del mondo libero≫ (Pompozzi 2010, p.9). Per arrivare, dopo una bella camminate di un paio d’ore, al cippo che ricorda l’uccisione dei partigiani del 3 ottobre, in prossimità della SP76 per San Giacomo.
 

Frammento di intervista William Scalabroni, tratto da ARCHIVI DELLA RESISTENZA