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Il 1’ maggio a Porta Romana, in ricordo di Marcello Marini e Mario Rabitti, partigiani trucidati dai fascisti il 1’ maggio 1944

Aprile 29th, 2026

Venerdì 1’ maggio saremo a Porta Romana, nei pressi della pesa pubblica, alle ore 9,30, per ricordare la fucilazione, per mano fascista, dei partigiani Marcello Marini e Mario Rabitti.
I partigiani Rabitti e Marini operavano con la banda Decio Filipponi, al comando di Dario Rossetti, nome di battaglia Rani d’Ancal. La sera del 27 aprile parteciparono a un’azione nel piccolo centro di Falerone, dove una volta bloccati tutti gli accessi, furono rese inutilizzabili le automobili civili che erano state requisite dai tedeschi, ma che non erano ancora state portate via perché mancavano delle gomme. Furono inoltre organizzati dei posti di blocco sulle strade vicine al paese, per affermare il controllo del territorio. Tuttavia l’inesperienza e l’ingenuità fu fatale per i due membri del gruppo: Marini e Rabitti il 30 aprile fermarono una macchina sospetta nei pressi di Penna San Giovanni. I due occupanti dichiararono loro che stavano per raggiungere il proprietario dell’autovettura a Piane di Falerone, pertanto i partigiani salirono e decisero di verificarlo di persona. In realtà il proprietario era uno dei due uomini, che alla fine li condusse dalla milizia fascista che quel giorno era riunita a Piane per proteggere un raduno di bestiame per i tedeschi. I partigiani furono catturati, trasferiti ad Ascoli Piceno. Preoccupato per la vita dei suoi compagni, Rani d’Ancal e un partigiano slavo catturarono due repubblichini provenienti da Ravenna, nel tentativo estremo di uno scambio alla pari tra prigionieri. La proposta gappista giunse ai comandi fascisti di Ascoli e di Fermo quando i due sfortunati erano stati ormai fucilati senza processo. Alla notizia, Rani d’Ancal ordinò l’immediata condanna a morte degli ostaggi.image
Due imprese su tutte resero celebre nel Fermano il nome di Rani d’Ancal: la completa evacuazione del campo di internamento di Servigliano nella notte tra il 7 e l’8 giugno 1944, dove erano rinchiusi gli ebrei dell’Ascolano, ai quali si erano aggiunti nel febbraio 1944 circa 300 maltesi, e della cittadina di Montegiorgio. Oltre a ciò, la lotta alle spie condotta dai gappisti agli ordini di Rani d’Ancal produsse un numero elevato di prigionieri, indurì la stima della popolazione locale verso il comandante montecarottese e, soprattutto, impedì deportazioni e rappresaglie di civili.
Dopo la liberazione, Dario Rossetti fece ritorno a Montecarotto e con il matrimonio spostò la residenza ad Ancona, dove vi rimase fino alla fine dei suoi giorni.
Le Bande Decio Filipponi facevano parte delle brigate d’assalto “Garibaldi” e il battaglione gappista Rani risultò il più insidioso tra le forze partigiane della bassa collina marchigiana. Dei tre nuclei “Filipponi”, la banda d’Ancal era attiva nella zona di Sant’Angelo in Pontano, Montappone, Massa Fermana e Loro Piceno. Le altre due formazioni erano guidate da Giovanni Iommi, destinato alla zona di Servigliano, Penna San Giovanni, Falerone, e da Ercole Ercoli, presente prevalentemente nella zona di Mogliano.

L’intervento di Tamara Ferretti, della segreteria nazionale ANPI, a Colle San Marco di Ascoli Piceno

Aprile 27th, 2026

Signora Assessore rappresentante l’amministrazione comunale di Ascoli Piceno e signor Presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Onorevoli rappresentanti del Governo e del Parlamento, Sindaci del territorio, Autorità civili e militari, rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane e delle Associazioni d’ARMA, Gonfaloni, Labari, Bandiere dell’ANPI, Città di Ascoli Piceno Medaglia D’Oro al Valore Militare per Attività Partigiane e Provincia di Ascoli Medaglia D’Oro al Valore Militare, rivolgo a nome dell’ANPI nazionale un caro saluto a tutti voi, alla cittadinanza presente, ai giovani e alle giovani. 

Un saluto particolare e affettuoso ai familiari dei Partigiani, dei Militari, dei Civili Caduti, delle Antifasciste e degli Antifascisti tutti!

Nella memoria dei loro cari, con tenacia e umanità, hanno dato e continuano a dare un contributo fondamentale alla difesa dei valori democratici di libertà e di giustizia, che hanno ispirato la Resistenza, la Lotta di Liberazione e i principi su cui si basa la nostra Costituzione. 

L’altro giorno il Presidente Mattarella nell’incontro con le Associazioni Combattentistiche, ha ribadito che proprio “da quello slancio di coscienze, spesso maturato attraverso scelte personali difficili e dolorose, nacque quella straordinaria stagione di impegno civile che rese la guerra di Liberazione decisiva per il destino dell’Italia.”

Uno slancio che ha fatto di Colle San Marco – come di Bosco Martese, di Porta San Paolo – luoghisimbolo della Resistenza italiana.

Luoghi simbolo del desiderio dell’Italia che voleva farla finita con il ventennio di dittatura fascista, con le sue guerre e con la guerra.

Per me, figlia di un allora giovane Comandante partigiano, quello slancio è motivo di responsabilità e di impegno.

Raccogliere il testimone di una memoria che pulsa di giustizia, di solidarietà, di democrazia, di pace, è stato e continua ad essere un dovere, un atto di responsabilità ma soprattutto un atto di amore verso i tanti sacrifici e le tante battaglie che 81 anni fa, con le parole dell’allora partigiano Sandro Pertini, dal microfono di Radio Milano Libera, portarono alla liberazione dell’Italia e alla nascita della Repubblica. 

Quelle parole, scandite il 25 aprile 1945 con la determinazione di chi aveva conosciuto le angherie del fascismo, le sofferenze, le umiliazioni dell’esilio e del carcere, sono per noi – anche oggi – ragione di orgoglio: “…  ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”.

Parole che sancivano, insieme alla sconfitta del nazifascismo, la ritrovata dignità e la rinascita democratica del nostro Paese. 

La Resistenza è stata tante cose:

• è stata la presa di coraggio di un popolo che aveva subito un ventennio di oppressione, di paure dimiserie e di guerre. 

Una dittatura che – come ebbe a dire Primo Levi – aveva rappresentato “la consacrazione del privilegio e delle disuguaglianze”;

• la Resistenza è stata la riscossa dell’antifascismo che, nonostante le violenze, i tribunali speciali, il confino, gli assassini commessi – che iniziarono ben prima del 1922 – e quelli con la complicità al nazismo – fra cui i 37 Martiri di Colle San Marco, i 278 della vostra Provincia – aveva mantenuto vivi gli ideali di libertà, di giustizia e di uguaglianza che avevano ispirato il partito socialista, il partito popolare, il partito comunista prima del suo avvento;

• ma la Resistenza è stata anche tanta umanità, tanta solidarietà e il coraggio di tante persone – uomini e donne, giovani e anziani, militari e civili, intellettuali e analfabeti che si ribellarono alle ingiustizie e alla guerra;

• una scuola capace di porre le basi di una Costituzione che ha aperto la strada alla riconquista di diritti e di nuovi diritti per tutti e per tutte.

Una scuola che abbiamo il dovere di onorare!

Viviamo un tempo non facile! Le trasformazioni, i cambiamenti, le rivoluzioni non sono più solo quelle industriali e tecnologiche, ma investono fenomeni antropologici, sociali, economici, culturali, geopolitici, storici, con una velocità che consuma tutto il nostro tempo di vita e che facciamo fatica a comprendere” perché sono molto più rapide dei nostri tempi di adattamento. 

Una velocità che assorbe e consuma anche la storia e i suoi avvenimenti: una storia che, così, è maggiormente esposta a manomissioni e manipolazioni con parificazioni improbabili per responsabilità incapo esclusivamente al fascismo e alla monarchia.

Parificazioni che disconoscono il valore e il significato unitario della Guerra di Liberazione che ha rappresentato e continua a rappresentare un patrimonio da custodire, da vivere, da trasmettere soprattutto alle giovani generazioni nei valori e nei principi di una Costituzione Antifascista.

Viviamo un tempo non facile in un contesto gravemente, brutalmente, aggravato da un’inquietante instabilità internazionale, da conflitti e di guerre, ancora una volta segnate da una ferocia disumana, da vergognose stragi, da ennesimi genocidi e pulizie etniche, da disastri che deridono e calpestano civiltà millenarie.

La guerra è tornata prepotentemente nella nostra quotidianità, ma – peggio – sta devastando l’esistenza di milioni di esseri umani.

Bisogna riprendere le strade del dialogo, della diplomazia, del rispetto del diritto internazionale e valgono le parole di Papa Francesco: “Per fare la pace ci vuole coraggio. Molto più coraggio di quello che serve per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire si all’incontro e no allo scontro; si al dialogo e no alla violenza; si al negoziato e no alle ostilità; si al rispetto dei patti e no alle provocazioni; si alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio e grande forza d’animo.”

Bisogna ridare senso alla parola “umanità, una parola calpestata anche da chi invoca libertà di navigazione per le merci ma vorrebbe fermare quella delle persone!

La guerra è un crimine contro l’umanità! Va combattuta e fermata insieme alla “globalizzazione dell’indifferenza” denunciata da Papa Leone anche nel messaggio pasquale “Urbi et Orbi” perché nell’indifferenza muore l’umanità!

Ogni occasione di Memoria è particolarmente importante, ma questo 81° Anniversario della Liberazione riveste una particolare importanza perché è anche l’anno in cui ricorre l’80° Anniversario del referendum con cui il popolo italiano scelse la Repubblica e l’Assemblea Costituente; una scelta elettorale che per la prima volta vide protagoniste nel voto anche le donne. 

Un protagonismo che era rinato con la loro partecipazione attiva nella Resistenza: come Staffette, come Partigiane combattenti, nella Resistenza civile. Un protagonismo che ha segnato le trasformazioni più profonde della vita, della rinascita e dello sviluppo di questo Paese. 

In quel referendum e per l’Assemblea costituente votò 89.8% dell’elettorato e la partecipazione è sempre un indicatore fondamentale dello stato di salute della democrazia.

Un patrimonio che abbiamo ereditato dalla Resistenza e un patrimonio che continueremo a salvaguardare come continueremo a salvaguardare i diritti e le libertà sancite dalla nostra Costituzione. 

Viva la Resistenza W il 25 Aprile W la Costituzione.





Il 25 Aprile a San Benedetto del Tronto

Aprile 26th, 2026

Il 25 Aprile a Offida

Aprile 26th, 2026

Pubblichiamo il testo del nostro intervento di ieri alla cerimonia del 25 aprile di Offida.

25 aprile 2026

Buon 25 aprile ai ragazzi e alle ragazze, agli uomini e alle donne che oggi si sentono intimamente connessi con quei ragazzi e quelle ragazze che quasi un secolo fa liberarono l’Italia dal nazifascismo e scelsero di diventare partigiani a rischio della loro vita e di quella dei loro cari.

Buon 25 aprile alle milioni di persone che negli ultimi mesi sono stati protagonisti di una rivolta morale, che sono scesi nelle piazze e nelle strade per fermare il genocidio di Gaza, e che così facendo hanno restituito dignità al nostro Paese, il cui governo è stato ed è ancora complice di un genocidio.

Buon 25 aprile a chi oggi dice no al riarmo, a chi non crede alla propaganda che ci vuole perennemente in guerra contro nemici immaginari.

Buon 25 aprile a chi rifiuta il razzismo, non solo quello strisciante nella società ma anche quello delle istituzioni italiane ed europee che lasciano annegare ogni anno migliaia di persone nel Mar Mediterraneo. Buon 25 aprile agli equipaggi di mare e di terra che quelle persone le soccorrono e le aiutano.

Buon 25 aprile ai ragazzi e alla ragazze di tutto il mondo che si battono per la pace, l’uguaglianze, il rispetto del diritto internazionale, la difesa dell’ambiente e la giustizia climatica, che sono questioni profondamente collegate tra loro. Buon 25 aprile a loro, perché sono i Partigiani della nostra epoca.

Buon 25 aprile a chi va al Cimitero Partigiano di Pozza e Umito, a chi sale sul Colle San Marco, a chi porta un fiore alle decine di lapidi di partigiani e civili trucidati dai fascisti nel nostro territorio, anche a Offida, anche a Cesare, Antonio e Luciano Gabrielli, uccisi il 14 giugno del 1944 in Contrada Lava per aver scelto la parte giusta della storia.

Buon 25 aprile a chi ogni anno si reca alla casa del nostro concittadino Luigi Stipa, che fu una base della Resistenza in questo territorio.

Buon 25 Aprile oggi che, accanto alla Liberazione, celebriamo gli 80 anni dalla vittoria della Repubblica, dalla conquista del voto alle donne e dalla nascita dell’Assemblea Costituente.

Buon 25 aprile ricordando che l’antifascismo non ha avuto solo una funzione oppositiva, ma soprattutto generativa, e ha costruito una repubblica più giusto ed equa, anche se quel lavoro di costruzione viene continuamente minato. Buon 25 aprile, perché i Partigiani ci hanno insegnato che nessun diritto è per sempre e bisogna lottare ogni giorno per difenderli e conquistarne di nuovi.

Buon 25 aprile a chi ogni giorno nei luoghi di lavoro e nella società si spende per far vivere i valori dell’antifascismo, a chi mette in pratica l’articolo 3 della nostra Costituzione, che recita che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Buon 25 aprile soprattutto a chi applica il secondo comma di quell’articolo, che prescrive che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Anpi – Sezione “Partigiani Gabrielli”

Tamara Ferretti alle celebrazioni del 25 aprile ad Ascoli Piceno

Aprile 26th, 2026

L’ANPI di Ascoli Piceno ha avuto il piacere di ospitare, per le celebrazioni della festa della Liberazione dal nazifascismo, la compagna Tamara Ferretti, della segreteria nazionale, la quale in mattinata è intervenuta alla cerimonia ufficiale a Colle San Marco (pubblicheremo a breve il suo intervento) insieme alle autorità civili, militari e religiose. Successivamente, insieme ad una delegazione dell’Anpi provinciale, la Ferretti si è recata a rendere omaggio ai partigiani caduti nel cimitero internazionale di Pozza. Infine, in serata, la rappresentante dell’Anpi ha partecipato, presso il teatro Filarmonici di Ascoli, alla prima proiezione del film di Marco Fausti “L’eco del silenzio”, sugli ultimi giorni di vita del partigiano Fausto Simonetti. Presente in sala la figlia Simonetta Simonetti.