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A Favalanciata, nel ricordo delle vittime della barbarie nazifascista

Giugno 15th, 2026

Questa mattina, a Favalanciata, una delegazione dell’ANPI di Acquasanta Terme e del Comitato provinciale ANPI di Ascoli Piceno, insieme ai rappresentanti istituzionali dei Comuni di Arquata del Tronto e Acquasanta, hanno reso omaggio al cippo che ricorda il sacrificio di Giuseppe Donghi e Fedele Di Cola, trucidati dai tedeschi in ritirata il 15 giugno 1944.
Il 15 giugno 1944 Giuseppe Donghi era intento al suo lavoro di guardia canale mentre altri civili erano occupati a recuperare della merce rovesciatasi da un furgoncino sulla via Salaria. Passò un sidecar con due tedeschi e, forse pensando si trattasse di partigiani – ma in effetti non lo erano – fermò con le armi spianate quattro di quelle persone tra cui il Donghi e il Di Cola. Dopo aver percorso sulla Salaria diverse centinaia di metri, senza motivo, scaricarono su di loro raffiche di mitra. Due degli sfortunati si salvarono buttandosi a capofitto verso il fiume, Donghi – che era alto e grosso – fu colpito al petto e morì immediatamente. Di Cola invece ferito gravemente, forse alle gambe e all’addome fu sentito gridare di dolore per diverso tempo. Ma nessuno ebbe il coraggio di avvicinarsi, finché non morì anche lui. Questa era la logica dei nazisti in ritirata scomposta verso la Germania: uccidere anche senza alcun motivo. Ricordiamo queste vittime innocenti che si trovarono faccia a faccia con la ferocia delle truppe tedesche in fuga, alleate dei fascisti repubblichini, loro complici di tutte le peggiori stragi perpetrate fino al 25 aprile 1945.

I martiri di Offida del ‘44

Giugno 14th, 2026

Questa mattina, ad Offida, delegazioni dell’Anpi provinciale e della sezione locale, hanno reso omaggio ai partigiani della famiglia Gabrielli, fucilati dai tedeschi il 14 giugno 1944.

Alla cerimonia è intervenuto il sindaco di Offida, Luigi Massa, che ha ricordato, in un breve saluto, il valore della memoria storica e il ruolo attivo delle istituzioni per la salvaguardia di tale patrimonio.

Rita Forlini, presidente provinciale Anpi, ha rievocato i tragici avvenimenti del ‘44 e rinnovato l’impegno che l’associazione porta avanti, specialmente in ambito scolastico, per la conoscenza delle radici antifasciste della nostra democrazia.

Cesare e Antonio Gabrielli, figli di Nazzareno e Maria Marchetti e Luciano Gabrielli, figlio di Cesare erano sfollati dalla contrada Ragnola alla contrada Lava, dove un loro parente aveva messo a disposizione una modesta casa colonica. Nella zona era situato, presso l’abitazione di Offida dell’ing. Stipa, un ricovero per i soldati alleati fuggiti dai campi di prigionia all’indomani dell’8 settembre. La casa faceva parte dei vari ricoveri sparsi lungo la regione per assistere i fuggitivi e consentire loro di passare le linee nemiche e raggiungere il Sud liberato. Era la famosa “Rat-line”, comandata dal maggiore scozzese Mc Kee. 

Il 14 giugno 1944, durante la ritirata, truppe tedesche provenienti da Castel di Lama si fermarono a Offida, cercando rifugio nelle case di campagna, pretendendo vitto, alloggio e generi alimentari da portare con sé. Alcuni soldati entrarono anche nella casa dove si trovavano i Gabrielli, proprio mentre Luciano stava cercando di nascondere due bombe a mano che avrebbe dovuto consegnare ai partigiani. A quel punto, tra le grida e le preghiere delle donne, i tre Gabrielli furono prelevati e, insieme ad altri due contadini, fatti incamminare verso Castel di Lama, sotto la sorveglianza di tre SS a cavallo e con le armi spianate. Fermatisi presso una casa colonica per ristorarsi, mentre i tedeschi si rifocillavano, i due contadini riuscirono a fuggire. Presso quella stessa casa i tre giovani Gabrielli, alle prime luci della sera, furono invece uccisi con raffiche di mitra.

Per ricordare i martiri di Ponterotto

Giugno 12th, 2026

Questa mattina una delegazione dell’Anpi di San Benedetto del Tronto, con la presenza della presidente provinciale Rita Forlini, ha reso omaggio alla memoria dei caduti di Ponterotto, vittime della barbarie delle truppe tedesche di occupazione, il 12 giugno 1944.

Quel giorno, in mattinata, cinque tedeschi, che occupavano la casa di Salvatore Spinozzi, durante un’operazione di razzia sequestrarono una bicicletta, che una donna aveva lasciato appoggiata ad un muro, nei pressi di un negozio di generi alimentari.

La donna, nel tentativo di recuperare il mezzo, piangendo, raccontò l’accaduto a Neutro Spinozzi, che, in compagnia di un certo Benci, passava da quelle parti.

Neutro Spinozzi, ex segnalatore della Regia Marina, dopo l’armistizio, era rientrato da Spalato, affrontando una pericolosa traversata. Uomo di provata fede antifascista era inizialmente aggregato alla Formazione Paolini e poi alla Formazione Zara, di stanza nella zona “Ponterotto”.

Neutro ordinò al Benci di recuperare la bicicletta e di riconsegnarla alla legittima proprietaria.

Il militare tedesco, non trovando all’uscita di casa la bicicletta, cominciò a sparare colpi di pistola in aria, cercando di raggiungere il gruppo con la bici, che si dirigeva verso il ponte sul torrente Albula.

Nel frattempo ai due patrioti si era aggregato il fratello di Neutro, Salvatore Spinozzi, che rientrava dalla campagna.

Il tedesco raggiunto il gruppo tentò di riprendersi la bicicletta, ma Neutro si oppose. Il militare spaventato dalla prestanza fisica del patriota, reagì estraendo la pistola, tentando di sparare. Neutro lo aggredì prontamente, colpendolo fino a tramortirlo e s’impadronì dell’arma in tempo utile per rispondere ai colpi di pistola di un altro militare tedesco, accorso in aiuto.

Neutro venne ferito; anche il tedesco, che gli aveva sparato, venne raggiunto dai colpi del patriota.

Qualcuno avvisò il comando tedesco di base in località “la Quercia” di Acquaviva Picena.

Sul posto arrivò velocemente una camionetta, armata di mitragliatrice.

Il commissario prefettizio, Pippo Anelli, si era già portato sul posto, ma avvertito il pericolo imminente, si rifugiò in una casa vicina e, saltando poi dalla finestra posta sul retro dell’edificio, si dileguò, attraversando un campo di grano. I tedeschi diressero immediatamente il fuoco dei fucili mitragliatori verso il campo, ma non riuscirono a colpirlo.

Il brigadiere Elio Fileni, addetto all’ordine pubblico di quella frazione, si avvicinò al campo d’azione per tentare l’impossibile, ma venne catturato, torturato, ucciso e spogliato di tutti i valori.

Il mitragliamento continuò e Neutro Spinozzi fu colpito a morte, mentre suo fratello Salvatore, ferito alle gambe, tentando di rotolarsi dalla scarpata, venne raggiunto da un militare tedesco, che gl’inferse il colpo di grazia alla testa.

I tedeschi si portarono verso il centro dell’abitato sparando all’impazzata. Una sventagliata di mitra venne diretta verso una finestra dove erano affacciate delle donne, rimaste fortunatamente incolumi, perché ritiratesi in tempo.

Se avessero perquisito lo stabile, probabilmente ci sarebbe stata una strage perché, al piano terra, nell’ufficio del Commissario Prefettizio, c’era un deposito di armi.

Le strade della frazione rimasero deserte; tutti gli abitanti si rifugiarono nelle proprie case.

I militari tedeschi rastrellarono uomini donne e ragazzi. Filippo Vagnoni e Filippo Formentini vennero messi al muro dell’abitazione di quest’ultimo, simulando un’esecuzione, a scopo intimidatorio.

Il timore di una rappresaglia era grande, ma, quando i tedeschi accertarono che non si trattava di un’azione partigiana armata e che l’incidente era stato causato da un loro camerata, il tenente di pattuglia ordinò il rilascio degli ostaggi.

L’ufficiale, avendo considerato che Neutro Spinozzi era disarmato e il Fileni era accorso per sedare lo scontro, si limitò a bruciare le case di Pasquale Piunti, ove si era rifugiato il Commissario Prefettizio Anelli e quella di Attilio Bollettini, che era di fronte.

In memoria di Francesco Ciotti, Fausto Simonetti, Jacob Eliczer e Ottavio Baccari

Giugno 6th, 2026

Oggi, 6 giugno, una delegazione dell’Anpi provinciale ha reso onore ai partigiani trucidati in questo stesso giorno del 1944 sulla strada per Venagrande e nei pressi della strada della Bonifica di Ascoli Piceno.

La breve cerimonia è consistita nella deposizione di una corona d’alloro ai piedi del cippo che ricorda il sacrificio del Serg. Magg. Francesco Ciotti, trucidato dai fascisti e nella deposizione di una corona d’alloro ai piedi del cippo, situato presso lo stabilimento Ciam, che ricorda il sacrificio di Fausto Simonetti, Jacob Eliczer e Ottavio Baccari, fucilati dai fascisti, dopo aver subito atroci torture presso il presidio dei nazifascisti a Marino del Tronto.

Viva la Repubblica antifascista

Giugno 2nd, 2026

Una delegazione dell’Anpi provinciale di Ascoli Piceno ha preso parte, stamattina, in piazza Roma ad Ascoli Piceno, alla cerimonia per l’80mo della Repubblica italiana, nata dalla guerra di Liberazione dal nazifascismo. Dopo la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica, particolarmente sentita è stata la partecipazione di alcuni rappresentanti delle scuole superiori che, partendo dalla Costituzione, hanno proposto appassionanti riflessioni sui temi della pace, della solidarietà, della giustizia. Viva l’Italia antifascista!