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Un successo contro i picconatori della Costituzione

Marzo 24th, 2026

PUBBLICHIAMO UN COMMENTO AL VOTO REFERENDARIO DI UN NOSTRO EMERITO ASSOCIATO.
“Tutti sanno o dovrebbero sapere, che Benito Mussolini ha fatto uccidere centinaia di migliaia di italiani , donne e bambini compresi, sui campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale, sotto le bombe alleate, nei campi di internamento e di sterminio tedeschi, nella lotta anti partigiana e nei rastrellamenti nazifascisti nonché migliaia di suoi e nostri concittadini colpevoli solo d’essere ebrei.
Tutti sanno pure, o dovrebbero sapere, che Mussolini fece uccidere centinaia di avversari politici , tra i quali Giacomo Matteotti, Piero Gobetti, Giovanni Amendola, Carlo e Nello Rosselli, Giovanni Minzoni, Antonio Gramsci.
È ancora largamente noto, o dovrebbe esserlo, che il ‘duce’ fece fucilare cinque suoi camerati del Gran Consiglio del fascismo, tra i quali il marito della figlia Edda, rei d’avere approvato il 25 luglio 1943 un ‘ordine del giorno che egli stesso aveva sottoposto al loro libero voto.
È meno noto che Benito Mussolini fece rinchiudere e morire in manicomio la prima moglie Ida Dalser e pure in manicomio fece internare, e poi uccidere, con iniezioni di insulina, il figlio che aveva avuto da lei per non rovinare la sua immagine di uomo d’ordine e padre della patria.
È di questo assassino catastrofico e spietato che Ignazio La Russa , presidente del Senato della Repubblica e seconda carica dello Stato, esibisce con piacere, tra altri cimeli fascisti, una testa in bronzo commemorativa.
È al suo regime di parricida che Giorgia Meloni , Presidente del Consiglio dei Ministri non riesce a dirsi contraria.
È a una legge come le sue che nei giorni del referendum abbiamo detto No.
Sarebbe bene non dimenticarlo mai.”
F.S.

Anche il Piceno dice NO

Marzo 24th, 2026

Buon lavoro, Daniele.

Marzo 19th, 2026

La sezione provinciale dell’ANPI di Ascoli Piceno esprime a Daniele Lanni i più sinceri auguri di buon lavoro per il nuovo incarico alla guida della Camera del Lavoro.

Siamo certi che, nel solco dei valori costituzionali e della tutela dei diritti del lavoro, saprà svolgere il proprio ruolo con impegno, competenza e spirito unitario, in un tempo che richiede responsabilità e visione.

Allo stesso tempo, rivolgiamo un sentito ringraziamento a Barbara Nicolai per il lavoro svolto e per la collaborazione costruita in questi anni, caratterizzata da una proficua condivisione di intenti sui temi della memoria, della democrazia e della giustizia sociale.

Con l’auspicio di proseguire anche in futuro un percorso comune fondato sui valori dell’antifascismo e della Costituzione, rinnoviamo a entrambi la nostra stima.

ANPI – Comitato Provinciale di Ascoli Piceno

Se vince il SI

Marzo 19th, 2026

Se al referendum vince il SI, il programma della maggioranza prevede di istituire subito il Premierato, cioè l’elezione popolare diretta del capo del Governo.
Il Premierato toglierà al Presidente della Repubblica, insieme con altri, i poteri costituzionali di designare il Premier e di sciogliere le Camere in caso di grave crisi politica.
Abolito o grandemente ridotto con questo referendum il controllo della magistratura sugli illeciti della politica e rimosso col Premierato il Presidente della Repubblica dal ruolo di garante della Costituzione, saremo indifesi di fronte allo strapotere dell’Esecutivo.
Rischieremo concretamente di perdere, perché sono minacciati già ora, il diritto di manifestare pacificamente nelle strade, quello di scioperare specie nel pubblico e nei trasporti, il diritto delle donne di scegliere se diventare madri.
In compenso avremo un Governo sempre più stabile, sull’esempio di quello che un secolo fa durò più di vent’anni, finendo solo nella catastrofe della sua guerra.
I partiti promotori della riforma della Giustizia giurano di non voler tornare a quell’esperienza, ma come credergli se sgombrano Askatasuna a Torino ma non Casa Pound a Roma, se consentono il saluto fascista di militanti inquadrati, se i loro massimi rappresentanti esibiscono nostalgie mussoliniane e rifiutano di dirsi antifascisti?
E come si può ritenere responsabile l’intera Magistratura dell’errore pesantissimo ma involontario dei giudici di primo grado che contribuì a uccidere Enzo Tortora, se a insistervi è la stessa parte politica che per scagionare Silvio Berlusconi ha votato l’assurda parentela tra Karina El Mahroug detta Ruby e il presidente egiziano Mubarak?
Chi può davvero supporre che la riforma Nordio serva a rafforzare la giustizia e non a spaccare in due la Magistratura per assoggettarla al potere politico, se i suoi promotori mantengono al Governo una ministra indagata per truffa e bancarotta e rinviata a giudizio per falso in bilancio, se un’altissima figura del Ministero invita a votare SI per togliere di mezzo la stessa Magistratura e se la Presidente del Consiglio accusa il NO di voler liberare migranti spacciatori e stupratori, pedofili e antagonisti sfascia-stazioni?
Come condividere l’ accusa di persecuzione rivolta alle toghe da un Ministro indagato tre volte per sequestro di migranti ma in un caso prosciolto, in un altro assolto e in un terzo, concluso poi in Cassazione col riconoscimento dell’illecito, salvato dal rifiuto del Parlamento ad autorizzarne il processo?
No, non è giusto umiliare per fini di parte una Magistratura che ha pagato un altissimo prezzo di sangue per tenere testa al terrorismo rosso e nero e alla violenza della mafia.
Non si può condividere l’assalto a una Costituzione che malgrado tutto ha permesso all’Italia ottant’anni di pace, democrazia e sviluppo.
Non è accettabile il rovesciamento del principio, posto a fondamento dello Stato di diritto, che “La legge è uguale per tutti”.
Non è ragionevole rischiare la libertà per una riforma che non rende la giustizia più rapida, efficiente e imparziale di quanto è oggi.
NO.

(Riflessioni di un nostro iscritto, avvocato)

18 marzo 1944, la battaglia di Montemonaco

Marzo 18th, 2026

MONTEMONACO 18 marzo 1944
Dopo Rovetino, i rastrellamenti tedeschi del marzo del 1944 continuarono nella zona di Montemonaco, nel cuore dei monti Sibillini.
Nella notte tra il 17 e il 18 marzo oltre mille nazifascisti partirono da Ascoli alla volta di Montemonaco con l’obiettivo di aggirare tutta la zona compresa tra Montegallo e le sorgenti del Tenna. Lungo la strada la colonna si divise in due in modo da accerchiare il paese: alcuni risalirono il corso dell’Aso con direzione Foce, altri proseguirono per Amandola e Montefortino dividendosi a loro volta in due gruppi: uno seguiva la strada provinciale per Montemonaco, l’altro risaliva a Mezzacosta passando per Madonna dell’Ambro. Proprio quest’ultima colonna, a causa della neve, fece ritorno a Montefortino, lasciando così ai partigiani un provvidenziale varco verso il fiume Tenna e l’Infernaccio.
Intorno alle 9 di mattina, un gruppo di partigiani partiti nella notte da Montemonaco, affrontarono nella frazione di Tofe la colonna tedesca che avanzava. Lo scontro a fuoco durò circa un’ora e mezza: caddero sul campo Angelo Rinelli e Adolfo Zocchi. Altri dieci partigiani vennero catturati, perquisiti e percossi con calci, pugni e canne di fucili, per poi essere fucilati “per ordine del Comando Germanico” sotto un albero al bordo della strada, senza aspettare l’arrivo del prete.
Nel frattempo gli abitanti di Montemonaco furono avvisati dell’avanzata tedesca da una staffetta, Giovanni Sirocchi, inviata da una pattuglia di patrioti dislocata a San Giorgio all’Isola. Terrorizzati e privi di armi sufficienti per affrontare lo scontro, in molti abbandonarono il paese. Quelli rimasti furono rastrellati dall’autocolonna di tedeschi e fascisti che verso le 7 del mattino accerchiarono l’abitato, per poi perquisire e saccheggiare le abitazioni. Uomini e donne furono adunate sotto il loggiato del municipio. Uno di essi, la guardia municipale Antonio Cesaretti, rivelando di possedere in casa due moschetti, fu colpito a morte insieme con il figlio quindicenne, Anselmo. Perse la vita anche il giovane Enrico Bellesi: rimasto di guardia nell’ex dopo lavoro, venne catturato e ucciso. Dopo essere stati anch’essi minacciati nel caso avessero continuato a sostenere i ribelli, furono lasciati liberi intorno alle 11.
A Tofe il gruppo più numeroso della formazione riuscì a sganciarsi e, con l’apporto di combattenti della formazione del comandante Bruno De Santis, a portarsi in territorio di Montegallo salvando anche la ricetrasmittente, grazie a Renzo Roiati.

Purtroppo, a causa dell’allerta meteo e della nevicata di oggi, la cerimonia in ricordo dei tragici avvenimenti di Montemonaco del 18 marzo 1944 si è svolta in forma ridotta.
D’intesa con l’Amministrazione comunale e sentito il sindaco Grilli, l’Anpi provinciale promuoverà una giornata di approfondimento, insieme alle scuole del territorio, su questa dolorosa pagina della lotta antifascista.