Se l’antifascismo diventa “divisivo”, ad essere in discussione è la Costituzione della Repubblica
L’ANPI Provinciale di Ascoli Piceno denuncia con profonda amarezza la decisione del Consiglio parrocchiale della chiesa dei Frati di negare gli spazi già concessi per lo svolgimento della Pastasciutta Antifascista, prevista per il prossimo 26 luglio e organizzata insieme al Collettivo Caciara e all’Assalto ai Forni di Lorenza Roiati.
La motivazione addotta – il carattere ritenuto “divisivo” dell’aggettivo antifascista – non può essere considerata una semplice scelta organizzativa. È una motivazione che colpisce al cuore i valori sui quali si fonda la Repubblica italiana.
L’antifascismo non appartiene a una parte politica. È il presupposto storico e costituzionale della nostra democrazia. Senza l’antifascismo non ci sarebbero la Costituzione, il suffragio universale, le libertà civili, il pluralismo politico e i diritti fondamentali di cui tutti oggi godiamo.
Per questo motivo appare grave che proprio nel 2026 si possa arrivare a negare uno spazio pubblico a un’iniziativa esclusivamente perché si richiama esplicitamente all’antifascismo.
La Pastasciutta Antifascista non è una manifestazione contro qualcuno. È una festa popolare nata dal gesto della famiglia Cervi, che il 25 luglio 1943 offrì la pastasciutta alla popolazione per celebrare la fine della dittatura fascista. Da decenni essa rappresenta un momento di memoria, di partecipazione e di educazione civica, promosso in centinaia di città italiane.
Definirla “divisiva” significa, di fatto, trasformare in motivo di contrapposizione uno dei principi fondativi della nostra convivenza democratica. È un’affermazione che non possiamo accettare e che ci interroga sul clima culturale che si sta diffondendo nel nostro Paese, dove sempre più spesso si tenta di relegare l’antifascismo a un’opinione tra le altre, anziché riconoscerlo come il patrimonio comune sancito dalla Costituzione.
L’ANPI non arretrerà di un passo. Continuerà a promuovere iniziative di memoria, cultura e partecipazione democratica, insieme a tutte le realtà associative che condividono i valori della libertà, della pace, dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
Ci rivolgiamo anche alla comunità cristiana, che nella propria storia ha espresso figure straordinarie di sacerdoti, religiosi e laici che hanno partecipato alla Resistenza, pagando spesso con la vita la scelta di opporsi al nazifascismo. Anche quella memoria merita rispetto e non può essere oscurata da una lettura che considera “divisivo” ciò che ha contribuito a restituire libertà e dignità al nostro Paese.
L’antifascismo non divide. Divide, semmai, l’incapacità di riconoscere che la democrazia italiana nasce dalla sconfitta del fascismo e dalla Resistenza.
Su questo non sono possibili ambiguità.
ANPI – Comitato Provinciale di Ascoli Piceno
