Le vittime dei nazisti fucilate sotto la grande quercia di Castignano

16 giugno 2021 Nessun commento »

Questa mattina una delegazione dell’ANPI provinciale si è recata a Castignano (AP) per commemorare il sacrificio degli ostaggi fucilati dai tedeschi in ritirata il 16 giugno del 1944. FC41E214-8ED7-4142-AE2A-3E443711BD1C

Molto spesso, a ricordare i fatti e i misfatti degli uomini, anche quando l’ultimo dei testimoni viventi è scomparso, resta un altro genere di creature, viventi anch’esse, ma non dotate di linguaggio, almeno non quello che siamo abituati a discernere con le nostre comuni facoltà intellettuali: sono gli alberi che, al contrario dell’uomo, possono tramandare anche per molti secoli la memoria di ciò che hanno visto.
Uno di questi, è una grande e maestosa quercia, radicata in contrada Monte, comune di Castignano (AP).
La pianta non raggiunge le dimensioni paradossali di alcune sue simili, essendo dotata di fusto di “soli” m. 3,52 di circonferenza, sormontato da un’interessante chioma di 20 metri di diametro; ma dove non arrivano le dimensioni, suppliscono una figura esteticamente molto apprezzabile, e soprattutto le storie, non tutte belle, ma sicuramente importanti, che essa è in grado di raccontare. 96307F96-9101-40CA-AB6D-F67EF384DFCB
Vi si arriva agevolmente da Castignano, prendendo la strada per Ascoli Piceno. Allorché si giunge al bivio per Capradosso, la Quercia ci si para davanti, proprio in mezzo al bivio.
Proprietaria della pianta, è da sempre la famiglia Villa, residente sul luogo ma, a seguito di vari ampliamenti della sede stradale, forse oggi essa entra nella fascia di pertinenza della Provincia.
La pianta, al di là dei tragici episodi di cui è stata testimone, è stata una presenza importante nella vita delle varie generazioni dei Villa, che l’hanno sempre considerata quasi come un membro della famiglia. 2AAC3D21-3CD4-4B65-A738-C36A624B4BF0
La forma del primo palco di rami è curiosa e molto caratteristica, assomigliando a un candelabro. Proprio sopra i bracci di questo candelabro, veniva in passato collocata la “fascinara”, vale a dire una catasta di fascine di legna. La collocazione in quel posto aveva la funzione di favorire l’essiccazione della legna stessa e renderla presto utilizzabile nel camino di casa.DDCCC1AF-5A33-4A10-BC9E-768B65E0142C
C’era, tuttavia, una seconda ragione, recondita e inconfessata. La legna era, nei tempi passati, l’unica risorsa energetica, per riscaldarsi e per cucinare; pertanto, doveva bastare per tutto l’anno, fino a quando, cioè, non si rendeva disponibile quella proveniente dalle potature dell’anno successivo. Il fatto che la catasta fosse collocata in un posto così difficile da raggiungere, se non con l’uso di una pericolosa scala a pioli, era un incentivo a fare economia, e a far durare quanto più possibile le fascine, una volta prelevate.
Secondo quanto asseriva Francesco Villa, combattente della Prima Guerra Mondiale, deceduto nel 1961, la pianta era già esistente, e di belle dimensioni, all’epoca della sua fanciullezza. Sommando il secolo trascorso dall’infanzia di Francesco, all’età che avrebbe potuto avere una quercia già grande, non si va lontani dal vero se le si attribuiscono due secoli di vita.
Sotto l’ombra della Quercia, un monumento commemorativo invita a tacere e riflettere. Fu proprio in quel punto che avvenne l’episodio più tragico fra tutti quelli cui la pianta dovette assistere nel corso della sua bisecolare esistenza.
Dei numerosi, tragici episodi legati alle lotte della Resistenza e alle susseguenti sanguinose rappresaglie nazifasciste, alcuni oggi vengono ampiamente e giustamente ricordati con grandiosi monumenti commemorativi e annuali cerimonie di richiamo (per ricordare qualche nome: Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Fosse Ardeatine, Boves…). Altri, la maggior parte purtroppo, sono rimasti quasi sconosciuti e, con la scomparsa degli ultimi testimoni corrono il rischio di venire del tutto dimenticati.
Uno di questi episodi “minori”, avvenne, appunto, in località Monte, comune di Castignano.
Era il 16 giugno 1944. Proprio in quei giorni, nel corso di un’azione partigiana, era stato ucciso un soldato tedesco e, come consuetudine e prassi, sulla base degli ordini impartiti da Hitler,il comandante tedesco avrebbe dovuto uccidere dieci italiani per ogni tedesco.
Effettuato il rastrellamento e catturati i primi quattro italiani capitati a tiro, li fece condurre proprio sotto la Quercia, dove vennero fucilati. 17A9497B-E5DB-4A3C-B783-DDDE97BC5DD3
Per tutti e quattro, è facile e triste immaginarlo, la grande chioma della Quercia, che li avvolgeva con il suo abbraccio materno, fu l’ultima immagine che i loro occhi videro, prima del buio della morte.
Due dei quattro, appartenevano alla famiglia Villa ed uno, Giuseppe, era proprio il fratello di Francesco.
Qualche anno dopo, il 18 maggio del 1950, al termine dell’annuale festa di san Gabriele dell’Addolorata, patrono del luogo, il signor Francesco, che faceva parte del comitato dei “festaroli”, si accorse che erano avanzati dei soldi con i quali egli propose, e ottenne, che venisse eretto, nello stesso punto in cui erano cadute, il monumento a ricordo delle vittime, i cui nomi e i cui volti possono essere letti e conosciuti su una parete dello stesso.

I martiri di Offida

14 giugno 2021 Nessun commento »

Stamattina una delegazione dell’ANPI provinciale di Ascoli Piceno ha ricordato, in contrada Lava di Offida, il sacrificio dei tre Partigiani Cesare, Antonio e Luciano Gabrielli.
Le tre vittime erano sfollate dalla contrada Ragnola alla contrada Lava, dove un loro parente gli aveva messo a disposizione una piccola casa colonica. Nella zona si trovava uno dei capisaldi della famosa Rat- line (“linea del sorcio” perché fatta a zig zag), comandata dal maggiore scozzese Mc Kee, che aveva lo scopo di assistere i P.O.W. alleati, fuggiti dai campi di concentramento dopo l’8 settembre per condurli in salvo oltre il fronte tedesco, nelle linee alleate. Essa offriva fermate ristoro vigilate a Offida, Appignano, Porchia, Cupramarittima. Quella di Offida era a casa dell’ingegner Luigi Stipa, inventore del motore a reazione. I Gabrielli aiutarono come poterono i prigionieri fuggiti e i partigiani della zona.0007056D-CBF2-4371-B520-797A05928D1F
Il 14 giugno 1944, durante la ritirata, truppe tedesche provenienti da Castel di Lama si fermarono a Offida, cercando rifugio nelle case di campagna, pretendendo vitto, alloggio e generi alimentari da portare con sé. Alcuni soldati entrarono anche nella casa dove si trovavano i Gabrielli, proprio mentre Luciano stava cercando di nascondere due bombe a mano che avrebbe dovuto consegnare ai partigiani. A quel punto, tra le grida e le preghiere delle donne, i tre Gabrielli furono prelevati e, insieme ad altri due contadini, fatti incamminare verso Castel di Lama, sotto la sorveglianza di tre SS a cavallo e con le armi spianate. Fermatisi presso una casa colonica per ristorarsi, mentre i tedeschi si rifocillavano, i due contadini riuscirono a fuggire. Presso quella stessa casa i tre giovani Gabrielli, alle prime luci della sera, furono invece uccisi con raffiche di mitra.
Elenco delle vittime decedute:
Gabrielli Cesare, n. 13/12/1899 Offida, figlio di Nazzareno e Marchetti Maria, sposa Pulcini Annunziata e ha due figli: Luciano e Maria, che quell’anno avrebbe dovuto frequentare la prima elementare; lavorava presso la Fornace di Ragnola. Qualifica Partigiano caduto, banda Stipa (15/11/1943 – 14/06/1944), grado Capo nucleo – Sergente, riconosciutagli il 23/07/1946 a Macerata. D94A07CC-7710-4DB3-8DA6-7E4400158C2A
Gabrielli Antonio, n. 07/09/1904 a Monteprandone, figlio di Nazzareno e Marchetti Maria, sposa Pulcini Isolina, ha un figlio di nome Nazzareno, muratore. Qualifica Partigiano caduto, banda Stipa (15/11/1943 – 14/06/1944), grado Capo nucleo – Sergente, riconosciutagli il 23/07/1946 a Macerata.
Gabrielli Luciano, n. 13/12/1923 a Monteprandone, figlio di Cesare e Pulcini Annunziata, lavorava presso la Stazione ferroviaria di Porto d’Ascoli, qualifica Partigiano caduto, banda Stipa (15/11/1943 – 14/06/1944), grado Comandante distaccamento – Sotto tenente, riconosciutagli il 23/07/1946 a Macerata.
(Scheda a cura di Chiara Donati)

Verso il 18 giugno, coloriamo la città con le immagini della Liberazione

11 giugno 2021 Nessun commento »

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6 giugno 1944, Buon CompleANPI!

3 giugno 2021 Nessun commento »

L’ANPI fu formalmente costituita il 6 giugno 1944, a Roma, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei Partigiani. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi: riunire in un’associazione tutti coloro che, combattendo contro i nazifascisti, hanno contribuito a restituire al Paese una piena libertà e a favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo; valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei Partigiani; far valere e tutelare il diritto acquisito dei Partigiani stessi a partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese; promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione. 74389EE7-C09A-4C62-B127-5D6E7E245D00
Per celebrare questo 77’ anniversario, l’Anpi di Ascoli Piceno vi invita a partecipare, con le cautele imposte dalla crisi sanitaria, alle commemorazioni previste in mattinata, nella giornata del 6 giugno, con inizio alle ore 9,30, in memoria dei Partigiani caduti il 6 giugno 1944 per mano fascista.
Una corona d’alloro verrà depositata ai piedi del cippo che ricorda il sergente maggiore Francesco Ciotti, trucidato dai fascisti sulla strada per Venagrande, prima del ponte sul torrente Chiaro.
Subito dopo ci recheremo nella Zona industriale, dinanzi allo stabilimento ex-NovICO, per deporre una corona ai piedi del cippo che ricorda i Partigiani Fausto Simonetti, Jacob Eliczer e Ottavio Baccari, barbaramente trucidati dai fascisti.
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Arruolatosi nel 1939 in Aeronautica come aiutante sanitario, durante la guerra Fausto Simonetti fu mobilitato sul Fronte occidentale e in Libia. Rientrato in Italia nel febbraio del 1943, al momento dell’armistizio si trovava con il suo reparto in provincia di Foggia. Decise di tornare ad Ascoli ed entrò nella Resistenza, aggregandosi ad una formazione composta in gran parte da militari sbandati, che operava a ridosso della città e che il 3 ottobre affrontò, a Colle San Marco, soverchianti truppe tedesche.
Nello scontro caddero venticinque partigiani, quattro furono feriti e sessanta furono fatti prigionieri. Simonetti, riuscito a sottrarsi alla cattura, continuò ad essere tra gli organizzatori della Resistenza locale, curando il collegamento del Comando dell’VIII Armata alleata con le basi delle Marche e dell’Abruzzo. Nel giugno del 1944 il giovane aviere, come è ricordato nella motivazione della 52403779-93B5-45FB-87BF-7AEA705C1566
Il giovane aviere Fausto Simonetti, come è ricordato nella motivazione della Medaglia d’oro, “… attivamente ricercato dai nazifascisti cadeva, per delazione, in un’imboscata. Catturato e sottoposto a minacce e torture, nulla rivelava circa i dislocamenti e l’organizzazione delle forze partigiane della zona. Esasperati dal contegno fiero e sprezzante, i suoi aguzzini lo fucilarono finendolo, mentre agonizzava, a colpi di calcio di fucile. Fulgido esempio di tenacia, sprezzo della vita e di assoluta dedizione agli ideali di Patria e di libertà”.

Ciao Egidia, partigiana “postina”

27 maggio 2021 Nessun commento »

Ci ha lasciato la Partigiana Egidia Coccia.
Egidia fece la sua scelta giovanissima, a 19 anni abbracciò la lotta armata per la libertà, iniziando a trasportare di notte, con i somari, le armi per rifornire i partigiani fuggitivi tra il monte Ascensione e l’area di Castignano. Detta “la Postina”, non solo perché recapitava documenti, ma per la sua abilità nel decodificare l’alfabeto Morse. Il suo ruolo divenne insostituibile . F432920B-EAB6-4547-8F55-68DD661F1047

Lo spirito combattivo, la fermezza nel condannare l’orrore del regime nazifascista, la disponibilità a condividere la memoria partigiana, sono i caratteri che hanno contraddistinto la figura di Egidia fino ai suoi ultimi giorni.
Presidente ad honorem della sezione ascolana ANPI, con la sua vita intensa, pronta ad incoraggiare i giovani e a dividere con loro un messaggio di fiducia nel futuro, è stata un fulgido esempio di coerenza e coraggio, di indipendenza ed emancipazione, di ribellione ai fascismi vecchi e nuovi, per affermare sempre e comunque i valori della libertà, della solidarietà, della democrazia.
Grazie, Egidia per quello che hai donato, per quello che ci hai insegnato.