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Comitato Antirazzisti Piceni, il comunicato contro il vile oltraggio alla celebrazione della liberazione di Ascoli dal nazi-fascismo

21 giugno 2018

Oggi, 18 giugno 2018, 74esimo anniversario della liberazione della città di Ascoli Piceno dal nazi-fascismo assistiamo ad un atto vile ed incommentabile ai danni della democrazia e della nostra città che, si ricorda, è insignita – come la Provincia – della Medaglia d’Oro al Valor Militare per Attività Partigiana.image

Dei facinorosi, nel corso della notte, hanno imbrattato i manifesti relativi alla ricorrenza e alle relative iniziative organizzate con delle svastiche (affissioni in corso Vittorio Emanuele, Ascoli Piceno).svastiche

Chiediamo un urgente e significativo intervento delle istituzioni, che tra l’altro patrocinano l’evento di oggi, al fine di stigmatizzare l’accaduto ed intervenire contro ulteriori atti vandalici che sono lesivi della dignità della città di Ascoli Piceno e di quanti hanno perso la vita affinchè fosse liberata.

Comitato Antirazzisti Piceni

Migranti, il nuovo “nemico” del fascismo nostrano

14 giugno 2018

Grazie alla pressione crescente della propaganda la percezione diffusa riguardo i migranti è di sospetto, diffidenza, discriminazione, razzismo.

Si grida all’emergenza migranti, pur non avendo la questione ormai nulla di straordinario ed improvviso e pur mantenendosi i flussi migratori degli ultimi anni relativamente stabili e prevedibili.

Si afferma stiamo assistendo a un’invasione di migranti o, addirittura, a una sostituzione etnica della popolazione, pur essendo i migranti appena il 7% della popolazione dell’Unione Europea.

Si dice i migranti tolgono il lavoro agli italiani, anche se è noto che essi svolgono prevalentemente lavori non qualificati che gli italiani non sono disposti ad accettare.

Si dichiara la crisi economica è colpa dei migranti, anche se sono consistenti i benefici economici prodotti dagli stranieri in rapporto ai costi, incluse le spese di giustizia e sanitarie.

Si accusano i migranti di essere nullafacenti e delinquenti anche se i residenti in Italia danno un contributo culturale, economico, previdenziale, demografico, molto positivo.image

Si minaccia di rispedirli subito a casa al grido non possiamo accettare tutti gli immigrati che arrivano, senza valutare le catastrofiche conseguenze sociali, economiche e di violazione dei diritti umani, per loro e per il nostro Paese.

Si minaccia la pacchia è finita ai migranti nonostante esistano testimonianze e rapporti sulle condizioni di grave violazione dei diritti umani dei profughi che sostano in Libia e dei molti paesi di provenienza.

Si sente ripetere regalano trenta euro al giorno ad ogni immigrato ma la verità è che ricevono 2,5 euro al giorno e che il resto va alle strutture che assicurano i servizi di accoglienza.

Si dice macché poveri e disperati; questi sono falsi profughi, non sono poveri e non scappano dalla guerra né dalla fame, nonostante molti di loro abbiano diritto, in base agli standard internazionali, allo status di rifugiato.

Si dice genericamente migrante omettendo, in un’ottica assimilazionista, l’identità nazionale dei profughi, nonostante ciascuno di loro vanti una nazione e/o una comunità di provenienza con caratteristiche precipue.

Si parla di accoglienza ai migranti in chiave dispregiativa gridando all’assistenzialismo come fenomeno degenerativo della politica di sostegno promossa dallo stato, omettendo l’enorme impegno profuso fino ad oggi nei soccorsi e nell’accoglienza. salvini
Si assicura un collegamento sempre più intenso tra migrazione e terrorismo nonostante la quasi totalità degli attentati terroristici compiuti in Europa siano stati eseguiti da cittadini europei.

Si pongono questioni francamente razziste come: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate, nonostante il tragico passato razzista dell’Italia.

Si gridano falsi allarmi come l’immigrazione minaccia l’Europa e la cultura cristiana, e l’Unione Europea deve concentrare l’attenzione sulla protezione dei suoi confini, nonostante le infauste ombre di un passato nazi-fascista gravi sull’Europa.

Si progetta di formare un asse Berlino, Vienna, Roma contro l’immigrazione irregolare (vi ricordate?), o di creare centri comuni fuori dai confini dell’Unione Europea destinati ai migranti, con sinistri richiami al recente passato.

Si urla no al traffico di esseri umani, no al business dell’immigrazione clandestina facendo credere che politiche precedenti non abbiano rincorso i medesimi obiettivi e che slogan semplicistici possano sostituire la complessità della politica e dei negoziati.

Si chiudono illegalmente i porti alle navi cariche di migranti, giocando con la vita e la morte delle persone e utilizzando la loro sofferenza, dichiarando di risolvere un problema politico.

Tutto questo si dice e si fa interpretando, manipolandolo, il pensiero del popolo italiano e, per così dire, agendo in suo favore. Sono orgogliosamente populista si dice esaltando in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di questi nuovi valori esaltati come positivi ma che sono una dilatata e diffusa percezione di sospetto, diffidenza, discriminazione, razzismo.

Tutto questo si dice e si fa, anche se potrebbe comportare la violazione di norme nazionali e internazionali che regolano il salvataggio delle persone in mare e la gestione dei flussi migratori, la Costituzione italiana e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
salvini-padre-migranti-408x512Sotto la pressione della descritta crescente propaganda falsa e razzista che sta diventando una nuova pericolosa verità popolare, alcune istituzioni italiane ed europee sembrano rigettare i loro stessi principi fondanti nati dalle ceneri della Shoah e della Seconda Guerra Mondiale. Non dimentichiamo che cacciate, espulsioni, ghetti, confini, insieme a tentativi di assimilazione e integrazione forzate, sono stati sperimentati innumerevoli volte nel corso dei secoli in occidente con effetti disastrosi.

Ci appelliamo alle istituzioni e all’opposizione affinché prevalga la verità oggettiva e non il pregiudizio e perché si avvii una riflessione seria, basata sul principio del federalismo culturale, che valorizzi il principio di vivere uniti nella diversità, secondo le indicazioni dell’Unione Europea.

Macerata, allarme democratico

3 maggio 2018

COMUNICATO STAMPA

L’ANPI Provinciale di Ascoli Piceno esprime solidarietà e vicinanza all’ANPI e alla cittadinanza di Macerata per l’inaccettabile situazione di questi giorni.
Riteniamo necessaria e irrinunciabile una presa di posizione inequivocabile da parte delle Istituzioni nel rispetto dei principi dettati dalla Costituzione repubblicana sgorgata dal sacrificio di tutti gli Italiani. Uniti si batterono e morirono per sconfiggere quel regime violento e liberticida che oggi, con tracotanza, viene evocato da formazioni giovanili razziste, xenofobe, avvezze all’uso della violenza e della prevaricazione.
Auspichiamo che, nel rispetto della Costituzione e della Storia più nobile del nostro Paese, le Istituzioni democratiche maceratesi sappiano delimitare gli spazi di azione di questi soggetti che rivendicano senza pudore la condivisione di principi fascisti.
La revoca dell’autorizzazione è indispensabile per ristabilire il principio che delegittima chiunque compia apologia di fascismo.
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Ascoli Piceno, 3 maggio 2018
Il Comitato Provinciale
ANPI
Ascoli Piceno

Colle San Marco, 25 aprile 2018: il discorso del Presidente provinciale dell’ANPI Pietro Perini

25 aprile 2018

Buon giorno, a nome dell’ANPI di Ascoli Piceno porgo il benvenuto a tutti i presenti, alle autorità civili, militari, religiose e a tutte le associazioni combattentistiche.
Buon onomastico a tutti i Marco presenti e Buon compleanno a tutti. Oggi è il compleanno di tutte le italiane e di tutti gli italiani, oggi celebriamo la nostra Libertà . Festeggio questa giornata con tanta amarezza nel cuore perché tra di voi non vedo più risaltare la folta capigliatura bianca del nostro caro William ma, sono sicuro, lui è quì, come sempre, da qualche parte, in mezzo a noi e allora, buon 25 Aprile William!
Questo è il primo 25 Aprile senza partigiani.
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Da oggi, ufficialmente, la Brigata Partigiana Colle San Marco ci passa il testimone.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di essere tutti uniti, perché il messaggio dei nostri Partigiani è sempre stato chiaro: continuate sempre la nostra Resistenza.
La Libertà che festeggiamo oggi è la madre di tutte le Libertà. È quella Libertà che permette all’umanità di riscattarsi, di annientare le schiavitù, di abbattere il giogo delle dittature, di far vivere interi popoli e nazioni nella democrazia. È la Libertà che, per essere ottenuta, pretende il prezzo più alto, un prezzo che si paga con morti e sangue. È la Libertà voluta da donne e uomini che si sono sacrificati sapendo che non ne avrebbero goduto ma avrebbero permesso alle generazioni future di vivere in un mondo nuovo. È la Libertà che partorisce tante altre forme di Libertà. La Libertà di vivere, di studiare, di lavorare, di scrivere e di leggere, di giocare, di parlare, di credere oppure no, di essere bianco oppure nero, di amare una donna oppure un uomo, di avere un’idea oppure un’altra. Ma questa Libertà, così potente e poderosa è allo stesso tempo estremamente fragile e delicata, essa non è come una sterminata prateria dove ognuno di noi può andare a suo piacimento, essa ha dei confini ben precisi, che non bisogna oltrepassare mai, perché facendolo si dissolverebbe come neve al sole. È un confine netto, invalicabile, che ci ammonisce sul fatto che la nostra Libertà termina dove ha inizio quella di un nostro simile. È una regola semplice, che alimenta, ingigantisce e rinvigorisce ogni Libertà tutte le volte che viene rispettata. Tutto questo rappresenta la vera Libertà. Ma, da bravi esseri umani, cerchiamo, sempre più spesso di aggirare questa semplicissima regola è così abbiamo fatto in modo di crearci altri tipi di Libertà: le Libertà che ci prendiamo.
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Così ci prendiamo la Libertà di uccidere, di dichiarare guerra, di respingere chi ci chiede aiuto, di odiare chi non la pensa come noi, di ricordare il compleanno di un assassino come hiltler, di negare l’Olocausto, di deridere e vessare chi è più debole, di imbrattare i muri delle nostre città con svastiche, di fare il saluto romano, ma anche di malmenare o peggio assassinare una donna e di prendere a pugni un insegnante. Ogni volta che ci prendiamo di queste Libertà, indeboliamo quella di ognuno di noi. È come se ogni volta facessimo un passo verso l’orlo di una voragine. E sapete perché ci prendiamo tutte queste Libertà? Perché nella nostra vita quotidiana che abbiamo così ben condito di Whats App, Facebook, Instagram, Internet che sono diventati le nostre necessità primarie, ci siamo dimenticati completamente di un ingrediente, il più importante. Talmente importante che è anche l’unico che permette alla nostra Libertà di sopravvivere e prosperare: si chiama Rispetto. Il Rispetto però è un cliente scomodo. Ai genitori costa fatica pretenderlo, la scuola non lo insegna più perché ha completamente snaturato il proprio ruolo, i politici ne fanno volentieri a meno, ormai questo termine risuona solo tra mafiosi e tra camorristi che però lo usano come sinonimo di omertà. Senza il rispetto non può esserci Libertà. Per il genere umano la Libertà è un bene prezioso come l’aria e noi ogni giorno, ci stiamo stringendo un cappio intorno alla gola. Non ci accorgiamo che stiamo soffocando piano piano, perché stiamo distruggendo la nostra Libertà. È una società che ha imboccato la strada più pericolosa che aveva a disposizione, all’orizzonte non si percepisce nulla di buono, almeno fino a quando non torneremo a dire tre semplici parole: GRAZIE, SCUSA e PER FAVORE!
VIVA LA LIBERTÀ E BUON 25 APRILE A TUTTI

L’ultimo Partigiano della Banda San Marco

28 febbraio 2018

di Pietro Perini

L’ultimo Partigiano ci ha lasciato. La Brigata Partigiana Colle San Marco adesso è al completo, quei ragazzi del 43 sono di nuovo tutti insieme. Mi piace pensarli in fila, uno dietro l’altro mentre percorrono i sentieri della loro montagna. Caro William porta un bacio a mio padre. Pensare che stia accadendo tutto questo è la nostra consolazione, la speranza che ci sarà permesso di riabbracciare i nostri cari. Ma, nonostante tutto, non è giusto che una persona come William ci lasci in questo modo!
La cruda realtà alla fine è una sola: Il nostro William non c’è più, non potremo vedere mai più quella folta candida capigliatura che lo distingueva e non lo sentiremo più urlare contro i fascisti con quel suo filo di voce.
image Ma William non era un uomo qualunque, William era un uomo speciale, tanto speciale da entrarti nella mente ed andare ad occupare quel posto dove ognuno di noi tiene gelosamente custoditi quei ricordi che lo seguiranno per tutta la vita. Questo è il motivo per cui possiamo dire con certezza che William continuerà a vivere dentro ognuno di noi. La vera tragedia della sua scomparsa è rappresentata dal fatto che se ne è andato un uomo onesto, un gentiluomo, un tenero padre, una affabile nonno, un dolce marito, un amico sincero e se ne è andato anche l’ultimo Partigiano. Uomini così non dovrebbero lasciarci mai, ci dovrebbe essere concesso di godere all’infinito dei loro insegnamenti. Invece eccoci qui, intorno alla sua bara; oggi piangiamo, è naturale farlo, non c’è niente di male, dopo si prova un senso di strana liberazione. Anche William si commuoveva facilmente e questo modo di essere derivava da un’altra sua caratteristica: William era un uomo di montagna!

La gente di montagna è gente buona, gente pronta a sacrificarsi per un amico, gente umile, gente di cui ti puoi fidare, gente onesta, gente che non molla. William era la prova vivente di tutto questo. È stata anche questa passionaccia per la montagna che nel 1943 lo spinse a salire a Colle San Marco: la grande voglia di dare il suo contributo per la nostra libertà e la nostra democrazia, con la certezza di poterlo fare in un ambiente amico. William l’ultimo Partigiano. Chi ha fatto la Resistenza continua a farla per tutta la vita. L’ho visto fare a mio padre e l’ho visto fare a William. Le sue battaglie insieme al CAI, le sue battaglie per l’ambiente, in giro per le scuole a raccontare la sua vita di Partigiano agli studenti e poi la sua bomboletta. imageUn giorno, qualche mese fa, mi prese da una parte e me lo disse: la sera vado in giro con una bomboletta e cancello le scritte dei fascisti. Il Partigiano continuava ad essere il Partigiano! Da quando lo avevamo eletto Presidente dell’Anpi mi diceva che dovevo essere la sua voce. Così io scrivevo i discorsi che avrei letto durante le cerimonie e lui voleva leggerli prima: sennò tu te ne passi! Mi diceva. Era il suo modo di coniugare il suo disprezzo per i nazifascisti che aveva combattuto con
il rispetto per le Istituzioni democratiche nate dalla Resistenza. William non c’è più. Per l’Anpi la sua scomparsa rappresenta la perdita del suo ultimo Partigiano, l’ultimo testimone, l’ultimo discendente di una stirpe di uomini che da tempo le mamme non partoriscono più. Ma la sua scomparsa è una grande perdita per tutta la nostra comunità, quando se ne vanno uomini come William è come se un grande solido muro costituito da saggezza, onestà, umiltà e dalle storie di grandi uomini, perdesse un mattone mettendo in evidenza tutta la nostra impotenza perché non esiste un altro mattone fatto dello stesso materiale che può rimpiazzarlo. Ma c’è una cosa che ognuno di noi può fare, cercare di costruire un altro muro altrettanto solido utilizzando gli insegnamenti di quegli uomini, ricordando le loro storie, facendo nostri i loro comportamenti. William non c’è più ma con la sua esistenza ci ha indicato un altro sentiero da percorrere: seguiamolo senza esitazione e lui continuerà a vivere per sempre al nostro fianco.