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10 febbraio, Giornata del ricordo

8 febbraio 2018

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, con il Trattato di Rapallo (1920) e poi quello di Roma (1924), l’Italia acquisì sul suo confine orientale un territorio nel quale abitavano quasi 500.000 tra sloveni e croati.
I territori dell’Istria e della Dalmazia non erano mai stati abitati da popolazioni italiane, se non in minima parte. Dagli anni ’20 il fascismo pianificò e scatenò una violenta campagna volta ad imporre forzatamente l’ “italianità” alla popolazione jugoslava.
Con l’avvento del fascismo iniziò un processo di assimilazione forzata: vennero progressivamente eliminate tutte le istituzioni slovene e croate, le scuole furono italianizzate, gli insegnanti licenziati o costretti ad emigrare, vennero posti limiti all’accesso degli sloveni nei pubblici impieghi, cambiati i nomi dei luoghi. Questo generò una prima ondata di sentimento anti-italiano.
Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1941 il regime fascista e quello nazista attaccarono e occuparono quasi tutta la Jugoslavia, lasciandosi andare a uccisioni e brutalità di ogni genere. Vennero approntati, sia nel territorio italiano che in quello jugoslavo occupato, un gran numero di campi di concentramento, nei quali oltre ai detenuti di etnia slava vennero spesso rinchiusi anche migliaia di antifascisti italiani e stranieri di varie nazionalità. Gran parte degli slavi, fra cui anche vecchi, donne e bambini, trovarono la morte per inedia, malattie, torture o soppressione fisica, come peraltro espressamente richiesto da Mussolini, che chiedeva «l’annientamento di uomini e cose».
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I primi partigiani jugoslavi iniziarono la loro lotta antifascista sin dal luglio 1941. I nazifascisti tentarono inutilmente in tre riprese il loro annientamento. Il primo tentativo fu realizzato nell’ottobre 1941 e si avvalse anche di vere e proprie azioni terroristiche verso i civili (ad esempio l’eccidio nazista di 7000 abitanti di Kragujevac). Il secondo fu attuato nel marzo 1942, quando il Comando superiore armate Slovenia e Dalmazia (poi detto Supersloda) inviò a tutti i reparti la circolare 3C. Questa circolare conteneva ordini di una ferocia inaudita come, ad esempio: “Internare, a titolo protettivo, precauzionale e repressivo, individui, famiglie, categorie di individui delle città e delle campagne e, se occorre, intere popolazioni di villaggi e zone rurali; si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno perseguiti. Perseguiti invece, inesorabilmente, saranno coloro che dimostreranno timidezza e ignavia”. La terza grande offensiva si svolse nell’estate 1942, sotto la direzione del generale Mario Roatta, e si concluse, come gli altri due tentativi, con grandi massacri di civili, ma senza riuscire a scalfire la forza e il coraggio dei partigiani jugoslavi, ai quali si univano molti partigiani italiani di orientamento comunista.
Si preferisce non ricordare le migliaia e migliaia di civili jugoslavi trucidati dalle truppe italiane nell’ex-Jugoslavia, occupata dal 6 aprile 1941 fino all’ 8 settembre del 1943; si ignorano le migliaia di civili (donne, vecchi e bambini) morti nei campi di concentramento fascisti ad Arbe, a Gonars e in altri campi del centro-nord Italia.
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Fra gli episodi, citati da Angelo Del Boca, professore dell’Università di Torino considerato il maggior storico del colonialismo italiano, troviamo: 1000 ostaggi fucilati dall’esercito italiano nel territorio di Lubiana (ex-Jugoslavia) tra il 1941 e il 1943, 35.000 persone deportate in Italia nei campi di concentramento, di cui 4.500 morte nel campo dell’isola di Arbe.
Quando si parla degli esuli italiani dell’Istria e della Dalmazia non si deve dimenticare che gran parte di questi erano stati impiantati in quei territori artificiosamente dal fascismo e spesso del regime erano stati collaboratori attivi.
I fascisti da sempre hanno cercato di far passare la tesi dello scontro tra italiani e jugoslavi; in realtà nella Venezia Giulia vi è stata una resistenza forte e radicata in cui alcune formazioni partigiane jugoslave e italiane operavano congiuntamente contro i nazifascisti (italiani, tedeschi e jugoslavi).

Giornate del tesseramento 2018

20 gennaio 2018

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MARTEDI’ 3 OTTOBRE TUTTI AL SACRARIO DI COLLE SAN MARCO

30 settembre 2017

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I MARTIRI DI MASSIGNANO

21 giugno 2017

IMG_3837rIMG_3816r IMG_3827r IMG_3833r IMG_3855rA Marina di Massignano avvenne il 18 giugno del 1944 una rappresaglia nazista con l’uccisione di dodici inermi contadini solo perché un soldato tedesco era stato ferito da un colpo di fucile sparato da ignoti. Questo episodio che superò persino la ferrea, illegale e inumana legge del Reich che prevedeva la proporzione di uno a dieci tra i morti tedeschi e italiani. Infatti il soldato tedesco non era morto e non essendoci bande partigiane nella zona non si poteva neppure sostenere, come spesso accadeva, che la popolazione locale avesse appoggiato e protetto i partigiani. Anzi non è stato neppure appurato che il ferimento fosse stato operato da un partigiano. Ma al capitano Potente, tedesco con nome italiano, TUTTO QUESTO NON IMPORTAVA, ha solo dato sfogo alla sua ferocia. Lo stesso giorno dopo 73 anni si sono riuniti i sindaci di Massignano, di Cupramarittima, di Montefiore e Cossignano insieme ai dirigenti dell’ANPI sezionale e provinciale e a molta gente, per ricordare e per confermare che tale violenza non avvenga più. Una mesa al campo è stata celebrata in suffragio.

ECCIDIO DI CASTIGNANO

16 giugno 2017

IMG_8860 IMG_8859 IMG_8858 IMG_8857 IMG_8856 IMG_8855A Castignano bivio Capradosso c’è un grande albero : una quercia con un fusto di quasi 4 metri di
circonferenza ed una chioma di 20 metri di diametro da sempre chiamato l’albero dei Villa.
Era un albero dove la famiglia appoggiava le fascine di legna da ardere per l’inverno ma il 16 giugno del 1944 alla sua base vennero fucilati dai nazifascisti in ritirata Emidio Lucidi, Luigi Cicconi, Giuseppe e Domenico Villa. Fu una rappresaglia per l’uccisione di un soldato tedesco, ma per fortuna il comandante del reparto tedesco non applicò alla lettera la legge del Reich che prevedeva l’uccisione di 10 italiani per ogni tedesco.
Oggi si è svolta la commemorazione di quel tragico episodio, alla presenza del sindaco Fabio Polini, del vicepresidente provinciale ANPI Giuseppe Parlamenti, dell’Avv. OLIVIERI che ha recentemente vinto la causa di risarcimento contro la Germania per gli eccidi, di una folta schiera di cittadini e di don Gabriele Silvestri che ha benedetto il cippo. Don Gabriele, in tenera età è stato testimone oculare dell’eccidio.