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L’Anpi nazionale interviene sulla vergognosa celebrazione fascista del 28 ottobre ad Acquasanta Terme

1 novembre 2019

L’ANPI nazionale sulla cena fascista in un ristorante dell’ascolano: “Ci rivolgeremo alle autorità competenti”

La Segreteria Nazionale ANPI, in relazione alla cena celebrativa della marcia su Roma, avvenuta il 28 ottobre nel Ristorante “Hotel Terme” sito in località Acquasanta Terme (AP) nei pressi del luogo in cui è stata compiuta una delle più efferate stragi nazifasciste delle Marche, l’eccidio di Pozza-Umito, manifesta una grande indignazione per il reiterarsi di manifestazioni apologetiche del fascismo.

Il fatto è gravissimo, non soltanto come episodio celebrativo, ma per la circostanza che al suddetto evento hanno partecipato anche autorità locali.

Si deve ricordare che la Costituzione della Repubblica Italiana è fondata sui valori della Resistenza al nazifascismo e che oggi consente anche a soggetti che hanno nostalgia dei valori dittatoriali del regime mussoliniano di poter godere della libertà della quale però fanno un uso evidentemente illegittimo e illegale.

L’affermazione sulla titolarità a esprimere le proprie opinioni si scontra con le norme che sono poste a fondamento del divieto della ricostituzione del disciolto partito fascista e dell’apologia del fascismo.

Una cosa è esprimere il proprio pensiero, un’altra è violare la legge celebrando pubblicamente con simboli, atteggiamenti e comportamenti un ventennio di dittatura che tanti mali e lutti ha portato all’Italia.

L’ANPI Nazionale stigmatizza in maniera netta l’episodio avvenuto in una zona dove la Resistenza al nazifascismo è stata particolarmente forte al punto che il Comune di Ascoli Piceno è stato insignito della medaglia d’oro alla Resistenza.

L’ANPI nazionale, inoltre, assumerà tutte le iniziative finalizzate alla difesa dei valori della Resistenza, anche rappresentando alle Autorità competenti i fatti accaduti.

Roma, 31 ottobre 2019

Il 26 maggio vota antifascista!

10 maggio 2019

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Rigurgiti di fascismo

14 marzo 2019

Oggi la IIª sez. della Corte d’Appello di Roma ha confermato la sentenza di condanna emessa dal giudice di Tivoli nei confronti di Ercole Viri sindaco di Affile, Giampiero Frosoni e Lorenzo Peperoni, assessori dello stesso Comune, per apologia del fascismo in relazione alla costruzione del mausoleo celebrativo di Rodolfo Graziani. Sono state anche confermate le statuizioni civili tra le quali la condanna al risarcimento di 8.000€ in favore dell’ANPI Nazionale.

salvini

Carla Nespolo, Presidente nazionale ANPI: “Sono felice per questa notizia. Il fascismo è un crimine contro l’umanità e l’Italia, la sua Costituzione, le sue Istituzioni democratiche lo rifiutano con forza”.

“Dopo aver fatto infuriare i governi di Slovenia e Croazia, l’on. Tajani torna a far parlare il suo cuore fascista, del tutto dimentico del suo ruolo europeo. Il fascismo ha fatto cose buone? Lo vada a dire in Etiopia dove intere popolazioni ( bambini, donne, uomini ), del tutto innocenti, sono state sterminate dall’uso, voluto da Mussolini, dei gas. L’aggressione all’Albania, alla Grecia e alla Jugoslavia? L’onorevole Tajani, lo ignora. Derubricare poi il delitto Matteotti come un semplice incidente di percorso in un cammino tutto sommato pacifico, è quanto di più disgustoso si potesse sentire. Gli argomenti dell’ on. Tajani sono triti, superficiali e tipici di chi vuole giustificare un regime, il fascismo, che ha precipitato il nostro Paese nella seconda guerra mondiale, causa di milioni di morti. Soprattutto operai e contadini. Che ha non solo aderito, ma condiviso le leggi razziali, che ha infangato l’onore del nostro Paese nel mondo. C’è voluta la Resistenza, assieme all’intervento alleato, per sconfiggere il mostro del nazismo e del suo complice fascista. L’espressione: “non sono fascista ma”… è tipica dei fascisti in doppio petto. Come l’on. Tajani a cui non si sa, se manca di più la conoscenza della storia o il rispetto per il proprio ruolo di dirigente di un continente, l’Europa, che ha recentemente e definitivamente ribadito le proprie radici antifasciste”.

Carla Nespolo – Presidente nazionale ANPI

Alzare la guardia contro il neofascismo. Ad Ascoli un incontro con Paolo Berizzi ed il suo Nazi Italia.

11 marzo 2019

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Lutto per la famiglia del Partigiano Fausto Simonetti, eroe della Resistenza ascolana

4 marzo 2019

È’ venuta a mancare la moglie del Partigiano Fausto Simonetti. Alla figlia Simonetta l’abbraccio dell’ANPI di Ascoli Piceno, nel ricordo del sacrificio di quel 6 giugno del 1944.
Fausto,nAto ad Ascoli Piceno nel 1921, trucidato presso Ascoli il 6 giugno 1944, aviere, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Arruolatosi nel 1939 in Aeronautica come aiutante sanitario, durante la guerra Simonetti fu mobilitato sul Fronte occidentale e in Libia. Rientrato in Italia nel febbraio del 1943, al momento dell’armistizio si trovava con il suo reparto in provincia di Foggia. Decise di tornare ad Ascoli ed entrò nella Resistenza, aggregandosi ad una formazione composta in gran parte da militari sbandati, che operava a ridosso della città e che il 3 ottobre affrontò, a Colle San Marco, soverchianti truppe tedesche. image

Nello scontro caddero venticinque partigiani, quattro furono feriti e sessanta furono fatti prigionieri. Simonetti, riuscito a sottrarsi alla cattura, continuò ad essere tra gli organizzatori della Resistenza locale, curando il collegamento del Comando dell’VIII Armata alleata con le basi delle Marche e dell’Abruzzo. Nel giugno del 1944 il giovane aviere, come è ricordato nella motivazione della Medaglia d’oro, “… attivamente ricercato dai nazifascisti cadeva, per delazione, in un’imboscata.

Catturato e sottoposto a minacce e torture, nulla rivelava circa i dislocamenti e l’organizzazione delle forze partigiane della zona. Esasperati dal contegno fiero e sprezzante, i suoi aguzzini lo fucilarono finendolo, mentre agonizzava, a colpi di calcio di fucile. Fulgido esempio di tenacia, sprezzo della vita e di assoluta dedizione agli ideali di Patria e di libertà”. A Fausto Simonetti sono state intitolate una strada di Porto San Giorgio e una piazza di Ascoli Piceno.