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Dal centro-destra marchigiano un altro oltraggio alla Storia regionale

26 giugno 2020

È di questi giorni l’ufficializzazione della candidatura unitaria del centro-destra marchigiano, per la carica di governatore delle Marche, dell’ex sindaco di Potenza Picena, Francesco Acquaroli, 45 anni, maceratese di “Fardelli” d’Italia, fortemente imposto dal partito della Meloni.
Alle elezioni regionali del 2010 si era già proposto sotto le insegne del Popolo della Libertà, a sostegno del candidato Erminio Marinelli. Qualche anno dopo trasmigra in FdI e nel 2014 si candida sindaco a Potenza Picena. In occasione delle regionali del 2015 si candida a governatore delle Marche, sostenuto da Fardelli d’Italia e dalla Lega Nord, classificandosi TERZO (peccato che ne serviva solo UNO). Alle elezioni politiche del 2018 viene finalmente eletto deputato e si dimette dalla carica di sindaco di Potenza Picena (da quel giorno il paese è in lutto).
Lanciatissimo, si candida nel 2019 alle Europee, nella Corcoscrizione Italia Centrale, ottenendo solo 9000 preferenze e risultando quindi trombato.image
Per le regionali del 2020, è il candidato governatore per il centro destra, sebbene il 28 ottobre 2019, ad Acquasanta Terme (AP), risulti tra i partecipanti alla cena di simpatizzanti neo-fascisti per celebrare la marcia su Roma del 1922, manifestazione eversiva che indusse un sovrano incapace, Vittorio Emanuele III, a dare pieni poteri al criminale Benito Mussolini.
La candidatura di questo individuo rappresenta un oltraggio per la Storia della nostra regione, che tanto ha dato per la Liberazione dal nazi-fascismo.image
La Resistenza nelle Marche durò circa un anno, dal settembre del ’43 al settembre del ’44. A partire dal 9 settembre del ’43 il CNL regionale assunse il ruolo di dirigere una realtà liberata da un ventennio di dittatura. Il 12 settembre ci fu l’episodio delle Casermette, ad Ascoli Piceno, che vide la sconfitta, in campo aperto, di una colonna tedesca, ad opera degli avieri della città, ma tra i primi ad organizzare le forze partigiane, sul modello di quanti avveniva nel Nord Italia, furono Spartaco Perini, su Colle Sam Marco di Ascoli Piceno e Gino Tommasi, il comandante “Annibale”, nel nord della regione. A marzo si formò nel maceratese la Brigata Spartaco sotto il comando di Giorgio Gatti. In aprile il comando generale di Milano promosse le brigate partigiane marchigiane a Divisione e le pose sotto il comando del generale Alessandro Vaia.image
A giugno il Cln marchigiano, in accordo con il Cln Dell’Alta Italia, decise di trasformare il comando della Divisione Garibaldi Marche in Delegazione di Comando del Corpo Volontari della Libertà. La vita dei partigiani fu molto difficile: fame, freddo, pericoli e le incomprensioni tra i vari membri dei gruppi furono alcune delle maggiori problematiche che si dovettero affrontare. Nel maggio del ’44 si registrò un forte aumento del numero delle bande. Quattro erano le formazioni di orientamento politico comunista, quattro quelle militari e due quelle apolitiche. La resistenza marchigiana coinvolse tutti: uomini di chiesa, come don Nicola Rilli, carabinieri, come Carlo Alberto Dalla Chiesa, che alla sua prima missione come ufficiale dell’Arma, evitò, informando preventivamente i pescatori, il sequestro da parte dei tedeschi di molte imbarcazioni di San Benedetto del Tronto; alcuni carabinieri furono anche uccisi dai tedeschi e uno dei casi più conosciuti è quello del maggiore Pasquale Infelisi che si rifiutò di prestare giuramento alla Rsi; altri militi dell’Arma presero parte alle attività dei partigiani.

Tra marzo e maggio del ’44 i nazifascisti dispiegarono consistenti forze con l’obiettivo di combattere i partigiani: i rastrellamenti di marzo furono di numero inferiore solo al Piemonte e causarono molte vittime. Le truppe partigiane ebbero un alto grado di consenso da parte della popolazione e ciò è anche dimostrato dal fatto che durante l’occupazione tedesca uscirono ininterrottamente due quindicinali antifascisti, che operavano in totale clandestinità: «L’Aurora», poi rinominato «Bandiera Rossa», e «La Riscossa», testate che fecero registrarono un buon seguito. Un traguardo molto importante della Resistenza fu quello di aver boicottato i bandi di lavoro obbligatori dei tedeschi, emessi con l’obiettivo di deportare manodopera bellica in Germania. Fu condotta anche una vera e propria “battaglia del grano”, cioè fu evitato che il grano marchigiano venisse portato in Germania, distribuendolo alla popolazione. Non meno importante fu il ruolo giocato dai partigiani nel distogliere le truppe nazifasciste dal contrastare l’avanzata degli anglo-americani. Nonostante i rastrellamenti dell’inverno del ’44 i partigiani continuarono la guerra contro gli occupanti.image

I tedeschi, con l’obiettivo di garantirsi le vie di comunicazione, cercarono, nel maggio del ’44, di stringere un patto con il comando della brigata “Spartaco” che rifiutò, in quanto risoluto a combattere i tedeschi. Il fatto è importante perché dimostra che non si era in presenza solo di una guerra civile, ma che l’obiettivo principale dei partigiani era combattere l’invasore tedesco. Va sfatata la teoria secondo cui senza i partigiani non ci sarebbero state le rappresaglie da parte dei tedeschi, con il conseguente risparmio di vite umane. Nelle Marche, infatti, le rappresaglie furono solo una piccola parte delle stragi nazifasciste. Molte stragi furono fatte con l’obiettivo di controllare il territorio e sfavorire la renitenza alla leva. La lotta partigiana permise anzi di salvare molte vite umane, perché impedì la deportazione di molti cittadini ed evitò bombardamenti alleati, come a Osimo. Un ruolo fondamentale fu svolto dalle donne. Il loro contributo fu importante per trasmettere ordini e informazioni, supportare la vita delle bande e curare i combattenti.

Alcune parteciparono direttamente come partigiane, talune, come Valkiria Terradura, anche con ruoli di comando. Importanti furono pure le proteste da parte delle donne, prima ad Ancona e poi a Serra de’ Conti: la prima manifestazione fu caratterizzata dal grido “pane, pace”; la seconda si rivelò una protesta contro il fermo di tre giovani che non avevano adempiuto all’obbligo di leva: l’episodio portò all’arresto di Adelaide Fiorani. Il Cln regionale rappresentò il primo governo della regione Marche dal momento dell’Unità, ed ebbe una vita molto vivace. Il Cln pesarese fu caratterizzato dall’egemonia comunista, Partito nato con una base di massa e che aveva assorbito negli anni trenta la base del vecchio Partito socialista. Nel Cln maceratese la figura chiave era il cattolico Mario Fattorini e dal momento della Liberazione questo ruolo passò al liberale Ferdinando Ciaffi.image

Il Cln maceratese fu caratterizzato da una dialettica tra bande in cui prevaleva il fattore politico e bande in cui prevaleva l’elemento militare. Ad Ascoli invece il Cln si formò molto tardi perché i tedeschi controllavano bene la città. Molto attivo era invece il Cln di Fermo, che influì molto sull’organizzazione militare della Resistenza (e più avanti sulle richieste di autonomismo da parte dei fermani). La Resistenza, in sostanza, generò una coscienza nuova che tendeva a superare i limiti del campanilismo, favorendo il dibattito autonomistico in sede politica.
Di fronte a tutto questa Storia, fatta di coraggio e di sacrificio, di lotta per la Libertà contro i fascisti, spiegateci CHE CAZZO C’ENTRA FRANCESCO ACQUAROLI.

Il comunicato dell’ANPI regionale sulle ultime vicende politiche marchigiane

24 giugno 2020

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ANPI GEMELLI

13 giugno 2020

Che dire dell’ultima eroica impresa dei fascistelli locali?
Privati da mesi dello sfogo calcistico, che occupa al 90 per cento l’attività del loro unico neurone, stanchi delle solite gare di rutto e di sfide a chi piscia più lontano, non hanno trovato di meglio che tornare ad imbrattare le strade cittadine con le loro scritte idiote.image
Pregni della loro sconfinata ignoranza, di cui vanno fieri, lasciata per una sera la lettura dell’album Panini dei calciatori, hanno “marcato il territorio” in via Napoli con una nuova scritta: ANPI CANCRO.
Essendo ignoranti da generazioni, non sanno i meschini che l’ANPI è stata fondata il 6 giugno 1944. Ne deriva che la scritta corretta sarebbe stata: ANPI GEMELLI (il segno del cancro entra il 22!)

Ciao Luigino.

10 giugno 2020

Questa mattina, stroncato da un tragico malore, ci ha lasciati il Dott. Luigino Nespeca, già imagePresidente della sezione Anpi di Offida.
Stimato professionista del territorio, si distingueva per la sua naturale gentilezza e disponibilità. Da anni impegnato in politica al Comune di Offida, ove aveva ricoperto in passato anche la carica di vice sindaco, era stato tra i promotori della istituzione della locale sezione dell’ANPI. Sempre imageattivo e partecipe a tutte le iniziative dell’Associazione Partigiani, lascia a noi tutti il ricordo del suo garbo e della sua carica di umanità, l’esempio del suo stile pacato ma fermo, la sua salda passione in difesa dei valori democratici e della Memoria Partigiana.
Alla sua compagna e ai suoi cari l’abbraccio affettuoso di tutti gli iscritti dell’ANPI.
Ascoli Piceno, 10 giugno 2020

Addio al Partigiano Lelio Uncini, il ricordo di un grande uomo nelle parole di Fabio Rosa

29 aprile 2020

Si è spento serenamente, all’età di 98 anni ben vissuti, il Partigiano Lelio Uncini, un ragazzo del ’22 che nel gennaio del ’44 seppe scegliere da quale parte combattere, unendosi alla Resistenza che operava nella provincia reatina.

La liberazione della Città di Rieti

La liberazione della Città di Rieti


La storia post-armistizio del reatino annovera numerosi episodi di efferatezze compiute dalle truppe tedesche e dai fascisti del luogo, contrastati epicamente dai partigiani della Brigata Gramsci e della Banda D’Ercole Stalin, fino all’epilogo del 16 giugno 1944, quando a Rieti entrarono le truppe inglesi.
Lelio Uncini

Lelio Uncini


Lelio viveva a Monsampolo del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, ove aveva diretto per oltre vent’anni, fino al 1986, l’Istituto Superiore per l’Orticoltura di Monsampolo del Tronto. Lelio era diventato famoso in tutto il mondo per le sue ricerche di miglioramento genetico di numerose specie orticole ed era stato insignito di vari riconoscimenti. Sempre attivo e presente alla realtà del territorio, era Presidente onorario della ricostituita sezione ANPI di San Benedetto del Tronto dal 2012.
Ci lascia un altro “ragazzo del ’22”, uno di quelli che ha lottato contro il fascismo per restituire la dignità e la libertà al popolo italiano. Onoriamo la sua memoria. Grazie compagno Lelio!
L’ANPI provinciale di Ascoli Piceno esprime la più sentita vicinanza alla Famiglia e si unisce in un abbraccio di affettuoso saluto.

Pubblichiamo le parole di Fabio Rosa, del Direttivo provinciale ANPI di Ascoli Piceno, in ricordo del Partigiano Lelio.

Il prof. è stato non solo un partigiano ” vero” ma colonna portante del nostro comitato provinciale per lungo periodo almeno fino al 2010. Per molto tempo ha ricoperto il ruolo di consigliere provinciale e regionale, rifiutando la proposta di divenire presidente regionale, quando ancora questo incarico aveva una sua valenza e prestigio. Ma conoscendolo non poteva essere diversamente: a lui non interessavano le cariche ma il lavoro di squadra, non amava la ribalta, era schivo, preferiva non apparire. I suoi interventi erano però sempre mirati e risolutivi ed arrivavano puntuali solo se e quando gli chiedevamo un consiglio. Di solito su problemi spinosi o delicati da risolvere, (vi posso assicurare che nel corso degli anni abbiamo avuto tante controversie e questioni difficili, a volte anche a livello nazionale ed una volta internazionale con giornalisti tedeschi….). Lui ci accoglieva nella sua bella villa sulla colline di Monsampolo e ci ascoltava. Non amava uscire dal suo bel rifugio, meta non solo nostra ma anche di politici che da lui spesso si recavano a chiedere “lumi”. In quella casa abbiamo organizzato riunioni del comitato provinciale, quando avevamo necessità della sua lungimiranza, in quella casa ho partecipato a riunioni con Alberto Perozzi, Giannino Oddi, Giorgio De Sabbata e, ovviamente con Tito Alessandrini. Per me era un onore anche perche’ il prof. Uncini trattava tutti al suo pari: gli interessavano le persone propositive con idee che guardassero avanti, non certo la loro storia o il loro prestigio. Dalla eterogeneità di noi presenti nascevano progetti di ampia visione da realizzare, ma era sempre lui a darci le giuste certezze.
Il prof. Lelio Uncini non aveva la spocchia dell’ intellettuale di sinistra che sa tutto di tutto o peggio che pensa di avere il dono della verità o che ti guarda dall’ alto in basso. Egli aveva la semplicità e l’ umiltà dei grandi personaggi… perché lo era. Vi posso assicurare che le mie non sono frasi di circostanza. Era uomo di vasta cultura, che noi abbiamo avuto l’ onore di annoverare nella nostra Anpi territoriale. Uno scienziato nel suo settore, ma faceva e avrebbe potuto fare la differenza in qualsiasi ambito si fosse dedicato.image
Aveva eloquio gentile, mai sopra le righe, garbato ma senza fronzoli, diretto, sviscerava le questioni con una capacità di analisi unica. Ci rendeva semplice qualsiasi problema, offrendo le varie opzioni con i suoi pro e i suoi contro. A quel punto era il Comitato Provinciale (a quei tempi si chiamava cosi) nella sua interezza a decidere: in quelle occasioni nessuno si permetteva di prevaricare nessuno e tutto noi consiglieri eravamo con pari dignità, dallo scienziato Lelio Uncini, allo storico, al partigiano reduce, al figlio del partigiano ucciso fino al sottoscritto, a quei tempi semplice studente e ragazzo, figlio di partigiano.
Se ho avuto modo di fare queste esperienze, se ho potuto conoscere, confrontarmi e soprattutto imparare da personaggi come il prof. Uncini, se oggi sono la persona che sono con il mio bagaglio culturale, con le mie convinzioni e con la mia cspacita critica lo devo all’ Anpi e a chi in me ha creduto, permettendomi di divenire il primo non partigiano membro nei vari direttivi comunale, provinciale, regionale, permettendomi di divenire consigliere nazionale. Non credo che un sindacato, un partito, una associazione politica o religiosa mi avrebbe potuto permettere tanto. Grazie Anpi e grazie anche a te caro prof. Uncini.
Con la tua scomparsa il nostro Anpi perde un altra sua profonda radice e accelera la sua ineluttabile trasformazione da associazione di reduci ad associazione della e per la memoria. Ma come tu sai l’ Anpi era e rimane un ente morale: spetta a chi ora ha l’ onere, ma anche e soprattutto l’ onore di presiederla onorarti con le dovute iniziative quando le circostanze lo permetteranno: sei stato un partigiano “vero”, e uomo sempre libero. Ciao prof.
Fabio Rosa

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