Archive for the ‘Interventi’ category

25 aprile

Aprile 17th, 2016

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Anpi memoria storica del 900

Novembre 14th, 2015

ANPI A SCUOLA MEMORIA ATTIVA DEL NOVECENTO

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia è custode istituzionale della memoria dei protagonisti e dei fatti militari e civili che portarono l’Italia fuori dalla sanguinosa dittatura, nella democrazia sancita dalla Costituzione Repubblicana.

Nel corso dei decenni l’ANPI ha vigilato sui valori dell’Antifascismo e della Resistenza narrando, attraverso il ricordo dei protagonisti, quella stagione di slanci ideali, di eroismi, di stragi orrende, in cui uomini e donne in tutto il Paese sacrificarono se stessi per la conquista della pace e della libertà . Il compito di custodire la memoria si realizza attraverso le azioni concrete che favoriscono soprattutto tra le giovani generazioni la conoscenza oggettiva dei fatti e degli eventi.

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L’ANPI insieme con l’ ISML Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione sono gli affidatari della memoria storica del Novecento ed è per questo che grazie a specifiche convenzioni con il MIUR, il Ministero dell’Istruzione, svolgono attività nelle scuole di ogni ordine e grado, finalizzate alla diffusione della conoscenza storica. Da diversi anni ANPI e ISML progettano articolati percorsi didattici in collaborazione, realizzando progetti di approfondimento e di ricerca volti a motivare ed accrescere l’interesse dei giovani per la Storia. L’incontro con il passato attraverso il racconto di chi ha vissuto l’esperienza della dittatura e della Resistenza, attraverso approfondimenti con gli storici, attività didattiche, viaggi e visite guidate sui luoghi della memoria contribuisce, ad avvicinare migliaia gli studenti ascolani alla Storia del nostro territorio e del nostro Paese.

Guardare alla conoscenza storica con fiducia è stabilire un rapporto critico e consapevole con il passato, liberi da stereotipi e da false verità veicolate strumentalmente che possono offuscare l’orizzonte e generano orrori come negazionismo e pericolose mitizzazioni.image

La conoscenza è fondamentale per alimentare un rapporto dinamico con il passato, perché il patrimonio di principi e valori scaturiti dalla lotta di Liberazione sia realmente condiviso e intorno ad esso si possa costruire il patto etico che tiene unita una comunità.

L’ANPI è tra i soggetti istituzionali chiamati a dare il proprio contributo per dar corpo ad un autentico patto intergenerazionale.

La campagna congressuale dell’ANPI, appena iniziata, ha lo scopo di avvicinare sempre più giovani e antifascisti all’Associazione per irrobustire ed allargare le azioni da svolgere a sostegno della democrazia partecipata, nella costruzione di iniziative condivise, nella diffusione della verità storica, nel dialogo dialettico e nello scambio di opinioni.

Conoscere il passato dà senso alle ragioni del presente per progettare un futuro in cui sentirsi la responsabilità e il diritto di svolgere il ruolo attivo di cittadini.foto (2)

Domenica 29 novembre, per la giornata nazionale del Tesseramento nelle piazze principali dei comuni piceni l’ANPI incontra la cittadinanza.

Per l’occasione la sede provinciale di Ascoli in Corso Mazzini, 39 sarà aperta dalle ore 10.00 alle ore 13.00.

Ascoli Piceno, 13 novembre 2015 ANPI Sezione Provinciale di Ascoli Piceno

Lettera aperta al Presidente dell’Ascoli Calcio

Febbraio 22nd, 2015

Gentile Dottor Francesco Bellini,

 

avevamo già da tempo intenzione di scriverLe per segnalare una serie di episodi che vedono protagonisti individuati settori della tifoseria locale, ma oggi non possiamo  rimandare oltre il bisogno di esprimerLe la più profonda indignazione, nostra e di tutti i democratici tifosi e sportivi ascolani di fronte all’ennesimo oltraggio inferto all’immagine della città di Ascoli.

Ci riferiamo al saluto “romano” tributato dal calciatore Perez alla curva sud dello stadio cittadino, che ospita la tifoseria più politicizzata.

Lei sa, Egregio Presidente dell’Ascoli Calcio, che il nostro stadio è intitolato a Cino Del Duca, attivo antifascista riparato in Francia nel ’23, decorato dal governo francese per la sua partecipazione alla Resistenza, Presidente dell’Ascoli all’indomani della Liberazione dal nazifascismo.

Lei sa, Egregio Presidente, che questa città è stata liberata anche con il sacrificio di tanti suoi figli che non si piegarono di fronte alle barbarie ed all’orrore di un regime sanguinario, e che per il loro sacrificio questa città è stata decorata con la Medaglia d’oro al Valor militare per attività Partigiana, come la Provincia.

Ci chiediamo, allora, se questa città e  questa provincia meritino che una minoranza di esaltati, che si spacciano per sostenitori della squadra, possano così impunemente infangare la storia e  la memoria di questi luoghi e tutto questo in nome di una falsa passione sportiva.

Egregio Presidente, vorremmo che il calcio, come tutte le altre discipline sportive, fosse veicolo di messaggi positivi, di sano agonismo, di spirito davvero sportivo nel suo reale significato e non pretesto per fomentare odi e campanilismi puerili, che hanno trasformato gli spalti in palestre di violenza in mano a pochi facinorosi.

Forse ricorda che l’anno scorso, di questi tempi, l’assessore provinciale Andrea Maria Antonini veniva fotografato allo stadio con una vistosa croce celtica sulla sciarpa e che, a discolpa, dichiarava ingenuamente che l’indumento era “una delle tante sciarpe che da 40 anni identifica l’appartenenza alla curva”; episodi del genere spiegano una città piena di scritte fasciste, svastiche e croci celtiche firmate dalla frangia neofascista della tifoseria ascolana.

Lei sa, Egregio Presidente, che la legge Mancino punisce severamente tutti gli episodi che richiamano gesti o immagini di gruppi o organizzazioni neofasciste, specialmente se a commettere tali gesti sono gli stessi giocatori in campo.

Non è questo il calcio che una città insignita di Medaglia d’Oro al Valore Militare per Attività Partigiana vorrebbe vedere e sostenere.

Se ci rivolgiamo a Lei è perché siamo sicuri che Lei condivide le nostre preoccupazioni e vorrà farsene carico richiamando tutti, giocatori e tifosi, al rispetto delle leggi e della memoria antifascista di questa città.

Confidiamo in una Sua cortese risposta: siamo certi che episodi di questo genere non sarebbero possibili in nazioni come quella in cui Lei vive la Sua professione. Si immagina i commenti dei lettori de Le soleil de Quebec, del Montreal Gazette o de Le Journal de Montreal di fronte a tali notizie?

 

Cordialmente la salutiamo.

La Segreteria Provinciale ANPI Ascoli Piceno

Riunitasi il 20/02/2015

Il Presidente

William Scalabroni

 

Non abbassare la guardia: gli inquietanti collegamenti neofascisti a Colli del Tronto

Dicembre 27th, 2014

E’ di oggi la notizia dell’arresto di Rutilio Sermonti, fedele al duce, soldato della repubblica sociale,  ideologo del gruppo di neofascisti finiti sotto inchiesta con l’accusa di terrorismo e legato a filo doppio con la Fondazione Hispano – Latina e la sua emanazione: la omonima Biblioteca con sede a Colli del Tronto.La biblioteca è stata inserita dall’Assessore Antonini nel POLO SIP  rete interprovinciale delle biblioteche di Ascoli P. e Fermo e dunque gode di un riconoscimento istituzionale che non è assolutamente compatibile con il rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione Repubblicana .

Quasi due anni fa l’ANPI ascolana aveva manifestato, nel corso di un incontro svoltosi il 16 gennaio 2013 con il Prefetto di Ascoli Piceno, Dott.ssa Graziella Patrizi, la propria preoccupazione in merito alle attività della Fondazione Hispano-latina di Colli, ricevendo assicurazioni di un interessamento da parte delle Istituzioni appena trascorso il periodo elettorale che si stava attraversando.

Alla luce di quanto accaduto in questi ultimi giorni, dobbiamo dedurre che ancora una volta i nostri appelli rivolti a sensibilizzare le Istituzioni sui pericolosissimi rigurgiti neofascisti nel nostro territorio erano caduti nel vuoto, dal momento che la stessa Prefettura ci comunicava di non aver riscontrato alcun motivo di allarme su quanto da noi segnalato; la Fondazione Hispano – latina è viva e vegeta, come lo è la sua Biblioteca di Colli del Tronto che risulta addirittura nell’elenco delle “Biblioteche Aperte” in occasione dell’”Open Day” di sabato 29 Novembre 2014, organizzato da SIP (Sistema Interprovinciale Piceno).

Ci domandiamo come è possibile che un’Amministrazione Medaglia d’oro per Attività Partigiana permetta l’esistenza, millantata come attività culturale, e addirittura pubblicizzi e sponsorizzi un sodalizio del genere, di chiara marca fascista, che raccoglie i reduci italiani franchisti della Guerra di Spagna e svolge la sua attività diffondendo e propagandando le ideologie di quel fascismo che tanto sangue è costato al nostro Paese e che ancora oggi cerca di minare la Libertà di ognuno di noi, mettendo ancora in pericolo le stesse nostre vite.

Sollecitiamo le Istituzioni e le Autorità competenti ad intervenire senza alcun indugio e con la dovuta fermezza per perseguire quanti, celandosi dietro improbabili paraventi culturali, propagandano ideologie fasciste, accolgono personaggi legati alla criminalità politica, per dare un forte e tangibile segno di solidarietà a tutti coloro che si sono battuti ed ancora oggi lo fanno, per salvaguardare dei patrimoni inestimabili come la nostra Libertà e la nostra Democrazia.

Ascoli Piceno, 23 dicembre 2014

COMITATO PROVINCIALE ANPI – Ascoli Piceno

Il discorso di Pietro Perini a Colle San Marco

Ottobre 3rd, 2014

Buon giorno a tutti, il saluto dell’ANPI va a tutte le autorità civili, militari e religiose intervenute, a tutte le associazioni combattentistiche ma soprattutto a questi ragazzi e alle loro insegnanti che rappresentano la nostra speranza per un futuro degno di essere vissuto. Grazie per essere insieme a noi cari ragazzi.

Prima di iniziare il mio intervento vorrei ricordare due ragazzi del San Marco. Nel 1943 avevano poco più di voi, erano diciassettenni e purtroppo quest’anno ci hanno lasciatoentrambi. Cesare Tranquilli e Ennio Petrucci. Al funerale di Ennio, qualche giorno fa, insieme alle figlie, ci siamo avvicinati alla sua bara, perché ci sentisse meglio, e abbiamo cantato “Bella ciao”, esaudendo così il suo desiderio.

Ciao Partigiano Cesare, ciao Partigiano Ennio.

Ci sono luoghi a cui si appartiene. Da sempre. Luoghi che ci riconoscono e ci accolgono. Quando li scopriamo ci viene svelata una parte di noi stessi fino ad allora sconosciuta. Una dimensione intima, fatta di desideri e aspettative inconsapevoli.

In questi luoghi riconosciamo il raro punto dove ricordi e presente si trasformano in appagamento ed esperienza. Quando ci troviamo in questi luoghi i pensieri si affollano nella nostra mente assumendo un ordine preciso e razionale, così nitido, da confondersi con il presente e la realtà. In questi luoghi tutto ci appare chiaro e naturale. In questi luoghi riusciamo persino a capire se quello che facciamo, il nostro modo di vivere, le cose per cui ci battiamo, sono giuste o sbagliate. E quando ci accorgiamo che la risposta della nostra coscienza è positiva, accade che, quando ci troviamo in questi luoghi, il nostro cuore si gonfi di amore e soddisfazione per quei pensieri che ci stanno aprendo la mente e ci spingono a seguire la strada più giusta.

Uno di questi luoghi, per me, è San Marco.

Qui è stata scritta una delle prime pagine della guerra di Resistenza. Quando mi trovo qui i miei pensieri vanno in automatico a quei giovanissimi ragazzi che hanno perso la vita in questi luoghi. Mi viene spontaneo pensare soprattutto ai più giovani.

Che ci fossero trentenni, quarantenni e anche più vecchi, a combattere contro fascisti e tedeschi mi pare quasi una cosa normale. Quello che mi fa pensare e che faccio molta fatica ad immaginare, è che qui c’erano anche sedicenni, diciannovenni, ventunenni: l’età dei nostri figli, dei nostri nipoti. Ragazzi che come tutti i ragazzi di questo mondo amavano divertirsi, correre dietro alle ragazze, fantasticare sul loro primo bacio e passare la loro giovinezza con quella spensieratezza che è propria di quell’età, a prescindere dal buio di quegli anni. E invece ecco che quei ragazzi abbandonano le proprie famiglie, vanno via di casa, consapevoli che può essere l’ultima volta che vedono la loro madre, il padre, i fratellie le sorelle. Consapevoli di sacrificare la loro giovinezza, di saltare a piedi pari il periodo più bello della vita e di compiere un salto in un buio profondo che potrebbe risucchiare all’istante le loro vite. E tutto questo perché? Che cosa può essere così importante da indurre dei semplici ragazzi a compiere questa scelta? Che cosa può valere così tanto da giustificare anche il sacrifico estremo? Noi oggi a queste domande abbiamo una sola risposta da offrire: la vita di un figlio. Quei ragazzi allora ne avevano anche un’altra: la Libertà. Noi tutti rispondiamo a quelle domande con l’unica risposta possibile, l’unica che ci viene in mente, perché godere della Libertà, essere Liberi di parlare, di scrivere, di agire e di pensare, ci sembra talmente ovvio che il nostro cervello non elabora per niente questo tipo di risposta. Ma questo è l’errore più grande che la nostra mente possa fare: pensare che la nostra Libertà sia un bene acquisito per sempre.

Lo sa bene chi fugge dalla guerra e dai genocidi di massa cercando di mettere in salvo la propria famiglia, abbandonando ciò che è rimasto della propria casa distrutta dai bombardamenti, cercando aiuto e rifugio nel nostro Paese affrontando un pericoloso viaggio e vedendo spesso, molto spesso, svanire quella speranza di salvezza negli abissi del Mediterraneo. Lo sa bene chi ancora oggi soffre la fame e la sete e deve assistere impotente anche alla morte dei propri figli la cui vita scivola via, giorno dopo giorno, minata dalla denutrizione e dalle malattie. Ma lo sa bene anche chi oggi, nel nostro Paese, è costretto a sfamarsi alle mense dei poveri, perché non ha più un lavoro oppure perché il suo stipendio non basta più per pagare cibo, affitto e bollette. Lo sa bene chi si suicida e preferisce la morte a questa prospettiva di vita. La Libertà. E’ la Libertà la nostra vita. Quei ragazzi di Colle San Marco lo avevano capito. E’ questo il motivo per cui hanno scelto di combattere, di lottare e di morire. E alla fine il loro sogno si è realizzato. Molti di loro hanno potuto vederlo, a tanti di loro non è stato concesso. Oggi siamo qui per ricordare e ringraziare tutte quelle persone che hanno chiuso gli occhi prima di poter vedere realizzato quel sogno. Oggi siamo qui per ricordare quei ragazzi che sono diventati vecchi a vent’anni e con il loro sacrificio ci hanno restituito la nostra Libertà. Ma noi stiamorischiando di perderla di nuovo. La nostra Libertà sarà sempre in pericolo finché nel mondo ci saranno guerre, dittature, gente che muore di fame, terroristi che tagliano teste, polizia che spara ad un nero, giornalisti che non possono scrivere, ma la nostra Libertà sarà in pericolo anche finché si cercherà di manomettere la nostra Costituzione, finché ci saranno politici corrotti, razzismo, xenofobia, mafia e camorra, finché esisterà il cancro del fascismo e del nazismo, finché si permetteranno adunate in onore dei più vili dittatori della storia e sarà permesso di entrare nei nostri stadi con svastiche e celtiche, facendo magari il saluto romano tifando la propria squadra.

Quando mi trovo in questi luoghi e penso a quei ragazzi di allora, mi vengono in mente i ragazzi di oggi, soprattutto quei ragazzi, loro coetanei, che li oltraggiano bruciando le loro corone, disegnando svastiche nei luoghi dove sono caduti e mi domando perché. Perché si commettono certi gesti vigliacchi, perché non si riesce a far capire ai nostri giovani cosa c’è dietro una svastica, una croce celtica o l’immagine di un teschio, quale la differenza tra i nostri Partigiani e i repubblichini di salò, chi erano i traditori e chi i traditi, chi combatteva per la Libertà e chi per la dittatura, cosa erano i forni crematori e i campi di concentramento. E’ come se tanti figli rinnegassero i propri padri che hanno dato la propria vita per dar loro la possibilità di costruire un mondo migliore e vivere liberi in un Paese democratico. E’ l’eterna lotta tra il bene e il male. Spiegare, far capire, raccontare la Storia, così come si è svolta, noi non abbiamo bisogno di mistificarla perché è la Storia stessa che racconta ciò che è accaduto e che impietosamente sancisce chi era nel giusto e chi dalla parte sbagliata. Questo dobbiamo fare, questo è il nostro impegno. Andare nelle scuole e raccontare, radunare i nostri giovani e spiegare. Solo così li metteremo in grado di conoscere quali sono le loro radici e da dove viene la loro Libertà. Dobbiamo riuscire a far capire ai nostri giovani che questa è l’Italia della Resistenza e della Costituzione, che vuole la Libertà e la Democrazia e non vuole mai più tornare agli orrori del passato. In questo dobbiamo impegnarci tutti, non solo noi ma anche e soprattutto le nostre Istituzioni, obbligate dalla nostra Costituzione ad essere democratiche ed antifasciste e per questo sempre pronte a manifestare il loro dissenso quando la nostra Storia viene messa in discussione ed oltraggiata dai saluti romani, dalle manifestazioni fasciste e razziste, dagli atti vandalici diretti perfino a violare la memoria dei Caduti per la Libertà. E tutto questo è maggiormente dovuto quando sui propri gonfaloni sono appese, uniche in Italia, due Medaglie d’Oro al Valor Militare per Attività Partigiana.

Questa Città è stata la prima a ribellarsi alla tirannia nazi fascista già il 12 settembre del 43, questa Città e questa Nazione vengono dalla Resistenza e noi tutti non possiamo permetterci di dimenticare chi siamo e da dove veniamo.