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Non abbassare la guardia: gli inquietanti collegamenti neofascisti a Colli del Tronto

Dicembre 27th, 2014

E’ di oggi la notizia dell’arresto di Rutilio Sermonti, fedele al duce, soldato della repubblica sociale,  ideologo del gruppo di neofascisti finiti sotto inchiesta con l’accusa di terrorismo e legato a filo doppio con la Fondazione Hispano – Latina e la sua emanazione: la omonima Biblioteca con sede a Colli del Tronto.La biblioteca è stata inserita dall’Assessore Antonini nel POLO SIP  rete interprovinciale delle biblioteche di Ascoli P. e Fermo e dunque gode di un riconoscimento istituzionale che non è assolutamente compatibile con il rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione Repubblicana .

Quasi due anni fa l’ANPI ascolana aveva manifestato, nel corso di un incontro svoltosi il 16 gennaio 2013 con il Prefetto di Ascoli Piceno, Dott.ssa Graziella Patrizi, la propria preoccupazione in merito alle attività della Fondazione Hispano-latina di Colli, ricevendo assicurazioni di un interessamento da parte delle Istituzioni appena trascorso il periodo elettorale che si stava attraversando.

Alla luce di quanto accaduto in questi ultimi giorni, dobbiamo dedurre che ancora una volta i nostri appelli rivolti a sensibilizzare le Istituzioni sui pericolosissimi rigurgiti neofascisti nel nostro territorio erano caduti nel vuoto, dal momento che la stessa Prefettura ci comunicava di non aver riscontrato alcun motivo di allarme su quanto da noi segnalato; la Fondazione Hispano – latina è viva e vegeta, come lo è la sua Biblioteca di Colli del Tronto che risulta addirittura nell’elenco delle “Biblioteche Aperte” in occasione dell’”Open Day” di sabato 29 Novembre 2014, organizzato da SIP (Sistema Interprovinciale Piceno).

Ci domandiamo come è possibile che un’Amministrazione Medaglia d’oro per Attività Partigiana permetta l’esistenza, millantata come attività culturale, e addirittura pubblicizzi e sponsorizzi un sodalizio del genere, di chiara marca fascista, che raccoglie i reduci italiani franchisti della Guerra di Spagna e svolge la sua attività diffondendo e propagandando le ideologie di quel fascismo che tanto sangue è costato al nostro Paese e che ancora oggi cerca di minare la Libertà di ognuno di noi, mettendo ancora in pericolo le stesse nostre vite.

Sollecitiamo le Istituzioni e le Autorità competenti ad intervenire senza alcun indugio e con la dovuta fermezza per perseguire quanti, celandosi dietro improbabili paraventi culturali, propagandano ideologie fasciste, accolgono personaggi legati alla criminalità politica, per dare un forte e tangibile segno di solidarietà a tutti coloro che si sono battuti ed ancora oggi lo fanno, per salvaguardare dei patrimoni inestimabili come la nostra Libertà e la nostra Democrazia.

Ascoli Piceno, 23 dicembre 2014

COMITATO PROVINCIALE ANPI – Ascoli Piceno

30 novembre, Giornata nazionale del Tesseramento 2015

Novembre 17th, 2014

Per iscriversi o rinnovare la propria adesione all’ANPI ci vediamo il 30 novembre a:

  1. Ascoli Piceno corso G. Mazzini, 39; terremo aperta per l’intera giornata la nostra sede Provinciale e Comunale dalle ore 10:00 alle 13:00 e 15:30 alle 18:30, nell’occasione per tutti quelli che ci faranno visita regaleremo un volume sulla Resistenza e/o sulle nostre attività. Prepareremo l’iniziativa con una conferenza stampa locale e esporremmo manifesti e striscioni nei due nostri possibili ingressi.
  2. San Benedetto del Tronto viale Secondo Morettidalle ore 10:00 alle 13:00 
  3. Comunanza piazza IV Novembre dalle ore 10:00 alle 13:00 
  4. Offida piazza del Popolo dalle ore 10:00 alle 13:00 
  5. Acquasanta Terme dalle ore 10:00 alle 13:00 



Sabato 15 novembre Direttivo provinciale allargato

Novembre 12th, 2014

Sabato 18 ottobre, ad Ancona contro il fascismo ed il razzismo

Ottobre 15th, 2014

Sabato 18 ottobre 2014 alle ore 15.00 il Comitato Provinciale di Ancona organizza un Presidio in Piazza Cavour per contromanifestazione a quella di Forza Nuova! Per conferma presenza inviare una email a anpiancona@libero.it! Venite compagni e lottiamo tutti insieme!

Il discorso di Pietro Perini a Colle San Marco

Ottobre 3rd, 2014

Buon giorno a tutti, il saluto dell’ANPI va a tutte le autorità civili, militari e religiose intervenute, a tutte le associazioni combattentistiche ma soprattutto a questi ragazzi e alle loro insegnanti che rappresentano la nostra speranza per un futuro degno di essere vissuto. Grazie per essere insieme a noi cari ragazzi.

Prima di iniziare il mio intervento vorrei ricordare due ragazzi del San Marco. Nel 1943 avevano poco più di voi, erano diciassettenni e purtroppo quest’anno ci hanno lasciatoentrambi. Cesare Tranquilli e Ennio Petrucci. Al funerale di Ennio, qualche giorno fa, insieme alle figlie, ci siamo avvicinati alla sua bara, perché ci sentisse meglio, e abbiamo cantato “Bella ciao”, esaudendo così il suo desiderio.

Ciao Partigiano Cesare, ciao Partigiano Ennio.

Ci sono luoghi a cui si appartiene. Da sempre. Luoghi che ci riconoscono e ci accolgono. Quando li scopriamo ci viene svelata una parte di noi stessi fino ad allora sconosciuta. Una dimensione intima, fatta di desideri e aspettative inconsapevoli.

In questi luoghi riconosciamo il raro punto dove ricordi e presente si trasformano in appagamento ed esperienza. Quando ci troviamo in questi luoghi i pensieri si affollano nella nostra mente assumendo un ordine preciso e razionale, così nitido, da confondersi con il presente e la realtà. In questi luoghi tutto ci appare chiaro e naturale. In questi luoghi riusciamo persino a capire se quello che facciamo, il nostro modo di vivere, le cose per cui ci battiamo, sono giuste o sbagliate. E quando ci accorgiamo che la risposta della nostra coscienza è positiva, accade che, quando ci troviamo in questi luoghi, il nostro cuore si gonfi di amore e soddisfazione per quei pensieri che ci stanno aprendo la mente e ci spingono a seguire la strada più giusta.

Uno di questi luoghi, per me, è San Marco.

Qui è stata scritta una delle prime pagine della guerra di Resistenza. Quando mi trovo qui i miei pensieri vanno in automatico a quei giovanissimi ragazzi che hanno perso la vita in questi luoghi. Mi viene spontaneo pensare soprattutto ai più giovani.

Che ci fossero trentenni, quarantenni e anche più vecchi, a combattere contro fascisti e tedeschi mi pare quasi una cosa normale. Quello che mi fa pensare e che faccio molta fatica ad immaginare, è che qui c’erano anche sedicenni, diciannovenni, ventunenni: l’età dei nostri figli, dei nostri nipoti. Ragazzi che come tutti i ragazzi di questo mondo amavano divertirsi, correre dietro alle ragazze, fantasticare sul loro primo bacio e passare la loro giovinezza con quella spensieratezza che è propria di quell’età, a prescindere dal buio di quegli anni. E invece ecco che quei ragazzi abbandonano le proprie famiglie, vanno via di casa, consapevoli che può essere l’ultima volta che vedono la loro madre, il padre, i fratellie le sorelle. Consapevoli di sacrificare la loro giovinezza, di saltare a piedi pari il periodo più bello della vita e di compiere un salto in un buio profondo che potrebbe risucchiare all’istante le loro vite. E tutto questo perché? Che cosa può essere così importante da indurre dei semplici ragazzi a compiere questa scelta? Che cosa può valere così tanto da giustificare anche il sacrifico estremo? Noi oggi a queste domande abbiamo una sola risposta da offrire: la vita di un figlio. Quei ragazzi allora ne avevano anche un’altra: la Libertà. Noi tutti rispondiamo a quelle domande con l’unica risposta possibile, l’unica che ci viene in mente, perché godere della Libertà, essere Liberi di parlare, di scrivere, di agire e di pensare, ci sembra talmente ovvio che il nostro cervello non elabora per niente questo tipo di risposta. Ma questo è l’errore più grande che la nostra mente possa fare: pensare che la nostra Libertà sia un bene acquisito per sempre.

Lo sa bene chi fugge dalla guerra e dai genocidi di massa cercando di mettere in salvo la propria famiglia, abbandonando ciò che è rimasto della propria casa distrutta dai bombardamenti, cercando aiuto e rifugio nel nostro Paese affrontando un pericoloso viaggio e vedendo spesso, molto spesso, svanire quella speranza di salvezza negli abissi del Mediterraneo. Lo sa bene chi ancora oggi soffre la fame e la sete e deve assistere impotente anche alla morte dei propri figli la cui vita scivola via, giorno dopo giorno, minata dalla denutrizione e dalle malattie. Ma lo sa bene anche chi oggi, nel nostro Paese, è costretto a sfamarsi alle mense dei poveri, perché non ha più un lavoro oppure perché il suo stipendio non basta più per pagare cibo, affitto e bollette. Lo sa bene chi si suicida e preferisce la morte a questa prospettiva di vita. La Libertà. E’ la Libertà la nostra vita. Quei ragazzi di Colle San Marco lo avevano capito. E’ questo il motivo per cui hanno scelto di combattere, di lottare e di morire. E alla fine il loro sogno si è realizzato. Molti di loro hanno potuto vederlo, a tanti di loro non è stato concesso. Oggi siamo qui per ricordare e ringraziare tutte quelle persone che hanno chiuso gli occhi prima di poter vedere realizzato quel sogno. Oggi siamo qui per ricordare quei ragazzi che sono diventati vecchi a vent’anni e con il loro sacrificio ci hanno restituito la nostra Libertà. Ma noi stiamorischiando di perderla di nuovo. La nostra Libertà sarà sempre in pericolo finché nel mondo ci saranno guerre, dittature, gente che muore di fame, terroristi che tagliano teste, polizia che spara ad un nero, giornalisti che non possono scrivere, ma la nostra Libertà sarà in pericolo anche finché si cercherà di manomettere la nostra Costituzione, finché ci saranno politici corrotti, razzismo, xenofobia, mafia e camorra, finché esisterà il cancro del fascismo e del nazismo, finché si permetteranno adunate in onore dei più vili dittatori della storia e sarà permesso di entrare nei nostri stadi con svastiche e celtiche, facendo magari il saluto romano tifando la propria squadra.

Quando mi trovo in questi luoghi e penso a quei ragazzi di allora, mi vengono in mente i ragazzi di oggi, soprattutto quei ragazzi, loro coetanei, che li oltraggiano bruciando le loro corone, disegnando svastiche nei luoghi dove sono caduti e mi domando perché. Perché si commettono certi gesti vigliacchi, perché non si riesce a far capire ai nostri giovani cosa c’è dietro una svastica, una croce celtica o l’immagine di un teschio, quale la differenza tra i nostri Partigiani e i repubblichini di salò, chi erano i traditori e chi i traditi, chi combatteva per la Libertà e chi per la dittatura, cosa erano i forni crematori e i campi di concentramento. E’ come se tanti figli rinnegassero i propri padri che hanno dato la propria vita per dar loro la possibilità di costruire un mondo migliore e vivere liberi in un Paese democratico. E’ l’eterna lotta tra il bene e il male. Spiegare, far capire, raccontare la Storia, così come si è svolta, noi non abbiamo bisogno di mistificarla perché è la Storia stessa che racconta ciò che è accaduto e che impietosamente sancisce chi era nel giusto e chi dalla parte sbagliata. Questo dobbiamo fare, questo è il nostro impegno. Andare nelle scuole e raccontare, radunare i nostri giovani e spiegare. Solo così li metteremo in grado di conoscere quali sono le loro radici e da dove viene la loro Libertà. Dobbiamo riuscire a far capire ai nostri giovani che questa è l’Italia della Resistenza e della Costituzione, che vuole la Libertà e la Democrazia e non vuole mai più tornare agli orrori del passato. In questo dobbiamo impegnarci tutti, non solo noi ma anche e soprattutto le nostre Istituzioni, obbligate dalla nostra Costituzione ad essere democratiche ed antifasciste e per questo sempre pronte a manifestare il loro dissenso quando la nostra Storia viene messa in discussione ed oltraggiata dai saluti romani, dalle manifestazioni fasciste e razziste, dagli atti vandalici diretti perfino a violare la memoria dei Caduti per la Libertà. E tutto questo è maggiormente dovuto quando sui propri gonfaloni sono appese, uniche in Italia, due Medaglie d’Oro al Valor Militare per Attività Partigiana.

Questa Città è stata la prima a ribellarsi alla tirannia nazi fascista già il 12 settembre del 43, questa Città e questa Nazione vengono dalla Resistenza e noi tutti non possiamo permetterci di dimenticare chi siamo e da dove veniamo.