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18 giugno 1944, Ascoli liberata

18 giugno 2020

IL 76^ anniversario della Liberazione di Ascoli Piceno dal nazifascismo è stato celebrato dall’Associazione Nazionale Partigiani in piazza Simonetti, davanti all’iscrizione che, sul palazzo della Provincia, ricorda i 278 Partigiani caduti nella lotta ai nazifascisti.
Un picchetto d’onore si è alternato con la bandiera ed il medagliere dell’ANPI per rendere omaggio ai caduti di quei tragici eventi. Oltre alle cariche istituzionali – presenti la Vice presidente della Regione, Anna Casini e, in rappresentanza del Comune, Alessandro Bono – hanno partecipato tutti i rappresentanti dei partiti democratici: PD, Giovani Democratici, Articolo Uno, Ascolto e Partecipazione, Partito Socialista.

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In ricordo dei Martiri di Giugno 1944

16 giugno 2020

Oggi a Castignano sotto la grande quercia del bivio per Capradosso, una delegazione dell’ANPI ha reso omaggio ai civili massacrati dai nazisti in ritirata.image
Con il sindaco Polini, i carabinieri e una decina di cittadini, è stato ricordato a tutti che la Libertà e la Democrazia si difendono ogni giorno!
Il 16 giugno del 1944 alla base del grande albero vennero fucilati, per rappresaglia dell’uccisione di un soldato tedesco, Emidio Lucidi, Luigi Cicconi, Giuseppe e Domenico Villa. Per fortuna il comandante del reparto tedesco non applicò alla lettera la legge del Reich che prevedeva l’uccisione di 10 italiani per ogni tedesco ucciso.
Analogo omaggio è stato reso a Favalanciata, in ricordo di Giuseppe Donghi e Fedele Di Cola, anche loro caduti sotto il fuoco dei criminali nazifascisti.
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Il 15 giugno 1944 Giuseppe Donghi era intento al suo lavoro di guardia canale mentre altri civili erano occupati a recuperare della merce rovesciatasi da un furgoncino sulla via Salaria. Passò un sidecar con due tedeschi e, forse pensando si trattasse di partigiani – ma in effetti non lo erano – fermò con le armi spianate quattro di quelle persone tra cui il Donghi e il Di Cola. Dopo aver percorso sulla Salaria diverse centinaia di metri, senza motivo, scaricarono su di loro raffiche di mitra. Due degli sfortunati si salvarono buttandosi a capofitto verso il fiume, Donghi – che era alto e grosso – fu colpito al petto e morì immediatamente. Di Cola invece ferito gravemente, forse alle gambe e all’addome fu sentito gridare di dolore per diverso tempo. Ma nessuno ebbe il coraggio di avvicinarsi, finché non morì anche lui. Questa era la logica dei nazisti in ritirata scomposta verso la Germania: uccidere anche senza alcun motivo.

6 Giugno 2020, in ricordo nei nostri Partigiani fucilati dai fascisti il 6 Giugno del 1944

6 giugno 2020

Oggi 6 giugno, una delegazione dell’A.N.P.I. image

imagesi è recata a rendere omaggio e a deporre una corona d’alloro presso i cippi che ricordano il sacrificio di Francesco Ciotti sulla strada di Venagrande e di Fausto Simonetti, Jacob Eliczer e Ottavio Baccari sulla strada della Bonifica di fronte allo stabilimento ex-ICO.

Fausto Simonetti

Nato ad Ascoli Piceno nel 1921, trucidato presso Ascoli il 6 giugno 1944, aviere, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Arruolatosi nel 1939 in Aeronautica come aiutante sanitario, durante la guerra Simonetti fu mobilitato sul Fronte occidentale e in Libia. Rientrato in Italia nel febbraio del 1943, al momento dell’armistizio si trovava con il suo reparto in provincia di Foggia. Decise di tornare ad Ascoli ed entrò nella Resistenza, aggregandosi ad una formazione composta in gran parte da militari sbandati, che operava a ridosso della città e che il 3 ottobre affrontò, a Colle San Marco, soverchianti truppe tedesche.

Nello scontro caddero venticinque partigiani, quattro furono feriti e sessanta furono fatti prigionieri. Simonetti, riuscito a sottrarsi alla cattura, continuò ad essere tra gli organizzatori della Resistenza locale, curando il collegamento del Comando dell’VIII Armata alleata con le basi delle Marche e dell’Abruzzo. Nel giugno del 1944 il giovane aviere, come è ricordato nella motivazione della Medaglia d’oro, “… attivamente ricercato dai nazifascisti cadeva, per delazione, in un’imboscata.
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Catturato e sottoposto a minacce e torture, nulla rivelava circa i dislocamenti e l’organizzazione delle forze partigiane della zona. Esasperati dal contegno fiero e sprezzante, i suoi aguzzini lo fucilarono finendolo, mentre agonizzava, a colpi di calcio di fucile. Fulgido esempio di tenacia, sprezzo della vita e di assoluta dedizione agli ideali di Patria e di libertà”. A Fausto Simonetti sono state intitolate una strada di Porto San Giorgio e una piazza di Ascoli Piceno.

Francesco Ciotti
Nato ad Ascoli Piceno il 27 gennaio 1915, era sergente maggiore e fece parte della banda partigiana Petrelli ; venne fucilato il 6 giugno 1944 dai fascisti e lasciato agonizzante sulla strada pèr Venagrande.
Il processo ai suoi carnefici venne celebrato nel 1946, con numerose condanne.

1Maggio 1944, non dimentichiamo, non perdoniamo.

1 maggio 2020

Anche oggi, 1^ Maggio 2020, l’ANPI di Ascoli Piceno ha deposto una corona d’alloro ai piedi del cippo che ricorda il sacrificio di Marcello Marini, anconetano, e Mario “Modena” Rabitti, entrambi diciannovenni.

1 MAGGIO 1944
ECCIDIO DI PORTA ROMANA (ASCOLI PICENO)
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I partigiani Rabitti e Marini operavano con la banda Decio Filipponi, al comando di Dario Rossetti, nome di battaglia Rani d’Ancal. La sera del 27 aprile parteciparono a un’azione nel piccolo centro di Falerone, dove una volta bloccati tutti gli accessi, furono rese inutilizzabili le automobili civili che erano state requisite dai tedeschi, ma che non erano ancora state portate via perché mancavano delle gomme. Furono inoltre organizzati dei posti di blocco sulle strade vicine al paese, per affermare il controllo del territorio. Tuttavia l’inesperienza e l’ingenuità fu fatale per i due membri del gruppo: Marini e Rabitti il 30 aprile fermarono una macchina sospetta nei pressi di Penna San Giovanni. I due occupanti dichiararono loro che stavano per raggiungere il proprietario dell’autovettura a Piane di Falerone, pertanto i partigiani salirono e decisero di verificarlo di persona. In realtà il proprietario era uno dei due uomini, che alla fine li condusse dalla milizia fascista che quel giorno era riunita a Piane per proteggere un raduno di bestiame per i tedeschi. I partigiani furono catturati, trasferiti ad Ascoli Piceno. Preoccupato per la vita dei suoi compagni, Rani d’Ancal e un partigiano slavo catturarono due repubblichini provenienti da Ravenna, nel tentativo estremo di uno scambio alla pari tra prigionieri. La proposta gappista giunse ai comandi fascisti di Ascoli e di Fermo quando i due sfortunati erano stati ormai fucilati senza processo. Alla notizia, Rani d’Ancal ordinò l’immediata condanna a morte degli ostaggi.image
Due imprese su tutte resero celebre nel Fermano il nome di Rani d’Ancal: la completa evacuazione del campo di internamento di Servigliano nella notte tra il 7 e l’8 giugno 1944, dove erano rinchiusi gli ebrei dell’Ascolano, ai quali si erano aggiunti nel febbraio 1944 circa 300 maltesi, e della cittadina di Montegiorgio. Oltre a ciò, la lotta alle spie condotta dai gappisti agli ordini di Rani d’Ancal produsse un numero elevato di prigionieri, indurì la stima della popolazione locale verso il comandante montecarottese e, soprattutto, impedì deportazioni e rappresaglie di civili.
Dopo la liberazione, Dario Rossetti fece ritorno a Montecarotto e con il matrimonio spostò la residenza ad Ancona, dove vi rimase fino alla fine dei suoi giorni.
Le Bande Decio Filipponi facevano parte delle brigate d’assalto “Garibaldi” e il battaglione gappista Rani risultò il più insidioso tra le forze partigiane della bassa collina marchigiana. Dei tre nuclei “Filipponi”, la banda d’Ancal era attiva nella zona di Sant’Angelo in Pontano, Montappone, Massa Fermana e Loro Piceno. Le altre due formazioni erano guidate da Giovanni Iommi, destinato alla zona di Servigliano, Penna San Giovanni, Falerone, e da Ercole Ercoli, presente prevalentemente nella zona di Mogliano.

25 Aprile

22 aprile 2020

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