Il discorso di Pietro Perini a Colle San Marco

3 ottobre 2014 Lascia un commento »

Buon giorno a tutti, il saluto dell’ANPI va a tutte le autorità civili, militari e religiose intervenute, a tutte le associazioni combattentistiche ma soprattutto a questi ragazzi e alle loro insegnanti che rappresentano la nostra speranza per un futuro degno di essere vissuto. Grazie per essere insieme a noi cari ragazzi.

Prima di iniziare il mio intervento vorrei ricordare due ragazzi del San Marco. Nel 1943 avevano poco più di voi, erano diciassettenni e purtroppo quest’anno ci hanno lasciatoentrambi. Cesare Tranquilli e Ennio Petrucci. Al funerale di Ennio, qualche giorno fa, insieme alle figlie, ci siamo avvicinati alla sua bara, perché ci sentisse meglio, e abbiamo cantato “Bella ciao”, esaudendo così il suo desiderio.

Ciao Partigiano Cesare, ciao Partigiano Ennio.

Ci sono luoghi a cui si appartiene. Da sempre. Luoghi che ci riconoscono e ci accolgono. Quando li scopriamo ci viene svelata una parte di noi stessi fino ad allora sconosciuta. Una dimensione intima, fatta di desideri e aspettative inconsapevoli.

In questi luoghi riconosciamo il raro punto dove ricordi e presente si trasformano in appagamento ed esperienza. Quando ci troviamo in questi luoghi i pensieri si affollano nella nostra mente assumendo un ordine preciso e razionale, così nitido, da confondersi con il presente e la realtà. In questi luoghi tutto ci appare chiaro e naturale. In questi luoghi riusciamo persino a capire se quello che facciamo, il nostro modo di vivere, le cose per cui ci battiamo, sono giuste o sbagliate. E quando ci accorgiamo che la risposta della nostra coscienza è positiva, accade che, quando ci troviamo in questi luoghi, il nostro cuore si gonfi di amore e soddisfazione per quei pensieri che ci stanno aprendo la mente e ci spingono a seguire la strada più giusta.

Uno di questi luoghi, per me, è San Marco.

Qui è stata scritta una delle prime pagine della guerra di Resistenza. Quando mi trovo qui i miei pensieri vanno in automatico a quei giovanissimi ragazzi che hanno perso la vita in questi luoghi. Mi viene spontaneo pensare soprattutto ai più giovani.

Che ci fossero trentenni, quarantenni e anche più vecchi, a combattere contro fascisti e tedeschi mi pare quasi una cosa normale. Quello che mi fa pensare e che faccio molta fatica ad immaginare, è che qui c’erano anche sedicenni, diciannovenni, ventunenni: l’età dei nostri figli, dei nostri nipoti. Ragazzi che come tutti i ragazzi di questo mondo amavano divertirsi, correre dietro alle ragazze, fantasticare sul loro primo bacio e passare la loro giovinezza con quella spensieratezza che è propria di quell’età, a prescindere dal buio di quegli anni. E invece ecco che quei ragazzi abbandonano le proprie famiglie, vanno via di casa, consapevoli che può essere l’ultima volta che vedono la loro madre, il padre, i fratellie le sorelle. Consapevoli di sacrificare la loro giovinezza, di saltare a piedi pari il periodo più bello della vita e di compiere un salto in un buio profondo che potrebbe risucchiare all’istante le loro vite. E tutto questo perché? Che cosa può essere così importante da indurre dei semplici ragazzi a compiere questa scelta? Che cosa può valere così tanto da giustificare anche il sacrifico estremo? Noi oggi a queste domande abbiamo una sola risposta da offrire: la vita di un figlio. Quei ragazzi allora ne avevano anche un’altra: la Libertà. Noi tutti rispondiamo a quelle domande con l’unica risposta possibile, l’unica che ci viene in mente, perché godere della Libertà, essere Liberi di parlare, di scrivere, di agire e di pensare, ci sembra talmente ovvio che il nostro cervello non elabora per niente questo tipo di risposta. Ma questo è l’errore più grande che la nostra mente possa fare: pensare che la nostra Libertà sia un bene acquisito per sempre.

Lo sa bene chi fugge dalla guerra e dai genocidi di massa cercando di mettere in salvo la propria famiglia, abbandonando ciò che è rimasto della propria casa distrutta dai bombardamenti, cercando aiuto e rifugio nel nostro Paese affrontando un pericoloso viaggio e vedendo spesso, molto spesso, svanire quella speranza di salvezza negli abissi del Mediterraneo. Lo sa bene chi ancora oggi soffre la fame e la sete e deve assistere impotente anche alla morte dei propri figli la cui vita scivola via, giorno dopo giorno, minata dalla denutrizione e dalle malattie. Ma lo sa bene anche chi oggi, nel nostro Paese, è costretto a sfamarsi alle mense dei poveri, perché non ha più un lavoro oppure perché il suo stipendio non basta più per pagare cibo, affitto e bollette. Lo sa bene chi si suicida e preferisce la morte a questa prospettiva di vita. La Libertà. E’ la Libertà la nostra vita. Quei ragazzi di Colle San Marco lo avevano capito. E’ questo il motivo per cui hanno scelto di combattere, di lottare e di morire. E alla fine il loro sogno si è realizzato. Molti di loro hanno potuto vederlo, a tanti di loro non è stato concesso. Oggi siamo qui per ricordare e ringraziare tutte quelle persone che hanno chiuso gli occhi prima di poter vedere realizzato quel sogno. Oggi siamo qui per ricordare quei ragazzi che sono diventati vecchi a vent’anni e con il loro sacrificio ci hanno restituito la nostra Libertà. Ma noi stiamorischiando di perderla di nuovo. La nostra Libertà sarà sempre in pericolo finché nel mondo ci saranno guerre, dittature, gente che muore di fame, terroristi che tagliano teste, polizia che spara ad un nero, giornalisti che non possono scrivere, ma la nostra Libertà sarà in pericolo anche finché si cercherà di manomettere la nostra Costituzione, finché ci saranno politici corrotti, razzismo, xenofobia, mafia e camorra, finché esisterà il cancro del fascismo e del nazismo, finché si permetteranno adunate in onore dei più vili dittatori della storia e sarà permesso di entrare nei nostri stadi con svastiche e celtiche, facendo magari il saluto romano tifando la propria squadra.

Quando mi trovo in questi luoghi e penso a quei ragazzi di allora, mi vengono in mente i ragazzi di oggi, soprattutto quei ragazzi, loro coetanei, che li oltraggiano bruciando le loro corone, disegnando svastiche nei luoghi dove sono caduti e mi domando perché. Perché si commettono certi gesti vigliacchi, perché non si riesce a far capire ai nostri giovani cosa c’è dietro una svastica, una croce celtica o l’immagine di un teschio, quale la differenza tra i nostri Partigiani e i repubblichini di salò, chi erano i traditori e chi i traditi, chi combatteva per la Libertà e chi per la dittatura, cosa erano i forni crematori e i campi di concentramento. E’ come se tanti figli rinnegassero i propri padri che hanno dato la propria vita per dar loro la possibilità di costruire un mondo migliore e vivere liberi in un Paese democratico. E’ l’eterna lotta tra il bene e il male. Spiegare, far capire, raccontare la Storia, così come si è svolta, noi non abbiamo bisogno di mistificarla perché è la Storia stessa che racconta ciò che è accaduto e che impietosamente sancisce chi era nel giusto e chi dalla parte sbagliata. Questo dobbiamo fare, questo è il nostro impegno. Andare nelle scuole e raccontare, radunare i nostri giovani e spiegare. Solo così li metteremo in grado di conoscere quali sono le loro radici e da dove viene la loro Libertà. Dobbiamo riuscire a far capire ai nostri giovani che questa è l’Italia della Resistenza e della Costituzione, che vuole la Libertà e la Democrazia e non vuole mai più tornare agli orrori del passato. In questo dobbiamo impegnarci tutti, non solo noi ma anche e soprattutto le nostre Istituzioni, obbligate dalla nostra Costituzione ad essere democratiche ed antifasciste e per questo sempre pronte a manifestare il loro dissenso quando la nostra Storia viene messa in discussione ed oltraggiata dai saluti romani, dalle manifestazioni fasciste e razziste, dagli atti vandalici diretti perfino a violare la memoria dei Caduti per la Libertà. E tutto questo è maggiormente dovuto quando sui propri gonfaloni sono appese, uniche in Italia, due Medaglie d’Oro al Valor Militare per Attività Partigiana.

Questa Città è stata la prima a ribellarsi alla tirannia nazi fascista già il 12 settembre del 43, questa Città e questa Nazione vengono dalla Resistenza e noi tutti non possiamo permetterci di dimenticare chi siamo e da dove veniamo.

 

 

 

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