L’Anpi provinciale ribadisce la richiesta di dimissioni per l’assessore Antonini

8 gennaio 2014 di admin Lascia un commento »

Siamo esterrefatti per la leggerezza con la quale si vorrebbe sdoganare il vergognoso comportamento dell’Assessore Provinciale alla Cultura Andrea Maria Antonini indegno rappresentante di una Provincia decorata con Medaglia d’Oro per attività Partigiana.

“Ma quali dimissioni, non scherziamo.”
Così ha esordito l’Ing. Celani, Presidente della Provincia di Ascoli Piceno insignita di Medaglia d’Oro per Attività Partigiana nel commentare il “fattaccio Antonini”.

Noi dell’ANPI non scherziamo mai quando si oltraggiano i nostri Partigiani, la nostra Resistenza, la nostra Democrazia e la nostra Costituzione.

“Si tratta di una polemica strumentale, Antonini è uno dei migliori assessori del territorio, per lui parlano i fatti e l’onestà.”
Così arringa l’Avvocato Sindaco Castelli.

Della validità di Antonini come assessore e della sua onestà non vogliamo parlare: sono chiacchiere da bar… (magari Meletti). Invece ci sembra strumentale proprio l’aggirarsi per gli spalti della curva sud con sciarpa e croce celtica intorno al collo in cerca di voti e per ribadire ai propri elettori che è uno di loro; se lo ricordino a primavera .

“Domenica allo stadio, come molti, ho indossato una delle tante sciarpe che da 40 anni identifica l’appartenenza alla curva”
Così si difende l’artefice del fattaccio, cercando di mettere una pezza che è risultata molto peggio del buco. Identificando la tifoseria ascolana come tifoseria nazifascista che usa normalmente simboli nazifascisti, facendolo da 40 anni e infischiandosene di quanto stabilito e sancito dalla Legge Mancino:

L’ art. 2 (“Disposizioni di prevenzione”) stabilisce che “chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi” come sopra definiti “è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da ………….” Inoltre lo stesso articolo vieta la propaganda fascista e razzista negli stadi, disponendo che “è vietato l’accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli” di cui sopra. “Il contravventore è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno.”
Si profila una bella retata! Ma come se non bastasse:

Commette reato chiunque indossi una maglietta con l’immagine del Duce o altri simboli richiamanti il regime fascista se si trova nel corso di una manifestazione sportiva. Il nostalgico non può, quindi, esternare il proprio “credo” politico neanche per gioco. (Vede Ing. Celani che non si scherza!?)
A dirlo è una recentissima sentenza della Cassazione (sent. n. 39860/2013) che ha condannato, per violazione della legge Mancino, un tifoso di hockey a pagare una ammenda di 2.280 euro per aver indossato, allo stadio una maglia con stampato il volto di Mussolini.
Ricorda la Cassazione che indossare una maglietta o altro capo di abbigliamento richiamante motti, scritte o simbologia del partito fascista integra un reato, e ciò a prescindere
– sia dall’intenzione di discriminare ed offendere l’altrui dignità
– sia dall’appartenenza ad eventuali gruppi nazionalisti.
Il reato sussiste per il solo fatto di trovarsi in luoghi di svolgimento di manifestazioni agonistiche recando con sé emblemi o simboli di associazioni o gruppi razzisti e simili, anche se non vi si è iscritti.

Ma purtroppo non finisce neanche qui. Il nostro Assessore, con il suo comportamento inguaia, proprio nella giornata dell’Orgoglio bianconero, anche la nostra amata Ascoli Calcio che niente dovrebbe a che fare con espressioni politiche di qualsiasi genere:

Il Giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha inflitto un’ammenda di 11.500,00 euro alla Lazio dopo l’esposizione della croce celtica avvenuta nel corso di Lazio-Livorno. Nelle motivazioni, il Giudice spiega l’ammenda così: ”per avere suoi sostenitori, al 35′ del primo tempo, esposto, per breve lasso di tempo, una bandiera con croce celtica, emblema incitante alla violenza (art. 11 commi 2 e 5 CGS)

La stessa UEFA dà battaglia su due fronti: il fair play finanziario e il razzismo non tollerando i “buu” negli stadi e i simboli di discriminazione razziale. Sono previste sanzioni durissime: dalle porte chiuse alla sconfitta a tavolino. Tanto che il massimo organismo europeo, in collaborazione con il “Fare” (Football Against Racism in Europe) ha fatto pervenire a tutte le Federazioni europee un elenco. In questo elenco ci sono tutti i simboli razzisti che non possono assolutamente essere portati in uno stadio e, in prima pagina, campeggia proprio una croce celtica.
Alla faccia della descrizione di Forza Nuova. “simbolo della Tradizione e dei Valori Europei” … provate a sfogliare quell’elenco di simboli vietati: in seconda pagina troverete il vostro accoppiato a quello di casapound; oppure fatevi un giro su Wikipedia, nota enciclopedia dell’ … ANPI, alla voce “Simbologia fascista” troverete: “La croce celtica è oggi uno dei più noti e diffusi simboli neofascisti, in quanto venne usata prima dal Parti Populaire Francais, un partito fascista creato in Francia negli anni trenta e nel dopoguerra da diversi gruppi neofascisti e di estrema destra in tutta Europa”.
Il simbolo è vietato in Italia dal 1993 con la legge Mancino che sanziona l’utilizzo dei simboli di organizzazioni e movimenti che istigano all’odio razziale.

Noi dell’ANPI non scherziamo mai quando si oltraggiano i nostri Partigiani, la nostra Resistenza, la nostra Democrazia e la nostra Costituzione che sono patrimonio di tutti gli Italiani.
E non dovreste scherzare nemmeno voi Istituzioni su queste cose. Voi rappresentate Provincia e Comune di Ascoli Piceno entrambi decorati di Medaglia d’Oro per Attività Partigiana e come tali avete il sacrosanto dovere di difendere quelle Medaglie che rappresentano la nostra Democrazia, la nostra Libertà e la nostra Costituzione da qualsiasi tipo di attacco e di minaccia, soprattutto quando questi arrivano da chi queste Istituzioni rappresenta.

Ribadiamo e chiediamo nuovamente e fortemente le dimissioni dell’Assessore Provinciale alla Cultura Andrea Maria Antonini.

Se ciò non dovesse avvenire, sfilate dai vostri Gonfaloni quelle Medaglie che non volete difendere e che non meritano di essere oltraggiate dal vostro comportamento.
Vorrà dire che voi vi terrete il vostro Assessore e noi ci riprenderemo il nostro 25 Aprile, il nostro 3 Ottobre e il nostro 18 Giugno: ci riprenderemo San Marco.

ANPI
Comitato Provinciale di Ascoli Piceno

 

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