Colle San Marco, l’intervento di Pietro Perini, vice presidente provinciale

4 Ottobre 2013 Lascia un commento »

Benvenuti a Colle San Marco,
Porgo il saluto dell’ANPI a tutte le autorità intervenute, civili, militari e religiose e a tutti i presenti, ma un particolare saluto va a voi cari ragazzi.
Su questo Colle 70 anni fa è stato gettato un seme, qui è stata fatta la storia, la nostra storia, la storia di una nazione intera, da quel seme nacque la nostra Libertà e la nostra Democrazia, da quel seme scaturì un’immane voglia di riscatto che spazzò via il nazifascismo; cari ragazzi, benvenuti nella Culla della Resistenza.
Dobbiamo essere orgogliosi di quegli uomini e di quei giovani, dei nostri Partigiani che furono i primi in Italia a scoccare la scintilla della Resistenza, una scintilla che infiammò gli animi degli italiani, quelli veri, desiderosi di Libertà e Democrazia che combatterono gli altri italiani, quelli falsi e traditori che avrebbero voluto mantenere la dittatura rimanendo attaccati ai pastrani del nazista hitler e del fascista mussolini.

Oggi è il 3 ottobre 2013, oggi celebriamo e ricordiamo quanto è accaduto esattamente 70 anni fa, proprio qui, su questo Colle e sulla montagna che si trova alla sue spalle. Oggi ricordiamo il sacrificio dei nostri Partigiani, ricordiamo i nostri morti. Tutta gente nata dallo stesso stampo, uno stampo che da tempo non conia più persone come quelle. Le loro vite furono spezzate congiuntamente da tedeschi e da italiani; furono massacrati dall’esercito tedesco e dai fascisti ascolani che lo guidarono per i sentieri di queste montagne. Chi è morto quassù non è morto per caso, non si tratta di giovani che si sono trovati nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, si tratta di uomini e donne, giovani e anziani, militari e civili, ricchi e poveri, con fedi politiche completamente diverse che fecero, tutti insieme, la stessa scelta, senza dare importanza a queste diversità e ben consapevoli che proprio quella scelta avrebbe potuto privarli della loro stessa vita. Così si ritrovarono su questo Colle spinti a battersi per uno stesso grande unico ideale: la Libertà dal nazi-fascismo. Ma oggi è giusto e sacrosanto ricordare anche quello che accadde il 12 settembre di quello stesso anno, quando i tedeschi giunti nella nostra città furono sconfitti in un cruento scontro a fuoco dagli Avieri di stanza nella Caserma presso San Filippo e Giacomo, allertati da un ragazzotto di appena 18 anni rispondente al nome di Ivo Castelli. E’ giusto e sacrosanto ricordare il giovanissimo Adriano Cinelli, primo Partigiano d’Italia, colpito a morte negli scontri che ebbero luogo al distretto militare di Ascoli, spirato tra le braccia di mio padre. Questi sono i fatti e la storia che fa della nostra città la prima a ribellarsi all’oppressione nazifascista. Per questi fatti Comune e Provincia sono stati decorati di medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana.
Oggi spesso diciamo che il sacrificio di questi uomini non è stato vano, diciamo che grazie a loro oggi abbiamo la possibilità di definirci donne e uomini liberi, diciamo che è grazie a loro se possiamo dire di vivere in un Paese democratico. Ma io penso che se quegli stessi uomini potessero vedere e vivere in questa nostra Italia, ci direbbero sicuramente – Non è questo il Paese che avevamo sognato –
No, non è sicuramente questa l’Italia che avevano sognato. Non avrebbero mai pensato che sarebbero tornati tempi in cui un solo uomo potesse ancora una volta, per fini personali, giocare con la pelle degli italiani, non avrebbero mai pensato che gli eredi di quei fascisti che guidarono i tedeschi su questo Colle potessero permettersi di cercare di riscrivere, mentendo, la storia della loro Resistenza equiparando vittime e carnefici in nome di un revisionismo semplicemente inaccettabile, non avrebbero mai pensato che anche chi dovrebbe stare dalla loro parte, non facesse nulla per porre fine a tutto questo scempio, assumendo nette e decise posizioni contro ogni tipo di rigurgito fascista, non avrebbero mai pensato che qualcuno potesse cercare di archiviare il loro sacrificio apostrofandolo come “storie vecchie di 70 anni”, non avrebbero mai pensato che qualcuno osasse mettere mano al loro Testamento, già, il loro Testamento, scritto con il loro sangue e che rappresenta il bene più prezioso che quegli uomini ci hanno lasciato: la nostra Costituzione.

Eppure è così. Vogliono uccidere una seconda volta tutti coloro che hanno combattuto per la nostra Democrazia. Stanno cercando di manomettere la nostra Costituzione. La nostra unica via di salvezza. Una strada già segnata che basta seguire. Una strada che se seguita renderebbe gli uomini migliori, più giusti, veramente liberi ed il nostro Paese veramente democratico.
Per chi è abituato a sconfinare nell’illegalità questa strada appare ripida e tortuosa, allora meglio renderla diritta e pianeggiante, meglio cambiarla. E allora ci dicono che la Costituzione è superata, che i tempi sono cambiati e per questo va riformata, ma non è così, essa è più che mai attuale e al contrario sono i tempi e le persone che dovrebbero adattarsi ad essa.
Ma qualcuno ha fatto i conti senza l’oste. Qualcuno dovrà rifare i conti con dei nuovi Partigiani.
Cari politici, la Costituzione “Non è cosa vostra”, la Costituzione appartiene a noi cittadini e a noi spetta l’ultima parola; la nostra Costituzione non è da riformare è più semplicemente da attuare. Mettere mano alla Costituzione non è un’azione banale, vuol dire mettere mano alla storia, interrogarci sulla nostra storia, su conquiste faticosamente raggiunte a costo della vita.
Dobbiamo difendere la nostra Costituzione da ogni sorta di manomissione perché essa è l’espressione più alta dei sentimenti, della volontà e delle idee di coloro che hanno combattuto per conquistare libertà e democrazia e dunque anche per darle vita. Noi abbiamo il dovere di non deludere queste aspettative, così come i sogni di chi ha combattuto per la Libertà; abbiamo il dovere di impiegare tutto il coraggio e la forza delle nostre idee per conservare fino in fondo i princìpi e i valori di una Costituzione che gli stessi Costituenti vollero destinata a durare nel tempo a garanzia dei diritti di tutti, così come vuole la Democrazia.
E allora diciamo ai nostri politici: siamo Italiani e non vogliamo vergognarci di esserlo: fate in modo di non contaminare anche l’unica cosa che è rimasta pulita, l’unica cosa che può darci la speranza di un futuro migliore e che può trasformare la nostra Italia nel Paese che avevano sognato i nostri Partigiani: giù le mani, la Costituzione non si tocca.
La Costituzione rappresenta il nostro passaporto per il futuro:
Chi ha dato la vita per la nostra Democrazia ha voluto passarci un testimone pesante come un macigno, carico di responsabilità ed anche noi, come loro, dobbiamo trovare la forza e la tenacia per preservare da qualsiasi attacco questo bene prezioso, anche noi come loro dobbiamo Resistere, perché anche oggi c’è bisogno di Resistenza; Resistenza al fascismo che cerca in ogni momento di rialzare la testa cercando di privarci nuovamente della nostra Libertà, Resistenza contro la mafia, la camorra ed ogni altra forma di criminalità, Resistenza contro il terrorismo che cerca di annientare ogni forma di Democrazia ed ora anche Resistenza contro i politici corrotti che fanno i propri comodi sulla pelle degli italiani.
La nostra missione, il nostro impegno, devono essere quelli di lavorare per salvaguardare questo bene prezioso e consegnarlo integro alle future generazioni perché possano continuare a goderne.
Oggi su questo pianoro, davanti a noi abbiamo 360 buone ragioni per impegnarci a lavorare in questo senso, sono rappresentate da questi 360 ragazzi che vedete ai piedi di questo Sacrario. Essi sono la prova che le nostra speranza non è una piccola esile fiammella ma una torcia di fiamma vivida che può e dovrà illuminare il futuro di questo Paese, forse come noi non abbiamo saputo fare.
Ragazzi miei, ragazzi nostri, continuate a salire a San Marco e ricordate ogni volta di passare a salutare questi ragazzi, non portate dei fiori ma lasciate che il vostro pensiero si riempia del loro ricordo, il loro testimone presto passerà nelle vostre mani, a voi il dovere di passarlo in quelle dei vostri figli, noi verremo nelle vostre scuole e vi aiuteremo a capire, vi racconteremo delle storie tristissime, di ragazzi, uomini e donne trucidati e assassinati che hanno donato le proprie vite per la vostra Libertà, ma capirete che queste storie avranno tutte un lieto fine e vi renderete conto che lo avrete scritto voi.

 

 

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