Archivio per aprile 2013

Colle San Marco, l’intervento del Vice presidente provinciale dell’Anpi Pietro Perini

26 aprile 2013

Sono trascorsi ormai 70 anni dalla liberazione dal nazifascismo delle principali città italiane. Da quel lontano 25 Aprile del 1945 è nata questa festa. Una festa per uomini e donne liberi, una festa che intende ricordare chi ha combattuto per la libertà e la democrazia di questo paese, e chi lo ha fatto, ricordiamocelo, lo ha fatto per tutti gli italiani, per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro.

Dalla liberazione dal nazi fascismo del nostro paese è nata la nostra Costituzione. L’ANPI è stata sempre fedele ad essa professando e ribadendo in ogni occasione la fondamentale importanza che ha il rispetto delle nostre istituzioni che possono esistere semplicemente perché una parte degli italiani rese possibile la riconquista della libertà e della democrazia. L’ANPI ascolana, da quando ha iniziato il suo nuovo corso, poco meno di un anno fa, ha dimostrato di volere fortemente rispettare questi principi. Lo ha fatto cercando il dialogo, cercando di offrire la propria collaborazione, cercando anche di prodigarsi per fare in modo che le celebrazioni commemorative assumessero la solennità che meritano, senza contestazioni e nel rispetto dei protocolli stabiliti. Questo per noi significa rispetto reciproco dei ruoli istituzionali che ognuno ricopre.

Il Vice-presidente Pietro Perini

Questo rispetto esiste quando due o più parti si impegnano per lo stesso scopo, operando e lavorando all’unisono per il suo raggiungimento. Il rispetto viene a mancare quando una delle parti viene meno al proprio impegno.

In questi giorni abbiamo assistito a scelte che non possiamo condividere soprattutto perché operate proprio in concomitanza del 25 Aprile. La nostra amministrazione comunale, infatti, ha deciso di arricchire la propria toponomastica dedicando un’area verde nei pressi della caserma Clementi e un largo nella zona Carburo rispettivamente ad un militare e ad un senatore fascista. La nostra disapprovazione è già stata manifestata nei giorni scorsi con un comunicato stampa. Tutto questo più che rispetto reciproco ci sembra provocazione e ci puzza di ennesimo, sottile, tentativo di revisionismo. Tutto questo vanifica quanto abbiamo cercato di fare con tanto impegno e sacrificio fino ad oggi. L’ANPI vuole rispettare i ruoli delle istituzioni e continuerà a farlo perché questo fa parte del suo DNA  e dell’eredità che gli è stata trasmessa ma contemporaneamente esige il rispetto delle istituzioni per il ruolo che ricopre.

Forse è ora che si chiarisca una volta per tutte quello che pensa l’ANPI.

E allora diciamo a chiare e forti parole: GIU’ – LE – MANI – DALLA – RESISTENZA !!!

Non si strumentalizza la Resistenza e non si strumentalizzano coloro che l’hanno fatta, non permetteremo mai che questo accada, non permetteremo che questo patrimonio venga utilizzato per giochi politici e fini personali e questo vale per tutti e per chiunque si potesse fare strane idee sull’argomento. La Resistenza rappresenta la nostra storia, rappresenta l’unica verità assoluta, la Resistenza è stata fatta da Eroi, veri Eroi, non falsi come quelli che deve fabbricarsi chi sostiene coloro che fecero una scelta sbagliata. La verità è sempre una sola e va raccontata cosi com’è, anche se può essere scomoda.

Se oggi abbiamo un Prefetto, un Presidente della Provincia, un Sindaco, lo dobbiamo a tutti coloro che hanno combattuto nella Resistenza: Uomini, donne e militari.

Tutta gente cha ha fatto la stessa scelta, una scelta che li avrebbe portati anche alla morte, una scelta coraggiosa ma l’unica scelta possibile, l’unica scelta giusta. Chi ha fatto scelte sbagliate allora non può pretendere di essere ricordato oggi, non può pretendere vie, larghi o piazze, soprattutto di una città e di una provincia medaglie d’oro al valor militare per attività partigiana. Chi scelse di voltare le spalle alla propria Patria restando attaccato al pastrano tedesco di Hitler rendendosi complice di omicidi e stragi perpetrate a danno di uomini, donne e bambini inermi che avevano la sola colpa di aver nascosto e sottratto alla fucilazione dei partigiani, non può e non deve essere ricordato. Chi fece quella scelta dovrebbe ripetere a se stesso e al mondo, ma in tono chiaro ed udibile a tutti, una sola frase – HO SBAGLIATO – Chi ha sbagliato non può essere ricordato, perché chi ha sbagliato è stato un carnefice ed un carnefice non può essere ricordato come merita invece la vittima. Le responsabilità devono essere chiare, proprio perché ciò che divideva vittime e carnefici era il fatto che i primi sognavano la libertà ed i secondi volevano la prosecuzione della dittatura fascista e dell’occupazione nazista. Una distinzione netta e chiara, che il tempo non può superare collocandola nell’oblio. La memoria esige verità, perché la memoria è soprattutto conoscenza della verità, una conoscenza che serve ad evitare che in avvenire certe tragedie possano ripetersi. Oggi c’è chi vorrebbe creare una memoria così detta “condivisa”; ciò che si oppone,  non è una nostra ostinata volontà punitiva, ma sono, ancora una volta, la storia e la verità.

La storia e la verità ci dicono che nessun partigiano si è tirato indietro di fronte alla morte preferendo dare la propria vita piuttosto che scappare, chi ha sbagliato è stato un assassino, un violento omicida, un carnefice e, come se questo non bastasse, un vigliacco. A Dongo, mascherato da tedesco con tanto di elmetto e divisa non c’era un partigiano: c’era un certo benito mussolini arrestato dai partigiani mentre scappava.

Questa è storia, questa è la storia, questa è la verità; nessuno ha il diritto di trasformarla, anche con il semplice omettere la parola fascismo nel corso di queste celebrazioni, tutto il resto sono solo pretesti di chi non si rassegna, di chi si dibatte in una fanghiglia che non potrà mai scrollarsi di dosso e cerca in tutti i modi di mettere fuori la testa ma sarà proprio il peso della storia, della verità  e della Resistenza, appunto, che gliela terranno piegata per sempre.

Sulle polemiche e sulle provocazioni del 25 Aprile.

20 aprile 2013

 

 

Cari Signori,

innanzi tutto teniamo a precisare che l’ANPI “non prende tempo”; l’ANPI è più semplicemente sconcertata da chi fa di tutto per innescare stupide, insensate e molto improduttive polemiche in un periodo come quello che stiamo attraversando, nel quale ognuno di noi si dovrebbe dar da fare per costruire invece che continuare a distruggere.

Detto questo, diciamo al Sindaco Castelli che l’ANPI, da quando ha iniziato il suo nuovo corso nella nostra Provincia,  ha sempre dimostrato di voler cercare di dialogare con le Istituzioni militari e civili, facendo in modo che, soprattutto per quanto riguarda le celebrazioni del 25 Aprile e del 3 Ottobre, si operassero scelte condivise che riuscissero a smorzare i toni delle contestazioni in occasione di queste date, che invece meritano di essere ricordate per quello che realmenterappresentano, nel rispetto della democrazia e delle istituzioni, a prescindere dal loro colore politico.

Ascoli liberata: i Partigiani a Palazzo dei Capitanbi in Piazza del Popolo

Pensiamo che l’impegno affinché tutto ciò accada debba essere reciproco e, sicuramente,iniziative come quelle di intitolare vie e piazze a certi personaggi (Crucioli e Tofani), per di più in concomitanza di queste date, assume più il sapore di provocazione che di distensione.

Pensiamo che l’Amministrazione comunale potrebbe impegnarsi,  se proprio è necessario intitolare strade a qualcuno, a cercare nomi di personaggi dei quali gli ascolani tutti dovrebbero ricordarsi e, visto che siamo in tema, ci viene in mente il nome di Spartaco Perini: Comandante partigiano liberatore della nostra città e della nostra nazione dal nazi fascismo, Tenente Alpino della Julia nella Campagna di Russia, agente dell’IS9 inglese durante la seconda guerra mondiale,l’uomo che salvò dalla fucilazione il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ed il Principe Ruffo di Calabria (fratello della Regina del Belgio Paola di Liegi), insignito di medaglia d’argento ed innumerevoli riconoscimenti alleati.

Al Sig. Luca Gaspari diciamo che noi non dobbiamo scendere da nessun “carro del 25 Aprile” perché quel carro lo abbiamo costruito noi, noi continuiamo a guidarlo e a dirigerlo nella giusta direzione e continuiamo a riempirlo, grazie alla nostra Costituzione, con valori come libertà, democrazia e rispetto delle Istituzioni: tutti nati ed ereditati dalla Resistenza di tutti quelli uomini che iniziarono a costruire quel “carro”. Forse proprio il Sig. Gaspari, e ci dispiace,  è riuscito a trovare il modo più sbagliato per salirci sopra.

Ascoli Piceno, 20 aprile 2013

ANPI PROVINCIALE ASCOLI PICENO

Le celebrazioni per il 25 Aprile: tutti gli appuntamenti

16 aprile 2013

Appello dell’Anpi per il 25 Aprile

12 aprile 2013

“Il 25 aprile tutti in piazza per l’antifascismo e la Costituzione”. Questo il titolo dell’appello che l’Anpi ha lanciato alla vigilia della grande mobilitazione per la festa della Liberazione.

“Il 25 aprile – si rileva – cade in un momento di gravissima crisi per il Paese: pesante instabilità economica, un livello occupazionale mai così basso, una situazione che costringe molte famiglie addirittura al livello della disperazione, uno scenario politico segnato da una devastante confusione, da una forte caduta di valori e infine da una diffusa rabbia sociale – derivante da una pesante incertezza del futuro – che spesso si traduce in atti e linguaggi di preoccupante violenza”.

Il monumento ai Caduti Partigiani

“Il 25 aprile – si sottolinea – cade, quindi, a dettare un sentiero di profonda inversione di rotta e solida ricostruzione: diritti, partecipazione. Il sentiero della Costituzione – ancor’oggi disapplicata e ignorata quando non avversata – unica garanzia di un Paese libero, civile e cosciente, un Paese, è il caso di dirlo e sottolinearlo, normale”.

“La festa della Liberazione – si spiega – cade a liberarci dalla tentazione di tirarsi fuori, affidare il timone delle scelte e della guida pubblica alla casualità; a liberare il futuro da interessi personali e tentativi di riedizioni di pratiche e culture politiche che hanno mortificato, diviso e gettato nella disgregazione l’Italia. E’ soprattutto un monito contro ogni forma di degenerazione morale e politica e contro ogni rischio di populismo e autoritarismo”.

“L’Italia ha bisogno di un governo democratico e stabile, di un Parlamento che funzioni nella serietà e nella trasparenza, di una politica “buona”, di organi di garanzia che fondino la loro autorevolezza sul richiamo ai valori della Costituzione nata dalla Resistenza”.

“Il 25 aprile – si ricorda – è un grande richiamo alle cittadine e ai cittadini a tornare ad incontrarsi, riflettere insieme: in una parola a partecipare e ridare ossigeno a una democrazia sempre più calpestata. E un monito a chi ha il dovere costituzionale di amministrare e di garantire diritti: non sono più tollerabili condotte che non siano trasparenti e responsabili; non è più sostenibile una situazione di disuguaglianza, di incertezza e di precarietà”.

“Auspichiamo – conclude l’appello dell’Anpi – una Festa grande, celebrata in tutti i Comuni, un’infinita Piazza che rimetta in moto la speranza e ridisegni il volto del Paese nel solco delle sue radici autentiche: antifascismo e Resistenza. L’ANPI sarà in campo, e lavorerà a fianco delle cittadine e dei cittadini, per compiere questo decisivo percorso, con passione e rinnovata energia: l’ANPI è la forza dei suoi giovani, della sua nuova stagione per la democrazia. Una stagione di piena e straordinaria Liberazione”.